Caterina Fake, la donna che ha puntato tutto sull’immagine

Caterina Fake donna puntato immagine

Caterina Fake ha creato da zero Flickr, la più grande community di photo sharing del mondo e l’ha venduta a Yahoo!. Poi si è rimessa a creare una startup dopo l’altra. Senza di lei la Rete sarebbe molto diversa.

Voleva fare la scrittrice e amava dipingere. É diventata la regina dei “social” della Rete. La storia di Caterina Fake è costellata da determinazione e impegno. Ha inventato Flickr, la community di condivisione delle foto proprio partendo dalla sua passione per il disegno. Arrivata nella Silicon Valley negli anni 90, ha deciso di utilizzare le sue doti artistiche per lavorare come Web designer. In quegli anni si viveva il pieno boom della Rete.

“Ho imparato codici e linguaggi da autodidatta e così sono riuscita a disegnare i miei primi siti”, ha dichiarato al New York Times. “Mi sono divertita un sacco, ma soprattutto ho scoperto che il modo di Internet mi piaceva molto”.

Dopo un breve passaggio in Netscape, dove ha ricoperto il ruolo di manager della community, Fake fonda, insieme al marito Stewart Butterfield, la società Ludicorp che realizza giochi online e ha sede a Vancouver, in Canada. Dopo aver messo a punto Game Neverending, un innovativo multiplayer online game basato sulle reti sociali, intuisce che è il momento di creare un sito di condivisione foto. La situazione economica non è rosea, Fake e Butterfield danno vita a Flickr, quasi per gioco. “Era per noi l’ultima occasione per non far fallire la società, ma ben presto è diventato un fenomeno inarrestabile”, ha sottolineato la Fake.

Era il febbraio del 2004 quando andava in Rete la prima versione di Flickr che si basava su una chat room aperta a più utenti che potevano scambiarsi foto in tempo reale.

“All’inizio non avevamo soldi e abbiamo dovuto tirare fuori tutta la nostra intelligenza per gestire al meglio le operazioni di marketing”, ha evidenziato la Fake. “Così abbiamo deciso di rendere il sistema possibile semplice e fruibile dai blogger. Ciò a giocato a nostro favore. L’80% delle persone ci ha conosciuto proprio tramite i blog coinvolti. La cosa più difficile in questo genere di attività non è la tecnologia, ma fare in modo che la gente ci creda. Durante i primi tempi io e il mio staff passavamo 24 ore al giorno a far conoscere gli utenti tra loro, favorire le interazioni e commentare le prime foto pubblicate. Il nostro obiettivo era favorire le discussioni. Non mi limitavo a scrivere ‘bella foto’, ma mi impegnavo a dire perché ci piaceva una foto. Così ho educato gli utenti ai commenti di qualità”.

L’intuito è la chiave di tutto il successo di Flickr. La stessa Fake, nel corso di diverse interviste, ha più volte dichiarato che se avessero fatto delle indagini sul fenomeno del photo sharing non sarebbero mai partiti con Flickr, perché non c’era nessun segnale che quell’idea avrebbe avuto successo.

“Molte delle compagnie che oggi sono in piena crescita, sono nate in quegli anni perché c’era una gran sete di nuovi progetti. E molti erano i talenti pronti a scommettere su qualcosa di innovativo”.

Oggi Flickr vanta più di 80 milioni di utenti in tutto il mondo. Ogni giorno vengono caricate più di 3,5 milioni di immagini, per un totale di 8 miliardi di foto. Ma già nell’estate del 2004 Fake e Butterfiled avevano intuito che il loro sito era diventato molto appetibile. Così in uno stesso giorno incontrano Yahoo! Li richiama per un secondo incontro, che poi avrebbe portato alla definizione dell’accordo di acquisizione. Nel 2005 Flickr viene acquistata da Yahoo! Per 35 milioni di dollari e approda nella Silicon Valley, portando con sé gli undici dipendenti. Fake resta nel gruppo per tre anni, fino al giugno 2008, dirigendo il Technology Development Group. Poi però le strade si sono divise e Fake si è lanciata in altre startup. “Ho vissuto l’esperienza in Yahoo! Come un percorso universitario in cui ho cercato di apprendere tutto quello che ho potuto”. E con questa esperienza e il successo di Flickr alle spalle, Fake dà vita a numerose altre startup, guadagnandosi il titolo di “donna delle startup”.

Donna che trova grandi stimoli proprio nel mettere in piedi nuove aziende, progetti e mondi social.

“Per lanciare un nuovo progetto servono soldi, se crolla significa che non ce n’erano abbastanza. Essere finanziati in proprio è il primo passo. Ovviamente ci sono anche tante aspettative” ha dichiarato Fake a Inc.com.

“Molti imprenditori hanno paura, perché sono spaventati dal rischio, soprattutto se si tratta di una seconda o terza volta. L’atteggiamento comune delle persone è temere la perdita di quanto si è guadagnato. Se invece credi veramente nelle startup non temi nulla, ma ami il rischio, lo cerchi e ci credi”.

“Le barriere di ingresso nelle nuove tecnologie sono molto basse, quindi il mio consiglio: iniziate a disegnare, create dei prototipi, realizzate dei progetti e rendeteli funzionanti. Il grande potere della Rete è il potere della distribuzione. Si può vedere subito se un progetto funziona, se è divertente, se vi motiva a sufficienza. Soprattutto è importante divertirsi. Chi si butta in una nuova impresa per diventare ricco non sarà mai felice. É la costruzione delle cose e la loro realizzazione che rende felici. Godersi il processo di nascita è la vera felicità”.

Niente paura della crisi. Basta guardare la data di nascita dei progetti di Fake per notare che sono stati creati tutti in periodi di depressione e di crisi economica. É accaduto con Flickr nel 2001-2002 e con Hunch, un progetto che consiglia cosa comprare e dove andare in base ai propri gusti, fondato nel 2008.

“Adoro lanciare delle nuove società nei periodi di crisi” ha dichiarato Fake a Forbes. “In un certo senso è più difficile partire quando l’economia sta bene e tutti hanno soldi e idee. In quei momenti la competizione è molta e si viene notati poco. Durante i momenti di difficoltà invece si possono trovare giovani talenti in cerca di lavoro disposti a credere in un progetto vincente. Ci si può far notare di più e le chance di una buona riuscita aumentano”. Oggi Fake è impegnata nel lancio di Findery, un social network che consente di pubblicare cartoline da ogni parte del mondo. É la sua quarta startup e sicuramente sta già chiedendosi quale sarà il prossimo progetto.