Si rinnova una magia: il rito della Santa Pasqua

ROMA – Una forte emozione nell’arrivare. Una scalinata abbellita ai lati da tanti mazzi prosperi di fiori bianchi che si intravedono tra le fronde, quella scalinata ripida già sede di altre catechesi estive fascinose che conduce alla piazzetta antistante il Santuario.

Un set di preparativi trepidante per la Via Crucis della sera. Il rosso sulla croce, il pane, la croce in legno, le stazioni nella mente da organizzare nei minimi dettagli e nel programma già pianificate.

“Questa sera Via Crucis Parrocchiale al Beato Sante. Inizio 20.45 da Passo Sante. Parking del Santuario. Modalità: cinque oasi a tema. 1. Orto degli ulivi: solitudine e dolore; 2. Scala e Croce: umiltà e abbassamento; 3. Piazzale: innalzamento; 4. Chiostro: silenzio; 5. Santuario: risurrezione”.

C’è chi attende Fra Alvaro per confessarsi, qualche tipico motociclista che sale al Santuario e fedeli raccolti in meditativo silenzio. Poi dalle porte piccoline ecco che Fra Renato si sporge per dare gli ultimi particolari. Si congiunge a Fra Tommaso e si allinea nei servizi da svolgere. Tra poco sarà celebrata la Messa ma intanto c’è chi da volontario continua nella sua pedissequa attività nelle stanze retrostanti lavorando alla croce in legno da portare e al piedistallo su cui porla.

Nel cortile un’aria lievemente tiepida avvolge chiunque sia lì beatamente seduto nelle levigate panchine di legno a chiacchierare, gli uccellini intonano canti di gioia così nitidi che si riescono a catturare negli audio del telefono e inserirli nei momenti aulici di contemplata bellezza, i prati sono inverditi di primavera e la luce dolce abbraccia di candore pasquale. Sembra un quadro ma è realtà, improvvisa armonia che rifugge dall’inverno e si apre alla fede di una prossima ritornata gioia.

C’è un mistero di passione, morte e risurrezione che presto ricelebreremo nella sua opera salvifica di rinascita per ogni cuore che sia nel desiderio di accoglierlo.

E’ così intenso il senso di lasciarsi trasportare da un puro viaggio dentro sé senza barriere lavandosi e perdendosi nel più alto livello dell’uomo, perdersi in Dio.

Così alto che anche nella preghiera continua si avverte di essere sempre ai primi passi, un principiante che anela il suo ruscello.

Siamo di passaggio, pellegrini che trascorrono e cantano inni al suo Dio. Solo volgersi a Lui cogliendo le occasioni di redenzione come preziose e indispensabili per compiere il percorso di realizzazione e salvezza. Destiamoci dal sonno e ricerchiamo la fonte unica di vita eterna. Buona Pasqua a tutti.

Monica Baldini