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I MEDIATORI: TITOLI, QUALIFICHE ED ESPERIENZA
Quanto conta oggi per un mediatore essere qualificato?Di quale tipo di titoli professionali parliamo?Quanto conta l’esperienza acquisita sul campo?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a diversi cambiamenti nel campo della mediazione interculturale, cambiamenti che vanno dagli approcci metodologici al sorgere di nuove qualifiche professionali; sicuramente questi cambiamenti ci dicono che la mediazione sta acquistando sempre maggiore autonomia ed importanza, diventa una professione a se, distinta dalle altre professioni sociali, una professione nuova con delle caratteristiche peculiari.
Questa evoluzione sta suscitando delle perplessità tra i vari mediatori culturali, soprattutto tra coloro che operano in questo settore da tanti anni senza aver mai dovuto specializzarsi o qualificarsi; molti mediatori infatti sono stranieri che, portando su di se il peso dell’esperienza migratoria, si sono messi a disposizione di altri stranieri per aiutarli ad orientarsi nel mondo della burocrazia e legislazione migratoria ed in tanti anni hanno acquisito una grandissima esperienza; ritengo che l’esperienza sia un elemento fondamentale per un mediatore, ma siamo sicuri che sia sufficiente?
Sicuramente sul piano pratico si, i mediatori di vecchia data sono molto efficaci nel gestire le situazioni e sono sempre molto aggiornati sulle normative e sulle pratiche, ma sul piano del riconoscimento professionale no; se si vuole raggiungere una piena autonomia professionale, aspirare ad avere un albo nazionale, un’unità di metodo sul piano nazionale e quindi poter offrire anche una certa sicurezza metodologica a tutti i nostri utenti, sapere che il mediatore di Milano opera come quello di Catania, non si può prescindere dal titolo professionale e dalla qualifica.
Come tutte le professioni sociali anche il mediatore dovrà avere un proprio codice deontologico, un titolo di studio o qualifica riconoscibile a livello nazionale, sempre che si desideri godere di un albo e di tutti quei diritti che spettano alle professioni sociali compreso il trattamento economico tutelato da un contratto collettivo nazionale, altrimenti continueremo ad operare in maniera non omogenea, agendo solo ed esclusivamente guidati dalla nostra personale esperienza, senza tutela.
A tal proposito stanno nascendo nuovi indirizzi di laurea, master, qualifiche regionali che a mio parere vanno prese seriamente in considerazione da tutti coloro che vogliono arricchire la propria esperienza professionale con delle basi teoriche e metodologiche; ovviamente chi si avvicina a questa professione partendo dalle basi teoriche dovrà arricchire il proprio sapere con l’esperienza sul campo, che, ribadisco, è di fondamentale importanza.
(di Barbara Angelucci - del 2010-04-07) articolo visto 2020 volte
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