Veronica, storia di una prostituta di via Veneto a Roma

Veronica, storia di una prostituta di via Veneto a RomaROMA – “Sono duecento euro in albergo. Oppure a casa mia, ma allora voglio di più”.
D’accordo, duecento euro, ma voglio solo parlarti. Conoscerti.

“Se sei un tipo strano non ci vengo con te, io non voglio sorprese”.
Sono un uomo normale, magari un po’ stanco. Ma normale. Te l’ho detto, voglio fare quattro chiacchiere, conoscerti.

Ci sediamo a un tavolino del “Cafè de Paris. Ordiniamo da bere qualcosa. Lei con ghiaccio, io a temperatura ambiente. Non rischio nemmeno nelle bevande.

“Scusami, ma ti avevo preso per un balordo. Ormai noi prostitute veniamo avvicinate soltanto da maniaci. Ci vogliono portare a casa con i travestiti, con le amiche delle mogli, con i gay. Ci usano, e molto spesso dobbiamo stare là a guardare e basta”.

Non sei italiana…
“Sono polacca. Vengo dall’Est, come quasi tutte le prostitute che stanno qua a Roma. Siamo venute in Italia sperando in un mondo migliore. Adesso non vorrei essere mai partita da casa”.

Perché non torni sul serio a casa?
“Perché quando ero ragazzina mia madre mi ripeteva continuamente che il paradiso era qua, in Italia. Lei conosceva l’inglese, faceva traduzioni per il ministero della cultura. Conosceva i romanzi di Hemingway. A memoria. Dice che leggendo Hemingway, lei vedeva i colori dell’Africa, e si sentiva libera. Ma spesso le sue traduzioni venivano messe da parte. Il ministero, molto rigido, non pubblicava le storie di gente libera”.

Qui tu ti senti libera?
“Qui decido ogni giorno se andare avanti col mestiere o no. Mi è capitato tante volte, in mezzo a delle orge, di rivestirmi e chiamare un taxi. Quella libertà ce l’ho, e nessuno me la può comprare”.

Vuoi guadagnare tanto, ma vuoi mantenere la tua dignità. Dovresti scegliere.
“Guarda che io non ci vado con tutti. Anche se mi offrono tanti soldi, e il tipo non mi sta bene, io dico di no. Si può restare se stessi anche in un letto a pagamento. C’è gente, nella vita di tutti i giorni, che si vende anima e corpo molto più di noi prostitute”.

Però salvano la facciata.
“Chi viene dalla strada riesce a leggere al di là delle maschere. Noi prostitute siamo come dei gatti, fiutiamo il pericolo, ci accorgiamo se abbiamo davanti un depravato o un sognatore. Ti assicuro che anche mettendo i soldi in borsetta si può restare romantici. Lo dico a te perché mi guardi strano, e magari capisci. La gente cosiddetta normale, non riesce a pensare che anch’io sento qualche cosa dentro quando un uomo che non conosco mi accarezza, e prova a dirmi delle parole d’amore”.

Che cos’è per te l’amore?
“E’ un brivido dove il denaro non c’entra. Quando ti viene, sei pronta a tutto”.

Allora tu provi a innamorarti anche dei clienti?
“Spero d’innamorarmi di uno di loro. Un uomo che s’innamora ha un modo di guardarti tutto particolare. I soldi non c’entrano. Se ti buca l’anima lo fa al di là di tutto. E tu rimani come una scema”.

Quanti anni hai?
“Pochi per smettere di sperare”.

Ogni cliente può essere quello giusto.
“Se vado avanti con questo mestiere, è perché credo di trovarlo… Se lo incontro, gli ridò indietro i soldi, e gli chiedo d’invitarmi a cena. Anche in pizzeria, dove si spende poco. Vorrei una candela in mezzo al tavolo, per guardare meglio i suoi occhi. Per capire se è lui, se è veramente lui”.

Mi chiedo se questa prostituta mi sta prendendo in giro, o se sia veramente un personaggio non previsto dal copione. Ero rimasto alle prostitute aggressive, senza un codice interiore, pronte a tutto. Magari per spirito di autoconservazione, perché disperate o sole.

Sei fragile dentro?
“Nel mio paese ci sono dei meravigliosi bicchieri di cristallo. Nell’armadio di casa, nel salotto, mia madre ha nascosto più di cento bicchieri di cristallo. Ecco, io mi sento un bicchiere di cristallo qui in Italia. Trasparente, perché dico quello che penso, ma fragile, perché c’è troppa gente che ti aggredisce soltanto a parole”.

Perché non smetti di fare questo mestiere?
“Lasciami il tuo numero, quando arriverà quell’uomo che mi inviterà a cena a lume di candela, smetterò. E mi ricorderò di te. Ti telefonerò. Se mi dai il tuo indirizzo ti manderò una cartolina. Ma la firmerò col mio uomo. Sarà il segnale per dirti che sono tornata a vivere come una donna normale. Il mio bicchiere non si sarà rotto”.