UILPA: “Sgombriamo il campo dai luoghi comuni, ecco i veri numeri dell’illegalità”

ROMA – “Chi compie reati e abusi nella Pubblica Amministrazione va denunciato e punito, mai potrà trovare sponda o tutela nella nostra Organizzazione Sindacale. D’altro canto, sono altrettanto ovvie le nostre esigenze di rispetto, di dignità e soprattutto di chiarezza d’informazione nei confronti del lavoro che svolgiamo e del ruolo fondamentale che esercitiamo nell’interesse della collettività e della cosa pubblica”. Lo afferma in una nota il Segretario Generale della UILPA, Nicola Turco, il quale aggiunge: “Respingiamo con forza le campagne denigratorie nei confronti dei dipendenti pubblici che, come è giusto che sia, sono stufi di essere rappresentati dal prototipo del vigile in mutande”.

“Secondo l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza – prosegue Turco – nell’anno 2016 la percentuale di dipendenti pubblici denunciati per aver compiuto atti illeciti nella Pubblica Amministrazione ammonta allo 0,1%, una percentuale irrisoria e del tutto fisiologica in qualsiasi contesto e realtà lavorativa, che non può e non deve oscurare il lavoro svolto dal rimanente 99,9% di lavoratori che – quotidianamente – si adoperano per garantire l’erogazione del servizio pubblico nonostante i tagli di risorse e la vertiginosa carenza di personale che affligge gli uffici”.

Il Segretario Generale della Uilpa rileva come invece “destino enormi perplessità i dati relativi a ben altri tipi di illegalità! Il rapporto della Guardia di Finanza evidenzia che gli accertamenti svolti su delega della Corte dei Conti hanno segnalato sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici, da cui sono derivati danni patrimoniali allo Stato per oltre 5,3 miliardi di euro mentre sono stati individuati appalti pubblici irregolari per altri 3,4 miliardi, un valore che si è triplicato rispetto all’anno precedente”.

“Sono questi i dati che devono far riflettere e gridare allo scandalo”, incalza Turco. “E’ del tutto evidente che i mali del Paese non risiedono in quello 0,1% di dipendenti pubblici disonesti bensì in quelle sedi dove si amministrano male e si sperperano i soldi pubblici!”.

“Se a tale scempio aggiungiamo anche quei circa 110 miliardi medi annui di evasione fiscale e  contributiva il quadro è completo. E certamente – conclude Turco – non sono i lavoratori pubblici, che percepiscono redditi tassati alla fonte e al netto delle ritenute previdenziali e assistenziali, a vestire l’abito dell’evasore”.