Alla scoperta di Joseph Green, “The funniest guy in Norwich”

Intervista all’eclettico chitarrista alias Pirate Joe e Rio Santana

Pirate JoeNORWICH (ENG) – La scena musicale inglese offre artisti sconosciuti ai più, ma di gran lunga più bravi di molto loro colleghi famosi. Oggi conosceremo Pirate Joe, un eclettico chitarrista e un grande trascinatore.

Vi propongo oggi una gradevole intervista ad un personaggio genuino, che ho conosciuto casualmente a Norwich. Stavo mangiando un kebab e si sedette vicino a me, in attesa del suo panino, questo ragazzone alto quasi un metro e novanta. Aveva (ed ha) barba e capelli lunghi. Era vestito con un gilet e delle magliette l’una sopra l’altra, cinto di collane e bracciali. Insomma un vero pirata, pronto per un palco musicale o teatrale.

Gli chiesi: “Sei un artista?”

E lui: “Perchè, si vede?”

Mi consigliò di cercare la sua musica su internet. “Potresti rimanere sorpreso”, disse.

Quando andò via il negoziante turco mi disse: “Lo conosco quel ragazzo, è una bravissima persona, viene spesso qui”.

In effetti vi posso confermare che Pirate Joe è un ragazzo col sole in fronte, allegro e disponibile ogni volta che lo incontri.

Per quanto riguarda la musica, andai poi su youtube a cercare i suoi video. La prima cosa che dissi fu: “Azz!”. La seconda cosa che mi venne da fare fu mettermi a saltare, da seduto, sulla mia poltroncina.

Joseph è un artista di livello sicuramente professionale ed è un piacere per me presentarvelo.

Come ti chiami esattamente? Come hai iniziato a suonare e come sono nati i nomi di Rio Santana e Pirate Joe?

Joseph Green“Il mio nome completo è Joseph Rio Santana Green. Il nome Pirate Joe è venuto molto dopo Rio Santana a dire il vero. É una storia divertente. Quando avevo 17-18 anni mia madre (che è un’artista) ebbe l’incarico di fare tutti i cartelli segnaletici per un festival nello Yorkshire. Lei dunque già stava andando lì e mi sono detto: forse potrei lavorarci anche io!.

Non avevo suonato molti concerti all’epoca e non avevo un repertorio. Non avevo idea di quello che stavo per fare (e questo è sempre il metodo migliore). É finita con me che andavo in giro vestito nei modi più strani suonando con la chitarra a tutto e a tutti. Da lì iniziai poi a suonare in una piccola tenda-bar dove si fumava dai narghilè e si beveva tè. Lì usai il mio nome di Rio Santana. Per farla breve ho iniziato a girare per i festival inglesi con loro e ho visto che su facebook mi avevano fatto una pagina chiamandomi “Il pirata”. Da lì mi sono chiamato Pirate Joe.. tada!

Ho fatto molta esperienza quando ero in una tendopoli chiamata “Poplar Farm” (Fattoria del Pioppo, ndr), vicino alla spiaggia di Waxham. Lì ci si raccontava storie, si suonava e si beveva attorno al fuoco in allegria. Una bella esperienza. Ho iniziato lì ad usare l’acustica per scrivere canzoni adatte per essere suonate attorno ad un falò”.

Dicci qualcosa della tua infanzia e della tua adolescenza.

Rio Santana“Sono cresciuto in un complesso di case comunali chiamato Lakenham a Norwich, solo con mia madre fino a 7 anni, quando è nato mio fratello. La vita era abbastanza dura in quei tempi, per uno piccolo come me. Tuttavia la mia infanzia non fu assolutamente tra quelle più difficili. Mia madre ha fatto di tutto per farmi crescere con una mentalità aperta e per farmi trovare ogni strada aperta. Tristemente, penso che sia una storia molto comune a tante altre famiglie. Da bambino ero un po’ irrequieto e sfacciato, di quelli che però piacciono alla gente. Sono rimasto un po’ così crescendo. Poi ho scoperto qualcosa di più su mio padre e sono venuto a conoscenza delle mie origini spagnole”.

