L’arte secondo Claudio Dal Pozzo, incontro con l’artista veronese

Claudio Dal Pozzo con operaVERONA – Quando si riesce a “poetizzare” un’opera pittorica si crea un ponte tra anima e sguardo, questo è un mio primo approccio artistico con Claudio Dal Pozzo che ho potuto conoscere in questi giorni, e a tal proposito ho avuto la possibilità di intervistarlo. Classe 1967, veronese, dopo gli studi umanistici ed una laurea in scienze giuridiche cui segue la specializzazione in management pubblico, sin da ragazzo si avvicina alla poesia e il teatro fino ad arrivare recentemente alla sperimentazione di linguaggi creativi diversificati.

Quanto è importante per lei la poesia nel suo percorso formativo.

“La poesia riveste un’importanza cruciale nella mia formazione scolastica ed artistica. Ho avuto la fortuna di essere guidato da insegnanti che mi hanno fatto amare la parola, declinata nei vari generi, dalla prosa, al verso al testo teatrale. Come scuola superiore ho scelto, infatti, il Liceo Classico che mi ha permesso fin da ragazzino di coltivare una mia sensibilità per l’arte. Se la pittura è una recentissima passione, la poesia mi ha sempre accompagnato. Ovviamente i testi della fanciullezza si rifacevano al canone della filastrocca o delle rime baciate; crescendo l’adolescenza ha introdotto le tematiche proprie di ogni ragazzo che si avvia a diventare uomo. Attualmente, pur avendo cinquant’anni, sento di vivere il mio tempo, di essere immerso in esso, di riconoscermi anche nel linguaggio dei parlanti di oggi.

Ricucire non è cancellare opera di Claudio Dal PozzoLa mia è quindi una poesia che attinge a piene mani nello slang, nel lessico, nelle situazioni del terzo millennio. Ecco, si può dire che è più facile trovare nei miei scritti termini come “crowdfunding”, “hashtag” “climatizzatori”, piuttosto che “candidi gabbiani” o “rubicondi fanciulli”. La poesia mi ha infine avvicinato alla pittura: nel 2014 ho ripreso in mano la penna, un po’ ingessata e bisognosa di scorrere e trovare un nuovo stile, più sentito, più mio, aderente al mio tempo, come ho appena detto; avvertivo inoltre il bisogno di dare colore e forma plastica alle emozioni, oltrepassando la dimensione della scrittura. Anzi, meglio, accostandovi un percorso pittorico-materico. La ricerca nei due filoni continua e cerco di alimentarla il più possibile con la lettura e lo studio di maestri classici e contemporanei, pur non dimenticando il confronto con amatori nei quali riscontro un livello di sperimentazione che mi attrae”.

Il suo stile e la sua ricerca artistica lo ha portato ad avvicinarsi al “movimento psico avanguardia”, ci può spiegare di cosa si tratta?

“Nel 2015 ho avuto la fortuna di conoscere Luigi Profeta, affermato artista di Cormano (MI), con il quale è nato anche un profondo legame di amicizia. Luigi ha proposto a me e ad altri artisti, con parecchia esperienza a differenza mia, di far nascere un movimento artistico che avesse come priorità quella di dare risalto al dialogo interiore che porta alla realizzazione di un’opera. Un dialogo tra ragione e sentimento, tra conscio ed inconscio, declinato nelle diverse cifre stilistiche e aperto a diverse forme artistiche, ma accomunato dall’esigenza di dare respiro e concretezza al sentimento dell’artista, ponendo come prioritario questo e non, come purtroppo spesso accade, l’attenzione al mercato. Una realtà che sia motore di ricerca continua per chi vi aderisce, non uno dei tanti cenacoli artistici. Ciò senza voler peccare di presunzione: semplicemente con uno spirito diverso e con un manifesto in cui riconoscersi, come avveniva per i movimenti artistici”.

Cosa pensa della situazione culturale attuale.

Opus 2 opera di Claudio Dal Pozzo“Domanda da un milione di dollari! Cos’è la cultura oggi? Chi stabilisce cos’è? Lo stabilisce il mercato, l’audience in TV, il numero di followers, i like conseguiti? E’ cultura il bestseller venduto (propagandato) alla stregua di qualsiasi bene? Il festival con l’ospite che “tira”? Secondo me la situazione culturale attuale, pur essendoci notevoli potenzialità tra giovani e non solo, è ingessata e legata alla finanza: si promuove e si fa passare come cultura, quello che ha un immediato ritorno in termini economici. Mi sembra che si vada sempre più perdendo il compito primario della cultura in un paese: quello della formazione di donne e uomini liberi, che sappiano pensare e agire criticamente e formare a loro volta generazioni che amplifichino questa libertà. É chiaro che investimenti in questo senso non sono redditizi in termini aziendali ma sicuramente promuovono il livello culturale di un paese, secondo i canoni che ho appena espresso. E in un momento in cui troppi “leoni da tastiera” ruggiscono, c’è il dovere del singolo che ne abbia la possibilità, in qualsiasi ambito, di promuovere ogni azione che porti ad innalzare il livello culturale complessivo. Una cultura che vada oltre l’immagine e che veicoli il messaggio che la sostanza è cosa ben diversa dall’apparenza, anche se più faticosa e con meno riscontri nell’immediato. Ecco, sotto questo profilo, la situazione culturale attuale, a mio avviso, necessità di importanti interventi di formazione”.

Attualmente sta lavorando a qualche progetto?

“Come sempre alterno la penna ai pennelli (e spatole, schiume, bruciature, tagli…). Mi piacerebbe raccogliere quelle tra le mie poesie che sento maggiormente e sottoporle all’attenzione di qualche editore che non sia un tipografo vestito a festa: sono contrario all’editoria a pagamento. Se meritano e qualche editore ci crede, bene; altrimenti una pubblicazione purchessia, dietro contributo da parte dell’autore, non incontra il mio interesse. Meglio a questo punto la distribuzione di un fascicoletto autoprodotto tra parenti e amici. Per quanto riguarda la pittura ho in mente due progetti in antitesi: alcuni lavori grandi, oltre il metro di lato, per poter dare libertà alla materia e una serie di piccole tavole 10×15, con lo stesso filo conduttore: la trasformazione di ferite passate in speranze future”.