Federico Bellan racconta la sua esperienza in “Senza Rancore”

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federico bellan

La violenza domestica è un argomento molto delicato da affrontare. Federico Bellan, cantautore romano, ci porta la sua esperienza vissuta in prima persona con il suo brano “Senza Rancore”. É un testo che parla di violenza psicologica in un modo tutto nuovo. Cerca di ironizzare sui fatti avvenuti nella sua vita, trasformandola in una fiaba con protagonista una strega cattiva.

Federico Bellan ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Senza Rancore” è il titolo del tuo brano, di che cosa si tratta?

E’ un brano che racconta e descrive la mia ultima ex. Abbiamo convissuto per 4 anni e stavamo per sposarci. Sei mesi prima delle nozze ho realizzato che persona fosse realmente: manipolatrice, egoista, traditrice e soprattutto cattiva. Il brano racconta lei come persona e alcuni episodi che hanno caratterizzato questa relazione, come lancio di piatti perchè la cena si era freddata, e cosi via. E’ un brano di sfogo raccontato in chiave ironica ma che si capisce bene il vero significato

Quale messaggio vuoi comunicare con questo brano?

Il mio obiettivo è di portare l’attenzione su un tema poco trattato dalla società, ovvero la violenza psicologica domestica. Si parla di quella fisica che però è la parte finale di tutta una serie di violenze psicologiche. Gli insulti, le critiche, la distruzione dell’autostima e farti sentire sempre inadeguato e sbagliato in qualsiasi situazione, sono solo una parte delle cose che mi sono successe. Purtroppo c’è ancora tanta vergogna, negli uomini, ammettere di subire violenze di questo tipo dalla propria partner. Nel mio piccolo vorrei distruggere questa vergogna . E’ difficile riconoscere una persona “tossica” senza un aiuto psicologico, forse quasi impossibile.

Quanto è importante la musica per il tuo vissuto?

Forse è tutto. Ho iniziato a suonare con la chitarra a 15 anni e a 24 anni ho aperto una mia scuola di musica, studio di registrazione e sala prove con mio fratello. Ormai sono 10 anni che lavoro in questo settore ma la musica come forma d’arte mi aiuta a sfogare, ad indirizzare bene la mia rabbia e usarla in maniera costruttiva e non distruttiva. Tutti abbiamo bisogno di uno sfogo, basta solo capire quale. La musica mi da la forza di alzarmi la mattina, di esprimermi, di lavorare ma soprattutto mi rende libero.

Sei accompagnato dal tuo bassista Raffaele Ventura Costa, che contributo dà al tuo lavoro?

Raffaele prima di essere il mio bassista è un grande amico. Con lui abbiamo affrontato tanti palchi con un trio che avevamo 5 anni fa. Solo quest’anno ci siamo riavvicinati. Con lui c’è un intesa incredibile, molte volte neanche devo dire cosa voglio, lui già sa e suona. Ho voluto Raffaele perchè ha questo enorme talento di mettere il basso in primo piano senza però essere invadente a livello di suono. Raffa è uno di quei pochi musicisti che portano il basso come uno strumento solista e non solo per accompagnamento. La mia linea vocale si sposa perfettamente con la sua linea di basso che si muove continuamente ma senza essere troppo pressante e mai fuori luogo.