Storia di suor Giovanna, clarissa di Assisi

Storia di suor Giovanna, clarissa di Assisi

ASSISI (PERUGIA) – La incontro nella Chiesa di Santa Chiara, ad Assisi. Dopo anni dal terremoto. É seduta, davanti a una piccola scrivania. Sul lato della chiesa semideserta.

Ormai è passato da tanto l’inferno, vero?
“Non è la parola giusta. É passata la mano di Dio, magari non è stata una carezza. Siamo abituati da sempre a ricominciare. É un atto di umiltà. Si rimettono i vestiti rattoppati. Si rinasce”.
Sulla scrivania, c’è un cesto, pieno di bigliettini piegati in quattro.

Che cosa c’è là dentro?
“Sono i fedeli, che vengono qua, pregano, e se vogliono scrivono su un foglio un loro desiderio, magari si sfogano soltanto. Noi clarisse, la notte, apriamo a uno a uno quei fogli, e discutiamo su ogni desiderio, su ogni pensiero. Poi preghiamo per chi ha scritto quelle parole”.

C’è più gente disperata, o gente serena?
“C’è gente che ha paura del futuro, e che è soprattutto è sola. É strano, il mondo esterno pensa che noi clarisse, soprattutto noi suore di clausura siamo sole, e magari inutili. Leggendo quei biglietti, di notte, ci accorgiamo che la solitudine è fuori da queste mura, da questo convento. C’è troppa gente che non ha appoggi, che non ha un domani sicuro. C’è troppa gente che ha paura del salto nel buio della morte”.

E a cosa servono le vostre preghiere?
“Vorremmo dare a questa gente così sola i muscoli dell’anima. Devono capire che l’anima può diventare più forte. Si può guarire una malattia dello stomaco, del fegato, del polmone. Perché non puoi guarire una debolezza dell’anima? L’anima è un organo concreto, materiale. Non è solo un’idea. Ecco, troppa gente, fuori di qui, pensa che l’anima sia un’idea astratta. Per noi clarisse, l’anima ha una sua fisicità. Quando il corpo cede, l’anima scivola via, verso l’alto”.

Quando ha capito che la sua anima era un organo come il cervello, o come il cuore?
“Se stiamo attenti, quando siamo soli, pensiamo e magari preghiamo, ci accorgiamo che l’anima pulsa dentro di noi. Come fosse un altro cuore. Non so in che punto del corpo… a me pulsa in testa, nella parte destra della testa. Qui, sotto la tempia”.

Eppure nessuna apparecchiatura moderna ha identificato la fisicità dell’anima.
“Quale radiografia o quale ecografia può individuare il dolore, l’amore, la tenerezza o il rimpianto? Ci sono dei misteri del nostro corpo, uno di questi è l’anima. É più facile che la scopra un bambino piuttosto che un’attrezzatura medica. L’anima la vedi nel sorriso, nei brividi di paura, nel respiro affannato, quando non riesci ad addormentarti”.

Ci sono dei biglietti che l’hanno particolarmente colpita?
“Quello di una madre, che arrivava dal Sud. Era incinta di otto mesi, e pensava con terrore che tra trenta giorni avrebbe partorito. Non voleva mettere al mondo suo figlio. Voleva ancora tenerlo in grembo. Aveva paura della sofferenza, delle difficoltà che questo figlio avrebbe incontrato. E non voleva farlo nascere… Pregava Dio, chiedeva a noi che il tempo si fermasse, e che suo figlio, per una coincidenza del destino, non venisse al mondo. Ma lo chiedeva con tale trasporto, con parole così semplici, che quasi ti veniva voglia di chiederlo a Dio questo ritardo della nascita. Ne ho conservati tanti di biglietti. É che in ogni pensiero c’è tanta umanità, tanta fragilità. Mille e mille donne vorrebbero seguire la nostra strada, farsi suore. Non lo fanno perché amano il sesso, o il denaro. Ma lo dicono e lo scrivono disperatamente, quasi chiedendo scusa. Non sanno che nel proprio mondo, ognuno può essere un santo per pazienza e per rispetto. Non occorrono i miracoli i miracoli per essere additati come santi. Occorrono ogni minuto il proprio dovere, la lealtà, la dolcezza”.

Farsi suora dopo il 2000. É reale, o un sogno inutile?
“Più l’uomo scopre, più ha bisogno di anima. Noi siamo inversamente proporzionali alla scienza. Più questa esplode, affascina, e più la gente normale ha bisogno di noi, di carezze all’anima”.

Si è mai innamorata di un uomo, prima di farsi suora?
“Ho amato mio padre. Di un amore superiore al sesso. Ho vissuto per lui fino all’ultimo istante in cui è rimasto nel letto. Poi se ne è andato. E da mio padre sono passata al figlio di Dio. Ho avuto due uomini nella mia vita. Posso dire di avere amato mio padre come amo oggi Dio”.

Si farebbe fotografare da me, e vorrebbe che io pubblicassi una sua fotografia? Magari su un giornale?
“Se questo servisse ad aiutare soltanto una donna, lo farei. Ma non sono bella, non posso fare sognare nessuno: so di avere una faccia stanca, di essere sempre pallida”.

Ma ascoltate mai la radio, o vedete il televisore?
“Certo, ma a volume basso tutto si semplifica, una grande orchestra, diventa un piccolo suono. Dunque è meglio una sola voce, che parli calma. Noi suore, a basso volume, riusciamo a dare il peso alle note, alle voci, alle personalità. Chi deve gridare per convincere, non ha quasi mai ragione”.

Suora. mi dia una benedizione.
“Prima di andarsene, scriva un pensiero su un foglio, lo pieghi in quattro, e lo metta nel mio cesto. Poi se me torni alla sua città, e una volta a casa, abbassi il volume di radio e televisione. Spenga più spesso la luce. Parli di più con se stesso. Non si dia da fare troppo per avere avere compagnia o rumore intorno a sé. E stia attento alla sua anima che pulsa. individui il punto dove pulsa. A me, sulla tempia destra. A lei in un altro punto… ai suoi amici, ai suoi parenti, in un altro punto ancora”.