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ZIBBA ... UN CANTAUTORE DA SCOPRIRE
“Una cura per il freddo”, suo ultimo lavoro discografico, gli ha regalato un successo di critica e pubblico portandolo di diritto al Tenco (l'intervista)

Zibba …. un cantautore tutto da scoprire, camaleontico e versatile come pochi, semplicemente geniale!
Suo “Una Cura per il freddo”, uno dei lavori discografici a mio giudizio più belli dell’anno. In una mia recente recensione ho definito questo album “… un affresco dai mille colori”: si rimane infatti colpiti nell’ascolto dalla grande varietà di stili, quasi ci si trovasse di fronte ad un quadro in cui è difficile appunto distinguere le varie colorazioni e si rimane invece colpiti dall’insieme.
Il bello di Zibba sta proprio in questo: ama spiazzare, cercare sempre nuove strade, senza vincoli, usando un linguaggio variegato, incredibilmente affascinante e suggestivo, mai banale. Ogni volta “Una cura per il freddo” offre nuovi spunti, una chiave di lettura diversa dalla precedente. Stile e poesia convivono e l’emozione traspare in ogni traccia dell’album: c’era veramente bisogno di un artista così nel panorama italiano!
Lo scorso weekend il Fictio di Chieti è stato teatro di una serata incredibile: un concerto in acustico durante il quale Zibba, accompagnato magistralmente da Fabio Biale al violino e Stefano Cecchi al basso, ha riarrangiato i suoi pezzi migliori …. magia ed estasi pura! Uno spettacolo minimalista e allo stesso tempo avvolgente nei suoni, coinvolgente ma anche intimista in alcuni dei suoi momenti migliori (bellissime le versioni di “Un’altra canzone” e “Scalinata Donegaro”).
Se siamo riusciti ad incuriosirvi eccovi le confessioni di un artista che avrà l’onore di salire sul palco dell’Ariston per il Tenco e proprio da questo ha avuto inizio la nostra lunga chiacchierata.

Oggi al Fictio di Chieti fra sette giorni all’Ariston di Sanremo: “Aria di levante” è nella compilation del Tenco “La leva cantautorale degli Anni Zero”. Come ci racconta Zibba questa canzone ed il grande traguardo raggiunto?
R - L’approdo al Tenco mi ha regalato una grande soddisfazione arrivata in un momento in cui ci aspettavamo un pochino di cambiamento, qualcosa che ci desse nuova forza su cui poggiare anche i futuri sforzi. Per noi che abbiamo scelto di fare questo lavoro, c’è bisogno di avere una maniglia su cui aggrapparsi per avere la spinta di andare avanti. Il Tenco lo è: siamo contenti di essere stati chiamati per essere ospiti sul palco dell’Ariston, ci fa sentire anche un po’ più importanti, sappiamo che così il prodotto è arrivato alle orecchie giuste ed è piaciuto, senza fare i falsi modesti!
Non suoneremo “Aria di levante” la sera, ma la proporrò io il pomeriggio alla presentazione del doppio cd di cui parlavi in cui sono presenti trentasei artisti, alcuni dei quali piuttosto noti. La canzone è nata con Stefano, il bassista. Quando mi è stata proposta l’idea della compilation ho pensato che meritasse un inedito scritto appositamente per l’occasione. Sono andato con lui in campagna a casa di un amico, taverna molto calda, atmosfera giusta, abbiamo suonato tutta la sera un giro armonico che avevamo in testa, plasmandolo a nostro piacimento. A tarda notte, dopo aver chiacchierato con Stefano di fronte ad un bel po’ di birrette, mi sono lasciato andare alle sensazioni del momento ed ho scritto uno dei miei più bei testi. Sono contento di averla creata proprio in quell’occasione perché ti fa capire quanto sia importante stare a contatto con chi lavora con te e tirare fuori quindi un qualcosa che non sia soltanto tuo.

“Una cura per il freddo” è un disco camaleontico: tanti generi dentro, canzoni tutte diverse fra loro, bellissimo non trovare un’uniformità stilistica. Non hai paura di spiazzare il pubblico in questa maniera e soprattutto qual è dunque il vero volto di Zibba?
R - Uno dei complimenti più belli che mi hanno fatto è che ascoltando le mie canzoni viene voglia di venire a bere o mangiare qualcosa con me. Ciò vuol dire che traspare dalla mia musica e soprattutto dai testi che sono una persona semplice che ama le cose sincere e la cosa più sincera che trovate in me è proprio il fatto di non volermi dare un’etichetta ma che amo fare solo quello che mi passa per la testa.
Ho cominciato a vedere le cose in questo modo qualche anno fa, ascoltando un disco di Ben Harper, che trovai strepitoso: c’erano canzoni tutte diverse le une dalle altre. Ho pensato che lo faceva lui, l’ha fatto per una vita Tom Waits, De Andrè in Italia …. dunque un cantautore può permettersi il lusso di fare una cosa del genere: spaziare nei generi, senza rimanere etichettato. Non c’è una discografia o un ambiente radiofonico in cui dover rientrare come cantautori, quindi amiamo essere noi stessi.


