Antonio Derro, intervista al professore poeta

il poeta Antonio DerroPINEROLO – Antonio Derro è nato il 2 luglio 1951 a Jacurso, un piccolo paesino della provincia di Ca­tanzaro, posto a mez­zo dei golfi di Squil­lace e Santa Eufemia.

Nel 1969 si trasferisce a Torino. Sono gli anni dei grandi rivolgimenti di piaz­za e inquietudini giovanili, de­stinati a segnare la propria formazione culturale. Laureatosi in giurisprudenza presso l’Università di Torino, si dedica all’insegnamento come docente di diritto ed economia, entrando successivamente nella magistratura tributaria, dove tuttora svolge la funzione di giudice presso la CTP di Torino.

Negli anni dell’Università entra presto in contatto con diversi centri culturali, dedicandosi alla ricerca poetica e all’organizzazione culturale in ambito storico-giuridico, letterario e teatrale, con varie mostre e allestimenti. Collabora inoltre con diverse editrici e testate giornalistiche locali e nazionali, su cui ha pubblicato vari testi poetici e curato diverse pubblicazioni letterarie.

Nel 1985 cura la “Mostra Nazionale del Libro di Poesia Contemporanea” e la pubblicazione del relativo catalogo, con testi dei più importanti poeti italiani, tenutasi presso la Biblioteca Nazionale di Torino e, successivamente, in Pinerolo, Castellamonte e Valverde di Catania. Nel 1989 pubblica Terre Interiori, la sua prima raccolta di poesie, edita da Meynier, Torino, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti. Nel 2011 pubblica il romanzo Sognando Morgana, Genesi Editrice, con una prefazione di Renato Scavino.

Ciao Antonio, grazie per aver accettato questa nostra intervista: laureato in giurisprudenza, professore di diritto ed economia, come hai incontrato la poesia nella tua vita?

“La poesia e la passione della scrittura risale alla mia infanzia. Credo verso la terza elementare quando, spinto dai cantastorie che giravano per i paesi della Calabria, dove sono nato, ho fatto il primo tentativo di scrivere una storia, frutto della mia fantasia. Sempre del periodo delle elementari conservo dei bei ricordi dei miei quaderni di poesia che mi piaceva tanto realizzare, raccogliendo varie poesie di grandi poeti, come Pascoli, Carducci, Valeri, e diversi cantastorie. Le mie prime poesie risalgono, comunque, verso i sedici – diciassette anni, sempre realizzate senza alcuno scopo o proiezione verso una costante attività. La passione si è poi fortemente evidenziata con la mia esperienza di ragazzo calabrese, emigrato a Torino ad appena 18 anni compiuti, per lavorare in Lancia, come operaio di terza categoria. Questa esperienza, che ricordo con tanto affetto, mi ha aperto la visuale su cosa fosse veramente il mondo e la vita. Fino allora avevo vissuto a Jacurso (CZ), nell’Eden del mio paese di Calabria, tutto impegnato con la mia passione per la musica (suonavo il sax tenore) e il cinema. La scoperta dell’emigrazione e del mondo della fabbrica è stato l’humus necessario dentro il quale ho pensato e scritto il mio primo libro di poesie dal titolo “Terre interiori”, pubblicato molti anni dopo dall’editore Meynier di Torino nel 1989”.

Poeta ma anche scrittore: parliamo del tuo romanzo, Sognando Morgana, come è nato?

“Il romanzo è nato da un percorso culturale e umano, maturato nel liceo dove ho avuto modo di insegnare diritto, soprattutto con riferimento alla nostra Costituzione che oltre ad essere stata definita da molti come la più “Bella del mondo”, sicuramente è una Costituzione tra le più importanti che si siano approvate nel dopoguerra. In questa occasione ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con molte partigiane e partigiani, conoscere le loro storie ma, soprattutto, ho avuto modo di viverli come persone, con i loro entusiasmi, attese, e anche delusioni. Il romanzo, seppure per necessità narrative, è una storia d’invenzione, risulta comunque ispirato dalle loro attese, proiezioni verso il futuro e dalle loro doloranti delusioni riguardo la storia contemporanea. Approfitto di questa intervista per annunciare che farò donazione di alcune copie del romanzo all’organizzazione del premio letterario Progetto Alfa, da offrire ai candidati che saranno premiati”.

