Al debutto venerdì il nuovo spettacolo Compagnia dei Guasconi

Pensaci bene. Non avere frettaVa in scena “Pensaci bene. Non avere fretta” dedicato alla malattia mentale

PESCARA – Tre repliche a partire da venerdì 22 gennaio per il nuovo spettacolo della Compagnia dei Guasconi dal titolo “Pensaci bene. Non avere fretta”, dedicato alla malattia mentale e parte integrante della rassegna teatrale In-visibili, incentrata su situazioni umane, esistenziali e patologiche poste ai margini della “normalità” quotidiana. In scena, accanto ai tre attori della compagnia anche operatori e pazienti seguiti dall’associazione Percorsi: lo spettacolo è infatti una riuscita sinergia a tre di cui è parte integrante anche la direzione sanitaria della Asl. Si andrà in scena presso la sede del Piccolo Teatro Guascone in via dei Marsi 41 alle ore 20,30.

Oggi la conferenza stampa di presentazione in cui si è anche parlato del progetto di teatro-terapia sostenuto dalla Asl di Pescara con l’associazione Percorsi, a cui hanno partecipato l’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo, l’ingegnere Eugenio Di Caro, Presidente Associazione Familiare Regionale “Percorsi” per la Tutela della Salute Mentale, l’operatore psicologo dottor Fabio Fischietti, il dottor Sabatino Trotta della Asl e il medico psicoterapeuta Raffaella Cardelli in veste di regista e curatrice del progetto.

“Il teatro che entra dentro la realtà umana e la racconta è un modo di fare cultura bello e coraggioso – dice l’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo – Bella è la storia di un gruppo di malati che nei Balcani in guerra si uniscono per salvare il proprio ospedale psichiatrico. Si tratta di una storia vera, recuperata con grande intensità dalla Compagnia dei Guasconi da scritti e documenti che ne hanno tratteggiato lo svolgimento e l’epilogo. Ed è anche un modo coraggioso di fare teatro quello guascone, perché coinvolge le dimensioni di cui tratta: infatti fra gli attori della compagnia ci sono i pazienti dell’associazione Percorsi. Uno spettacolo che è anche una felice sinergia di forze e intenti, perché riaCompagnia dei Guasconissume il progetto di integrazione sposato dalla Asl di Pescara e condiviso con l’associazione Percorsi che segue i malati psichici sul territorio, messo in scena dalla compagnia. Vi invito a seguirlo, perché ognuno di noi uscirà certamente toccato da una problematica che interessa sempre più persone, che riguarda gli “invisibili”, come sottolinea la rassegna in cui è stato inserito”.

“Il messaggio dell’attività teatrale deve dare al paziente la consapevolezza che non è una persona da non mostrare – dice il dottor Sabatino Trotta, alla direzione sanitaria della Asl e per anni a capo del Centro di salute mentale di Pescara – L’Attività teatrale è importante per i pazienti di psichiatria, è diventata un Progetto obiettivo nel 2012, perché se riusciamo a dare loro la consapevolezza che la loro azione li avvicina alla “normalità”, abbiamo ottenuto il nostro vero risultato, scardinare la convenzione scena di Pensaci bene. Non avere frettache sono soggetti da nascondere. Fare uscire il paziente psichiatrico da tale convinzione è un risultato straordinario, con il teatro ci siamo riusciti. Noi dobbiamo lottare per l’integrazione nella realtà: il teatro è un’attività che dà forza all’utente perché così si riappropria di un ruolo di persona nel mondo che gli consente di viverci dentro e non ai margini”.

“Abbiamo sposato il progetto perché vogliamo mettere in risalto che la parola integrazione significa stare insieme, essere uguali, non sentirsi diversi – dice il presidente di Percorsi Eugenio Di Caro – I ragazzi che fanno teatro sono uguali agli attori e così si sentono pari agli altri. Si sentono tali anche quando redigono il giornalino e lo impaginano i ragazzi che sono dotati delle rispettive competenze letterarie e di informatica. Due anni fa è nata la sinergia con i Guasconi, siamo agevolati dal ruolo di psicologa della dottoressa Cardelli che ci ha consentito di fare un lavoro intenso dentro il teatro e nella condizione dei nostri ragazzi. La malattia mentale è sempre più diffusa, secondo l’OMS nei prossimi vent’anni interesserà varie forme circa il 30 per cento delle persone, ma è difficile arrivare a tutti, perché la patologia si nasconde. Noi cerchiamo di arrivare ad un’integrazione che significa non raggruppare i malati e fargli fare attività, ma aiutarli ad affrontare gli altri attraverso varie strade: il teatro, la vita sociale e anche lo sport. I risultati sono straordinari, lo spettacolo ne darà un esempio concreto”.

2Ci siamo innamorati di questa storia che nasce da un testo di Angelo Lallo a cui lo spettacolo è dedicato – spiega Raffaella Cardelli, regista, attrice e coautrice – Con noi sono in scena i malati che vestono un duplice ruolo, di attori e di malati, perché fossero i primi a manifestare il proprio problema davanti a tutti e se alcuni hanno avuto difficoltà, altri grazie alla recitazione si sono sciolti. Sul palco diamo luce, parliamo, facciamo diventare visibili problemi che riguardano tantissime persone, ma che restano altrimenti invisibili per l’impossibilità di fare prevenzione in questo mondo. Nello spettacolo ci sono 7 ragazzi, la psicologa dell’associazione Beatrice Massacesi e tre attori Guasconi oltre me, Andrea Costanzo, Viola Carboni e con voce fuori campo Orazio Di Vito. La storia racconta l’avventura di un gruppo di pazienti che da soli salvano l’ospedale psichiatrico che rischia di venire distrutto. Abbiamo voluto fortemente raccontare di questa sfida per dimostrare che il soggetto psichiatrico non è un’ameba: il gruppo ha già fatto il progetto lo scorso anno, portando in scena uno spettacolo diverso con grande intensità, sintomo che il teatro aiuta a comunicare con la sua magia.”