Un anno fa la morte di Giulio Regeni in Egitto

ROMA – Si è svolto oggi, presso la Commissione Esteri della Camera dei deputati, un dibattito in occasione del primo anniversario dalla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano che, nell’ambito di un lavoro di analisi sul campo per conto dell’Università di Cambridge, è stato rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016 ed il cui corpo orrendamente torturato e quasi irriconoscibile è stato ritrovato il 3 febbraio successivo.

Al dibattito introdotto dal presidente della Commissione, Fabrizio Cicchitto, sono intervenuti Pia Locatelli anche nella sua qualità di presidente del Comitato permanente per i diritti umani, istituito alla Camera, nonché Lia Quartapelle, capogruppo del PD in Commissione, Alessandro Di Battista (M5S), Guglielmo Picchi, (Lega), Giuseppe Stefano Quintarelli (gruppo Civici e Innovatori) e il Sottosegretario agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, Vincenzo Amendola.

In apertura del dibattito il Presidente della Commissione  ha ricordato come oggi ricorresse anche il sesto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.

Ecco l’intervento introduttivo del presidente Cicchitto:

In questi giorni sono emersi nuovi riscontri probatori che evidenziano la rete di connivenze tra servizi segreti, polizia egiziana ed una nebulosa di sindacalisti che Giulio frequentava per le sue finalità di ricercatore e che ne ha provocato la morte per ragioni  ancora da chiarire, al di là delle rappresentazioni giornalistiche o di quelle di comodo, ormai ben note.

Il primo pensiero, come presidente di questa Commissione, a nome della quale intendo esprimermi, va alla famiglia di Giulio, ai suoi coraggiosi e forti genitori e alla sorella. Siamo coscienti che il loro dolore non può essere attenuato in alcun modo. Essi hanno la solidarietà di tutto il Paese e del Parlamento italiano su questo del tutto unito. I genitori di Giulio Regeni hanno dato una straordinaria prova di dignità.

Già ieri nell’Aula del Senato, e prima anche in occasione dell’audizione programmatica presso le Commissioni esteri, il Ministro degli Esteri Alfano ha rivolto parole di cordoglio alla famiglia di Giulio, ribadendo il fermo impegno suo e del governo alla ricerca della verità e dei responsabili, non solo materiali, di questo efferato assassinio.

Oggi a Fiumicello si raccoglie la comunità di famigliari e amici. Al di là di questo il miglior modo di celebrare Giulio è quello di coloro che si sono impegnati, come ha ricordato il Ministro Alfano in occasione del question time della scorsa settimana sollecitato dalla Presidente del Comitato per i diritti umani, Pia Locatelli, a istituire borse di studio intitolate a Giulio e che offriranno opportunità di studio a giovani egiziani.

Dobbiamo registrare alcuni progressi nella qualità della collaborazione da parte delle autorità giudiziarie egiziane. E’ questo il piano sul quale si lavora e che rappresenta il presupposto per ogni sviluppo ulteriore sul terreno dei rapporti bilaterali, inevitabilmente danneggiati da questo tragico episodio.

Tale circostanza provoca in tutti noi dispiacere per l’amicizia storica che lega l’Italia e l’Egitto, due grandi Paesi del Mediterraneo, e determina uno sforzo sincero e genuino da parte di molte persone di buona volontà, sia da parte italiana sia da parte egiziana, per una ripresa di dialogo a livello politico e diplomatico. Qui non è in questione, tuttavia, l’amicizia tra i nostri due popoli, che è indiscussa. Né la nostra consapevolezza dell’importanza strategica e del ruolo politico dell’Egitto nel Medio Oriente. Le relazioni internazionali si fondano, però, su elementi che rinviano ad un valore fondamentale: la fiducia e l’affidabilità degli attori. Il diritto internazionale non è un diritto cogente, ha per fonte le consuetudini ed è attuato spontaneamente dalla Comunità degli Stati, secondo i principi e i valori scolpiti nella Carta dell’Onu e nella Dichiarazione dei diritti fondamentali.

Questa è la partita in atto. Ed è compito delle autorità egiziane riparare la frattura apportata a questi valori attraverso un unico strumento valido a tal fine, che è la verità, che è poi presupposto del rispetto e del reciproco riconoscimento.

La scelta riguardante l’invio dell’Ambasciatore è da valutare in quest’ottica. Da un lato è compito della diplomazia, come strumento di politica estera, contribuire alla soluzione dei problemi. Tuttavia ci sono consuetudini nel linguaggio della diplomazia internazionale che vanno considerate e l’invio dell’ambasciatore dopo una crisi è sempre da intendersi come sintomo di un superamento di essa, che in questo caso non è ancora avvenuto e che contiamo tutti possa avvenire al più presto. Mi associo pertanto a quanto detto dalla collega Locatelli in Aula.

Sono molto importanti le dichiarazioni di ieri del presidente della Commissione Esteri del Parlamento egiziano, Ahmed Said, a margine della sua audizione presso il Parlamento europeo, che ha sostenuto che il caso giungerà a conclusione tra uno o due mesi, soprattutto grazie ai progressi compiuti nelle indagini svolte dalla magistratura egiziana.

Nei mesi scorsi in un incontro proprio con Ahmed Said ho avuto modo di ribadire che le circostanze della morte del giovane studente italiano, le efferate violenze da lui subite per mano di professionisti della tortura, mettono in evidenza che la piena normalizzazione del rapporto tra Roma e il Cairo non potrà che avvenire sulla base della individuazione dei colpevoli e sul ripristino della verità.

Negli ultimi tempi, lo ripeto, sono giunti segnali che ci auguriamo possano significare un cambiamento di rotta da parte delle autorità egiziane. Lo verificheremo nei prossimi giorni. In ogni caso deve essere motivo di riflessione per tutti che esso sta avvenendo a livello giudiziario, fra la procura di Roma e quella del Cairo: questo è il canale di comunicazione che ha consentito di fare qualche passo avanti. È comunque necessario perseverare nelle nostre molteplici iniziative per il pieno raggiungimento della verità rispetto ad una questione che presenta un alto valore simbolico sul piano internazionale per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. L’Italia si attende pieno sostegno in ogni sede multilaterale”.