Parlaci di Progetto Alfa, nel quale ricopri un ruolo molto importante: cosa rappresenta questo progetto culturale per te e come possiamo farlo crescere, a tuo avviso, ancora di più?

“Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere il progetto fin dalla propria genesi, grazie all’amicizia di Massimiliano Greco che me ne ha parlato tramite FB, e che ringrazio e faccio i miei complimenti per quanto si dedica all’attività culturale e organizzativa. Sul progetto ho avuto l’onore di dare alcuni miei modesti consigli sia in ordine all’organizzazione del precedente premio letterario sia a quello odierno. Si tratta di un’interessante iniziativa che vede collaboratori, seppure on line, di diverse regioni. Questa circostanza è interessante, sia per i possibili sviluppi futuri dell’iniziativa, sia per le diverse competenze dei collaboratori.

Per quanto agli sviluppi futuri, è bene che l’iniziativa si radichi bene nel proprio territorio. Il coinvolgimento di persone di diversi punti d’Italia potrà senz’altro portare ad una sua espansione, sia a livello di concorso, ma soprattutto a livello di futuri possibili scambi culturali a livello nazionale”.

Quanto è importante educare i giovani alla scrittura, alla poesia e alla cultura in generale?

“Direi decisamente importante oltre che necessario. Sia la narrativa che la poesia sono i capisaldi della formazione culturale oltre che umana, di ogni persona.

Da ex docente posso testimoniare che in questo la stragrande maggioranza dei giovani sono ultra acculturati: conoscono le lingue straniere, leggono molto e viaggiano per mondo, divenuto sempre più piccolo grazie alle nuove tecnologie di comunicazione.

La poesia, in particolare, assume un ruolo importante; non solo per la straordinaria eredità che vanta il nostro Paese, ma in quanto la poesia risulta altamente formativa; sia per l’insieme delle figure retoriche di cui si avvale, sia per la concettualizzazione dei contenuti, che stimolano particolarmente determinate abilità cognitive sul piano della intuizione, deduzione e argomentazione”.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

“Ho diversi progetti già abbozzati. Il prossimo libro dovrebbe essere un mio studio sulla poesia di Davide Maria Turoldo di cui, quest’anno, ricorre il centenario della nascita. Si tratta di un grande poeta che ha scritto tantissimo. Ho avuto modo di conoscere la sua poesia diversi anni addietro, grazie ad un mio amico poeta e mi sono perdutamente appassionato della sua poesia”.

Come facciamo a seguirti? Hai un tuo sito internet, una tua pagina facebook?

“Ho, come tanti, una pagina fb sulla quale ogni tanto pubblico i miei lavori; soprattutto quelli di autori che di più riguardano il mio campo d’interesse, come Vito Mancuso, Turoldo, Ungaretti e Pasolini che sono stati particolarmente i miei poeti di riferimento da quando ho iniziato a scrivere versi”.

Il ruolo dei social nella diffusione della cultura… Siamo al termine della nostra intervista: rivolgi un messaggio ai lettori de L’Opinionista..

“Non vi è dubbio che i nuovi mezzi di comunicazione rappresentano una vera e propria rivoluzione. Oggettivamente sono utilissimi e irrinunciabili. Come tutte le cose, però, bisogna stare attenti – oltre che dalle possibili insidie che tutti noi possiamo conoscere – da una possibile forma di dipendenza che potrebbe portare ad una perdita di contatto con la realtà e le persone. I nuovi mezzi di comunicazione risultano importanti, oltre che necessari per le organizzazioni sociali e culturali, come “PROGETTO ALFA”; e ciò in quanto integra le conoscenze di tante persone su scala nazionale, ma nel contempo riesce a stringe solidi rapporti di amicizia con i propri collaboratori.

Ai lettori de L’Opinionista voglio inviare un mio appassionato saluto da Pinerolo (TO), con la speranza di poterci presto ritrovare nell’interessante evento culturale, realizzato dal vostro giovanissimo concittadino e amico, nonché poeta e scrittore, Massimiliano Greco”.