Personalmente mi piacciono molto due brani del disco, “Ordine e Gioia” e “Una parola illumina”: la prima due minuti di assoluta eleganza ….. la seconda gran pezzo. Ce ne parli?
R - “Ordine e gioia” è un messaggio scritto su un biglietto ad una persona che in realtà non ho mai frequentato ma di cui mi ero infatuato. Arrivato a casa mi sono messo al pianoforte ed ho composto una canzone lasciando il tutto come era, perché è bello che sia un saluto molto breve. Fra l’altro sarà il nostro singolo natalizio, stiamo cercando di registrarlo di nuovo con qualche ospite per poi regalarlo alle radio italiane.
“Una parola illumina” nasce lo scorso anno a novembre durante il MEI a Faenza. Mi trovavo in un pub con il mio manager, Fabio Gallo, e mentre lui chiacchierava con amici mi sono trovato con un foglio in mano a scrivere una canzone per la mia attuale compagna, che all’epoca avevo conosciuto da una settimana. Ero nella fase di innamoramento puro, ma in quella in cui ancora non c’eravamo già detti che ci amavamo.
La canzone stessa non parla d’amore, ma io, che mi lascio andare facilmente, il giorno dopo averla conosciuta avrei già voluto sposarla. Nel locale c’era Manuel Agnelli degli Afterhours e gli ho chiesto se avesse voluto scrivere una frase su un foglio che poi avrei usato nel testo. Stessa cosa dopo un quarto d’ora con Niccolò Fabi. Ho costruito le liriche intorno a …. una parola e …. illumina.

Possiamo trovare un pezzo che racconta il disco o è tutto il disco che racconta i pezzi?
R - C’è un brano che non lo rappresenta tutto ma dà l’idea del mio nuovo modo di fare musica, “Dove vanno a riposare le api”, quello che chiude il disco: molto malinconico, nello stesso tempo istintivo perché scritto in pochi minuti, con la musica regalatami dal nostro ex bassista. Il tutto è più legato ai sogni che stiamo vivendo che non a quello che dobbiamo raggiungere.

Mi ha incuriosito la combinazione titolo-copertina. Deve esserci un filo logico fra le due cose, aiutami a trovarlo!
R - Il legame è molto sottile. Il titolo indica che le nostre canzoni vogliono essere una cura per il freddo dell’anima, invece la cover simboleggia un freddo più ampio: c’è una persona con un cappello ed un bicchiere di vino, due cose che scaldano, una donna sotto le coperte che in un certo senso scalda. Abbiamo sintetizzato tre cure per il freddo fisico con il titolo.

Feeling, groove ed assoluta complicità: quanto Almalibre c’è dentro “Una cura per il freddo”?
R - C’è molto di Almalibre per tutte e tre gli aspetti che hai elencato. Molto rispetto: loro non dicono quasi mai che le cose che scrivo non vanno bene, perché credono che se le ho scritte così c’è un motivo. Poi negli arrangiamenti incredibile complicità: ci piace lanciare un messaggio con la musica. Sono fortunato a lavorare con gente appassionata e dotata e credo che la passione sia un gradino in più della semplice tecnica.

Per Zibba è il terzo disco, per la Volume! Records è il primo: ci sembra che la squadra funzioni. Sei d’accordo e soprattutto perché secondo te?
R - Perché siamo mossi da una grande passione. Credo che tutto il mondo funzionerebbe meglio se tutti cercassimo di dare il meglio nel nostro campo. Nel nostro caso questo si avvera ed il binomio funziona. Spesso l’ambiente della discografia è pieno di persone che, scusando il gioco di parole, non sono discografici, ma lo fanno solo perché hanno trovato questa strada e la continuano a seguire. Penso che Protosound sia una squadra ottima con cui collaborare.

Tutto somiglia a tutto: inutile cercare anche qui paragoni perché si fa sempre con tutti i dischi. Sarà capitato anche a te: ma se ho tra le mani “Una cura per il freddo” so di non aspettarmi risposte banali. Zibba dunque come affronta i tuttologi della musica?
R - Non mi interessano queste cose: se dicono che una mia canzone somiglia ad una di Capossela è vero perché sia che io che lui prendiamo spunto da Tom Waits! Ad esempio scrivendo “Una parola illumina” ho chiesto al bassista di ascoltare le parti di basso di “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder perché volevo quel groove. Suona in altre tonalità ma volevo una cosa simile. È bello che ti arrivino delle emozioni dalla musica, che tu le capovolga e le plasmi a tuo piacere. L’importante non è essere strettamente originali poiché è difficile, ma avere una propria personalità in ciò che si fa.

Ultimamente la stampa parla genericamente di alcuni tuoi prossimi impegni come autore: indiscrezioni ed anticipazioni?
R - Sto iniziando a scrivere canzoni per altri, anche per nomi abbastanza noti (per ora sono solo semplici approcci), ma anche le musiche per una commedia teatrale che mi è stata proposta da uno degli autori di Zelig, Matteo Monforte. Ho letto nel copione un aneddoto che mi riguardava: gli ho chiesto dove l’avesse preso e mi ha detto che glielo aveva raccontato un ragazzo di Savona. Mi ha fatto molto piacere che dunque si parlasse anche un po’ di me. Debutterà a febbraio in provincia di Genova. Mi piace scrivere per altri, soprattutto quando mi viene imputato il dovere di trasmettere emozioni non prettamente mie attraverso qualcun altro che assomiglino alle mie, spero di aver reso il concetto!

Di Zibba sentiremo parlare a lungo: il cantautorato italiano ha bisogno di uno come lui, schietto, che si abbandona alle emozioni, le vive e le trasmette al pubblico, uno che non scende a compromessi, non si preoccupandosi eccessivamente dell’aspetto commerciale del suo mestiere ma facendolo con profonda passione, mettendo in musica quanto ha davvero da dire!
Un ringraziamento speciale alla Protosound Polyproject per aver reso possibile l’intervista.
(di Piero Vittoria - del 2010-11-12) articolo visto 2829 volte
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