Quali sono i migliori insegnamenti che ti ha dato tua madre?

“Penso che la migliore lezione avuta da mia madre non è tanto quello che mi ha detto ma piuttosto il modo in cui mi ha cresciuto. Sono venuto su in un mondo colorato, fatto di artisti e di musica, sperimentando tutti i tipi di cibo (soprattutto quello spagnolo). Sono stati bei tempi, potevamo andare ovunque ma si stava bene lo stesso”.

Ho visto su youtube un tuo video di “Goin’outside”, in cui facevi tutto: suonavi la chitarra, cantavi, facevi il ritmo battendo mani e piedi e facendo rumori con la bocca. Inoltre avevi un campionatore a pedali che ripeteva la base musicale da te creata. Secondo la mia impressione, ci sono delle influenze reggae, blues e country. Quali sono i tuoi artisti preferiti?

“Ho ascoltato molta musica: balcanica, indiana… per un certo periodo mi sono dedicato al flamenco, dal quale ho imparato un sacco di tecniche per la chitarra. Ho imparato tante cose anche da singoli artisti. Mi piacciono i Dub Fx, Manu Chao, Gogol Bordello, Tom Waits, The Tiger Lillies, Rory McLeod. Poi ci sono stati parecchi artisti locali che ho incontrato nei miei viaggi, con cui ho suonato e che mi hanno ispirato e influenzato in qualche modo. Tra questi ci sono Sam Green and The Midnight Heist, Tobias Ben Jacobs, Slightly Offensive Steve, Dumbfoundus, Jimmy Moore. Mi piacciono molto il cabaret e il Burlesque. Mi piace tutto ciò che mi può spiazzare e sorprendere. Provate e riprovate a scioccarmi!”.

Come nascono le tue canzoni? Cosa ti ispira?

“Ho molta esperienza come scrittore (se mi si può chiamare scrittore). Difficilmente le mie canzoni nascono dai testi. Inizio a suonare, improvviso, poi man mano sviluppo le idee. Le mie canzoni nascono dalle mie esperienze personali e dai miei viaggi”.

Dove vivi in questo periodo? Cosa ti piace e cosa cambieresti della tua città?

“Mi sono stabilito a Norwich per il momento. É la mia città, mi piace tutto qui. Se qualcosa non mi andasse a genio e volessi cambiarla me ne andrei. A Norwich c’è una bella scena musicale: gli artisti di strada sono tutti amichevoli. Ci conosciamo tutti. Preferisco esibirmi in strade piccole e poco affollate, dove la gente si può sentire più a suo agio, venire a fare due chiacchiere in una atmosfera di intimità”.

So che viaggi parecchio, suonando. Sei mai stato all’estero?

“Ho fatto molti viaggi ma non ho mai suonato all’estero. Mi piacerebbe, naturalmente”.

Su che progetti stai lavorando?

“I miei progetti principali in questo momento sono: continuare a suonare facendo tutto da me, provare a farmi conoscere sui social media e vedere come funziona. Poi mi piacerebbe continuare a fare concerti… a raffica!”.

Cosa suggeriresti ai giovani musicisti che vorrebbero fare della musica la fonte principale di sostentamento?

“Se dovessi dare un consiglio ai giovani musicisti gli direi di essere aperti verso gli altri, ascoltando le loro storie. Nulla mi ispira di più che ascoltare le storie altrui. Per quanto riguarda il diventare musicista a tempo pieno… sto cercando di capire come si fa anche io!”.

Sono sicuro che hai dei sogni. Quali sono?

“Mi piacerebbe fare un concerto con i gruppi che ti ho citato prima, oppure farci un tour. Sarebbe fantastico! Mi piacerebbe anche essere ospite del programma “Più tardi… con Jools Holland””.

Grazie Joseph, ci vediamo presto a Norwich!

“Grazie a te, Andrea, un saluto a tutti i lettori de “L’Opinionista.it” e del tuo blog”.