Efficienza energetica in Italia: lontani dagli obiettivi per il 2020

Presentazione del Report dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano relativo all’efficienza energetica nel 2015

energy_efficiency_report_2015MILANO – Uno degli obiettivi del “pacchetto 2020”, volto a garantire che l’UE raggiunga determinati standard in termini di energia, prevede proprio il miglioramento del 20% dell’efficienza energetica. Si è tenuto questa mattina il convegno “L’efficienza energetica in Italia: il mercato, gli attori e il potenziale di crescita di fronte alla svolta del sistema di incentivazione”, dove l’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, ha presentato l’Energy Efficiency Report. Dallo studio è emerso che l’Italia ha investito nell’anno passato 5,6 miliardi di euro col fine di migliorare l’efficienza energetica, confermando un andamento positivo rispetto agli anni precedenti (3,8 miliardi nel 2012 e 5,2 nel 2014).

Al termine del 2015 l’Italia ha fatto registrare un consumo di energia primaria al di sotto della soglia prevista dal pacchetto 20-20-20. Tuttavia si teme che il raggiungimento degli standard fissati non sia dovuto al miglioramento dell’efficienza energetica, ma al calo dei consumi e della produzione conseguenti alla crisi economica, che ha provocato una riduzione del consumo energetico. Nello scenario di riferimento della SEN e del Pacchetto 20-20-20, infatti, per il 2015 si prevedevano consumi energetici pari quasi al 20% in più di quelli registrati.

L’Energy & Strategy Group ha analizzato, inoltre, gli investimenti sull’efficientamento energetico dei settori a maggior consumo di energia, evidenziando che nel settore residenziale gli investimenti hanno raggiunto i 3 miliardi. Nel comparto industriale, le soluzioni di efficienza energetica più adottate sono state i sistemi di combustione più efficienti; ma i settori con maggiore propensione all’Efficiency Energy, risultano essere quelli della carta, dei prodotti per l’edilizia, del vetro e della ceramica, che tuttavia non costituiscono una grossa fetta degli investimenti complessivi.

In questo scenario le ESCo (Energy Service Company), occupano un ruolo ancora marginale. Queste società, che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica in Italia, raggiungono una quota di mercato di appena il 21,2% del totale. Le cause potrebbero dipendere dalla necessità di tecniche settoriali e specifiche, fondamentali per intervenire sul cuore produttivo di un’azienda, competenze che sono difficili da acquisire per le ESCo, che operano sul mercato italiano, di piccole dimensioni.