“L’amore e la violenza – Una storia dei Baustelle”, la biografia ufficiale dei Baustelle

MONTEPULCIANO (SI) – Si intitola “L’amore e la violenza – Una storia dei Baustelle” (Giunti) la biografia ufficiale dei Baustelle scritta dal giornalista Federico Guglielmi. Un lavoro molto atteso che permette di approfondire diversi aspetti sulla storia della band di Montepulciano.

La biografia è scritta dal giornalista che prima di tutti ha scritto e parlato dei Baustelle. Come ha ricordato Federico Guglielmi sul suo blog “L’ultima Thule” 21 anni fa “proprio di questi tempi, ricevetti un demo da una band toscana che mi parve da subito promettente. Non rimasi folgorato, ma la sostanza c’era e allora perché non incoraggiare i ragazzi? La mia recensione di quella cassettina, la prima in assoluto ottenuta dal gruppo sulla stampa, apparve sul Mucchio del 7 gennaio 1997, e da allora quei ragazzi – tre sono gli stessi di allora – hanno fatto parecchia strada, divenendo una delle realtà più luminose della scena musicale italiana. Hanno pubblicato una bella serie di dischi tra rock, pop “alto” e canzone d’autore, collezionato sold out, raccolto premi e riconoscimenti, il tutto rimanendo fedeli alla loro indole ed evitando i soliti trucchi che servono per raggiungere e mantenere il successo. E io, nel mio ruolo ovviamente defilato, sono sempre stato con loro, seguendoli con autentica passione, genuino affetto e costante curiosità”.

Guglielmi ha spiegato che per la realizzazione della biografia ha goduto del pieno appoggio dei tre Baustelle. Inoltre ha intervistato “altri ventuno protagonisti della vicenda, mettendo assieme una sorta di oral history nella quale mi sono ritagliato il ruolo della “voce fuori campo”; ad essa, che è il cuore del libro, ho aggiunto otto approfondite interviste d’epoca, una per ciascun periodo (quattro mie, quattro di colleghi/amici che me ne hanno gentilmente concesso l’uso), note critiche sugli album, una dettagliata discografia e tre “appendici” dedicate agli interessi artistici di Claudio, Francesco e Rachele fuori dalla band”.

Il libro si presenta con ben 208 pagine di testo (più sedici di inserti fotografici). Ecco invece alcuni stralci del libro con il ricordo degli attuali componenti dei Baustelle su come si sono conosciuti.

“Frequentavo lo scientifico, l’Antonio da Sangallo di Montepulciano. Non marinavo spesso la scuola ma ogni tanto capitava. In città c’erano vari posti dove andare, come il tempio di San Biagio: una chiesa bellissima circondata da un grande prato dove i ragazzi prendevano il sole, fumavano sigarette di vario genere, strimpellavano. Io e Claudio ci siamo conosciuti lì, mi pare. Lui viveva a Torrita, dove però non c’erano le superiori e quindi per studiare doveva spostarsi a Montepulciano. Era una specie di teddy boy, mi disse che provava insieme a un paio di amici. Facevano cose davvero assurde, molto hard e metal”. (Francesco Bianconi)

“Un mio compagno di ragioneria mi parlò di un nostro coetaneo che, come me, suonava la chitarra. Dato che nella nostra zona non erano in tanti a interessarsi di musica, ero curioso di incontrarlo, cosa che accadde al bar di Abbadia. Lui era l’opposto di me: tutto bellino, pettinato bene, Ray-Ban, un’indole molto da figlio dei fiori”. (Claudio Brasini)

“Era il mio ultimo anno di superiori e mi arrivò quella cassettina. (…) Ascoltai il nastro e ne fui colpita, mi ci ritrovai: titoli come Asia Argento e Aurelia, suoni un po’ ossessivi, giri in minore. (…) Dissi a Ettore che mi piacevano e lui mi fece telefonare. Mi venne dato appuntamento nel posto un po’ sinistro dove provavano, una casa colonica vicino ad Abbadia. (…) Mi feci accompagnare da Stefania Sandroni, una mia compagna di classe che viveva nello stesso paese di Francesco ed Ettore, con la mia Fiat 126 bianca, nel buio totale. C’era una stradina sterrata che terminava davanti a una sbarra di ferro, perché era una tenuta con la riserva di caccia. Si lampeggiava con i fari della macchina, qualcuno veniva incontro con la torcia, i cani del prete che viveva accanto abbaiavano…è stato così per tutto il tempo in cui abbiamo suonato lì”. (Rachele Bastreghi)