“Simbolismo Figurativo” personale di Campey alla Milano Art Gallery

Nuova mostra dell’artista che nell’ultimo anno ha ottenuto numerosi riscontri e riconoscimenti

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BASSANO DEL GRAPPA (VI) – La serie delle “Donne di campey” è l’oggetto della mostra personale “Simbolismo Figurativo” organizzata da Spoleto Arte del Manager Salvo Nugnes che si inaugurerà presso la Milano Art Gallery di Bassano del Grappa il prossimo 2 dicembre.

La mostra è dedicata ad un percorso che attraversa la figura femminile nel tempo e nelle varie sfaccettature che le donne rapprendano come in un coloratissimo caleidoscopio o meglio in un puzzle dove alla fine tutti i pezzi trovano coerenza nella composizione finale.

Quattordici le opere che faranno parte di questa personale, sette delle quali già precedentemente esposte a Spoleto, a Palazzo Leti Sansi sempre con “Spoleto Arte” in concomitanza del Festival dei due mondi. In tale occasione Ester Campese ha ricevuto il plauso del noto critico d’Arte Vittorio Sgarbi.

Alla soglia della personale di Campey, nome d’arte di Ester Campese, troviamo un’artista emozionalmente pragmatica che ha voluto conseguire questo traguardo nelle varie fasi alterne susseguitesi in questo anno, in modo molto determinato e con tanta passione.

Campey lo dichiara lei stessa, vuole essere e rivestire, attraverso l’arte, il ruolo del “traghettatore” del suo spettatore fornendo anche nelle declinazioni delle sue opere figurate, un simbolismo, una allegoria, uno spunto che possa far affrontare al viaggiatore che si imbatte nelle sue tele, una immaginifica e magnifica impresa dell’animo verso l’universo. Si richiama così anche l’etimologia della nome arte, Campey, che l’artista ha scelto volendo rimandare al brindisi orientale a simboleggiare un augurio benefico universale.

Una delicata critica le viene dedicata dalla nota esperta d’arte, giornalista e curatrice d’arte Elena Gollini che già di Ester Campese disse che rappresentava la pittura dell’anima. In questa circostanza, conoscendo personalmente l’artista sa che il punto di vista che Campey vuole dare è quello del mondo interiore e della spiritualità. Come espresso dalle parole di Henry Ward Beecher a conclusione della critica stessa:

“Ogni artista, intinge il pennello nella sua anima e dipinge la sua stessa natura nelle sue immagini”.