Esce il nuovo album di Ermal Meta: “C’è anche una dedica a Venditti”

Ermal Meta

SANREMO – Oggi e’ uscito il nuovo album di Ermal Meta “Non abbiamo armi”. “Sono 12 canzoni – spiega l’artista italo-albanese – piene di tutto quello che e’ accaduto durante l’anno scorso, che e’ stato molto importante. All’interno di questo album c’e’ “Non mi avete fatto niente”, come in quello di Fabrizio. Non e’ di genere, non mi piace avere un unico suono. Qua dentro c’e’ del pop, del rock, dell’elettronica. E’ un album che per la terza volta nel mio percorso da solista ho prodotto io. E’ una fotografia fatta in maniera sincera, senza filtri, che rappresenta questo momento della mia vita”.

Uno dei pezzi si chiama “Caro Antonello”: “E’ una lettera inviata ad Antonello Venditti. Stamattina mi ha mandato un messaggio dicendo che la canzone lo aveva emozionato molto, lo ringrazio. Io stimo moltissimo Antonello, siamo diventati amici. Abbiamo parlato a lungo ma della vita, non puoi che stare in silenzio e ascoltare, una frase diventa una lezione, sono voglioso di imparare un sacco. Questa canzone dice “Caro Antonello e’ una giornata di m…”. L’ho chiamato e mi ha detto scrivi una lettera, ho pensato ha ragione lui. Ho scritto quello che stavo pensando. Ho chiesto di fare un cameo del pezzo, mi ha detto “No, non farmi cantare che te la rovino”, va bene cosi’. Le sue canzoni d’amore ci hanno mostrato un mondo che non esiste piu’, che dobbiamo ricostruire. C’e’ una parte che non e’ mai stata perduta”.

Il nuovo album ha una caratteristica in comune con quelli precedenti: “Come negli ultimi due album, l’ultima traccia fa intravedere la direzione che prendera’ l’album successivo. Quando scrivo un disco in realta’ ne scrivo due, anche in questo caso, devono essere legati. Un anno fatto di partenze, di ritorni, anche di distacchi dolorosi”.

Il titolo dell’album di Ermal Meta e’ “Non abbiamo armi”: “L’unica arma che abbiamo sono le nostre emozioni. Il nostro migliore scudo e’ la nostra pelle. Quello che abbiamo e’ tutto quello che riusciamo a dare, a lasciare negli altri”.

“Oltre a essere un collega – aggiunge – Fabrizio Moro e’ un amico, voglio approfondire questa conoscenza musicale. Io e lui abbiamo le stesse radici, proveniamo dallo stesso “fango” musicale”.