Gabriella Giorgelli, di nuovo sul set

Torna in scena l’attrice dagli “occhi più belli del cinema italiano”

Gabriella Giorgelli

Gabriella Giorgelli torna sul grande schermo con un film che spiega il suo allontanamento dalle scene, raccontando la storia della madre, affetta dal disturbo bipolare, e la lunga e sofferente esperienza vissuta dall’attrice.

La Giorgelli sarà quindi protagonista di una sceneggiatura del tutto autobiografica, vestendo i panni di un personaggio affetto da una patologia maniaco depressiva che vive il problema in maniera grottesca.

Il cast del film rimane ancora sconosciuto. La carriera della Giorgelli parte dagli anni ’60 quando fu obbligata a lasciare la finale di Miss Italia perchè ancora minorenne, da lì inizia ad apparire in molte pellicole d’autore come: “L’Isola di Arturo” di Damiano Damiani nel 1961; “La Comare secca” (1962) di Bertolucci; “I fuorilegge del matrimonio” diretto da Valentino Orsini nel 1963 e nello stesso anno “I compagni” di Mario Monicelli.

Dalla seconda metà degli anni sessanta viene scritturata nei b-movie di genere poliziottesco, spaghetti western e la commedia erotica all’italiana, con sporadiche apparizioni in film rilevanti come “La canaglia”, “L’Agnese va a morire” (1976) di Giuliano Montaldo, “La città delle donne” (1980) di Federico Fellini e “Storia d’amore” (1986) di Francesco Maselli. Nel 1997 appare nel cast del film di genere horror “Maschera di cera” di Sergio Stivaletti e nel 1998 in “La rumbera” diretto da Piero Vivarelli.

Uno dei suoi ruoli che ancora oggi ricordano in molti è quello di Cinzia Bocconotti, fidanzata di Bombolo accanto a Tomas Milian nel film “Delitto sull’autostrada” (1982) diretto da Bruno Corbucci.

La carriera televisiva la vede interprete negli sceneggiati: “Lulù” (1986) di Sandro Bolchi, “A che punto è la notte” (1994), sceneggiato tv tratto dall’omonimo romanzo di Fruttero e Lucentini, ultima opera diretta da Nanni Loy con interprete principale Marcello Mastroianni, “Casa Cecilia” (1999) di Vittorio De Sisti e “Anni ’60” (1999) di Carlo Vanzina.