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PESCARA JAZZ E DINTORNI CON MAURIZIO ROLLI
impressioni sulla manifestazione ma anche progetti presenti e futuri dal protagonista della chiusura della rassegna internazionale

Si chiude il sipario sulla 37esima edizione del Pescara Jazz ed è il momento di tirare le somme, di fare il punto sulla manifestazione ma anche di ripercorrere quei brividi, piccole e grandi emozioni che gli artisti internazionali anche quest'anno hanno saputo regalare.
Dall'evento dei Simply Red entrando nel weekend con l'apertura di un pianista d'eccezione come Chick Corea passando per i nomi di Roy Haynes con Danilo Perez e John Patitucci, le serate sono trascorse all'insegna delle magiche note degli strumenti tipici del Jazz. George Benson, il gran finale con il pianista Ahmad Jamal e la Big Band di Maurizio Rolli resteranno nei ricordi dei numerosi e partecipi spettatori, a testimonianza del crescente affetto che Pescara nel tempo sta regalando a questa ormai storica rassegna musicale.
Chi meglio dell'artista che ha chiuso la rassegna potrà spiegarci come è andata? Nell'intervista che vi proponiamo di seguito Maurizio Rolli ci dirà il suo punto di vista sul Pescara Jazz 2009 ma si parlerà anche del suo nuovo album, dei suoi progetti e di aneddoti del passato.

Un saluto ad un grande artista che ha chiuso al meglio una tre giorni di alto livello artistico. Cosa puoi dirci di questa edizione? Rispetto alle precedenti ha delle osservazioni da fare? Le scelte degli artisti le sono sembrate appropriate?

R - Innanzi tutto grazie per l’interesse che mostrate verso il mio lavoro e un grazie anche a Lucio Fumo per averci invitato in una kermesse così prestigiosa ed antica. Devo dire di non aver assistito alle serate precedenti perchè impegnato anche dall’organizzazione del mio concerto, ma le scelte dell’organizzazione sono sempre motivate dal buon gusto e, perchè no, da considerazioni di “appetibilità” che sono sempre importanti da tenere in considerazione poichè il successo garantisce spesso la prosecuzione di un lavoro.
Del resto come si potrebbe criticare la scelta di Artisti come Corea o Patitucci o Jamal... certo proponendo me hanno corso un bel rischio (sorride) ma credo che alla fine, dal punto di vista progettuale e qualitativo non sia andata tanto male, anzi siamo riusciti a dare un punto di vista diverso da quello di tutti gli altri artisti che si sono esibiti prima di noi e l’affetto degli spettatori che hanno sfidato il freddo e l’ora tarda ce lo ha confermato. Gli organizzatori hanno sposato in questo modo le esigenze di budget e di innovazione, ingredienti a mio parere fondamentali per la riuscita del progetto.

La performance con la Big Band “Rolli's Tones” riassume qualità che anche la critica riconosce come il perfetto mix tra talento individuale ed esperienza maturata negli anni con musicisti di fama mondiale. Cosa può dirci su questa trovata artistica?

R - Beh...io ho sempre bisogno di motivazioni forti per proporre le mie idee musicali e di emozionarmi quando presento un progetto. Proporre un progetto basato sull’Heavy metal all’interno di uno dei Festival più importanti d’Europa che è stato in passato teatro di esibizioni davvero storiche e, in più, nella mia città, croce e delizia della mia attività musicale, è stato DAVVERO emozionante.. aggiungi a questo la presenza di P.Erskine e B.Mintzer e il quadro è completo. L’idea è nata in diversi momenti, prima di realizzarsi compiutamente nella mia testa, ma alla base di tutto c’è la mia voglia di raccontarmi, sperando che sia di qualche interesse per qualcuno, si tratta di una ricerca delle mie radici musicali, dei motivi che mi hanno fatto innamorare della musica e del mio strumento...il che pensandoci bene è esattamente la stessa cosa che ho fatto sui cd precedenti (sorride).

Parlavamo degli artisti che hanno condiviso con lei il palcoscenico. Tra i tanti ricordi quali momenti tiene più a cuore e con quali artisti si è sentito maggiormente realizzato “artisticamente parlando”?

R - Tutti i musicisti coinvolti nel progetto “Rolli’s tones” sono stati molto importanti al fine della realizzazione sia del cd che della presentazione ma, senza far torto a nessuno devo dire che i momenti più emozionanti sono stati gli incontri prima con Mike Stern ed in seguito con Peter Erskine, due dei miei musicisti preferiti in assoluto, due persone di cui ancora mi stupisco quando vedo nella mia rubrica il loro numero di telefono.
L’esperienza di ascoltare la mia musica arricchita dal loro talento è stato un momento di grande crescita e di apprendimento che ora è alla base di tutta la mia attività creativa. A questi due devo però aggiungere Hiram Bullock e Alfredo Impullitti due talenti straordinari con cui ho imparato molto lavorando al loro fianco per anni... la loro scomparsa mi ha segnato molto e di fatto ancora oggi cerco di far si che quanto mi hanno insegnato sia sempre ben presente nella "bibliografia" della mia musica..sono diventato un vero tributo vivente a loro e ad Angelo Canelli, il solista di jazz più strepitoso e inesauribile che la nostra terra abbia espresso.

Bob Mintzer e Peter Erskine sono due presenze che a nostro avviso hanno dato quel tocco in più impreziosendo l'esibizione. Tuttavia Loredana Di Giovanni con la sua voce ha giocato un ruolo chiave, sposando con raffinata eleganza il suono deciso del composito corpo musicale. Quali impressioni su questi tre artisti?

R - Con tutti e tre non è ovviamente la prima collaborazione. Di Bob e Peter non c’è molto da dire che non si sappia già sono tra i più grandi musicisti Jazz viventi ed entrambi hanno condiviso momenti importanti della storia del Jazz con Jaco Pastorius, un musicista che è nell’anima di qualsiasi bassista, spesso in maniera inconsapevole. Il fatto che il mio precedente cd su Jaco abbia avuto il successo che ha avuto mi ha permesso di incontrare queste due leggende e di ricevere da loro attestati di stima e collaborazioni costanti stimolandomi a crescere come “artista” e come professionista. Loredana è una giovanissima cantante di Caracas che si è presa l’onere di rendere giustizia ai brani da me arrangiati pur consapevole del fatto che i brani, al momento del suo ingresso in organico, erano già stati arrangiati per un’altra cantante di grande valore e che le tonalità dei brani erano state scelte proprio in relazione alla sua vocalità. Sono scarpe grandi da calzare, ma lei sta crescendo molto velocemente e ad ogni concerto la sento sempre più decisa ed emozionante. E’ in grande crescita e il confronto con questi grandi (e con Hiram Bullock, che si esibiva al suo fianco, prima di loro) la sta maturando in fretta permettendole di esprimere anche la sua vena rock che è quanto mai adatta al contesto attuale (sorride).

Veniamo al suo ultimo album “Rolli's Stone”. Nove brani che armonizzano musicalità note degli anni '70 con pezzi autobiografici. In particolare si sente molto legato alla canzone Mia degli Aerosmith e Diary of a Madman di Osbourne. Abbiamo detto bene o ci sono altri brani che le stanno più a cuore e perchè?

R - Tutti quanti mi stanno a cuore, i due dedicati ad Impullitti o quello dedicato ad Angelo Canelli, la “Litte wing” di Hiram Bullock. Il brano di Osbourne è il vero motivo che mi ha spinto a realizzare questo progetto… volevo metterci la mani sopra, suonarlo, scriverlo e infilare Mike Stern al suo interno anche per omaggiare Randy Rohads, il grande chitarrista protagonista della versione originale. “Mia” invece è un capitolo a parte perché la mia figlia di un mese e mezzo si chiama così proprio in relazione a questo brano che già nella versione originale è davvero emozionante, questa versione aveva quindi l’obbligo di esserlo di più.

Quali nuovi progetti ci sono in cantiere? Sta già lavorando su nuovi brani? Cosa si aspetta dal prossimo futuro artistico?

R - Sto arrangiando “Stairway to heaven” Led Zeppelin ... ma “a rovescio”(sorride) ed ho appena finito di arrangiare un mio brano flamenco, “Kaggo'”, per il secondo volume di “Rolli’s Tones”. Nel frattempo dovrei produrre il dvd del concerto di “Pescara Jazz” e un album pronto da tempo intitolato “R.A.R.E.” con una band che comprende i grandi Alex Acuna e Otmaro Ruiz. Ad Agosto sarà in tour prima con Bob Mintzer e poi con Otmaro Ruiz, a settembre saremo al festival internazionale delle Big band di Matera, a ottobre dovrei esibirmi a Los Angeles e in Messico col trio di Israel Varela, A febbraio dovrei spendere un pò di tempo su Rai1 e vorrei dare un’attivita più continua alla big band ma per questo ci sarebbe bisogno di qualche aiuto istituzionale speranza alquanto vana (sorride) vista la mia incapacità di relazionarmi con la classe politica.

Chiudiamo con un doveroso pensiero all'amata terra d'Abruzzo, martoriata della tragedia del terremoto ma anche molto determinata alla rinascita. Lei da artista quale canzone si sentirebbe di suonare e quale messaggio può trasmettere la musica a chi ha sofferto e soffre così tanto?

R - Non so, ultimamente mi sembra che ci sia una gara alla solidarietà troppo ben coperta dai media per essere davvero disinteressata: non mi farebbe sentire bene andare a suonare in dei posti dove ci sarebbe bisogno di scavare o costruire e non amo troppo le passerelle specie se senza contenuti, tanto più che si rischia di fare la fila: se non riesco ad andare a costruire, e gli abruzzesi sembra che non potranno, preferisco non andare, la mia musica è ormai dovunque grazie alla tecnologia...è raggiungibile facilmente semmai qualcuno ne dovesse mai avere bisogno.. ma non credo che il pensiero di chi ha subito questa tragedia sia rivolto alla musica e mi piacerebbe portare gioia a chi sta vivendo momenti duri, ma lo stanno già facendo in tanti: mi limito ad osservare e non tutto quello che vedo mi piace ma tanto “... non è un mondo perfetto”.
(di Alessandro Gulizia - del 2009-08-04) articolo visto 1522 volte
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