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“REBIRTH” …. LA RINASCITA DEI THE GIFT 25 ANNI DOPO LO SCIOGLIMENTO
Torna la band pescarese che segnò un’epoca: al Wake Up la presentazione ufficiale del nuovo album “Rebirth” Venerdì 6 Maggio. La nostra intervista.

Una botta di energia!!! Questo è il ritorno dei The Gift: fa veramente bene alla musica rivederli dopo venticinque anni di assenza dalle scene di nuovo pronti a calcare i palchi di tutta Italia con lo stesso spirito di quell’irripetibile periodo. Tornano nella formazione originale che vede ancora insieme Ugo Sala (voce), Pino Petraccia (batteria e percussioni), Belfino De Leonardis (basso) e Danilo Burchielli (chitarra). L’occasione di questo graditissimo comeback è l’uscita di un nuovo album “Rebirth” che verrà presentato venerdì al Wake Up di Pescara.
Questo lavoro discografico rappresenta l’ideale proseguimento del cammino artistico della band interrotto all’epoca: mescola infatti brani che allora non avevano mai visto la luce con due inediti realizzati per l’occasione, con la voglia dunque di unire passato, presente e futuro sempre con la passione di chi non fa musica per mestiere, ma perché ci crede veramente in ciò che regala al pubblico.
Il sound è ancora di incredibile attualità: non sembrano passati tanti anni dalla composizione delle canzoni che ne fanno parte ed, anzi, oggi la proposta dei The Gift è molto più fresca di tante altre che ci propina il mercato. Venticinque anni fa erano una delle realtà indie – rock del nostro panorama … oggi con quale spirito si rimettono in gioco? Sono proprio loro nella nostra intervista a spiegarci i motivi di questa reunion che molti da tanto aspettavano.

Il fuoco arde ancora: dopo ben 25 anni i The Gift tornano insieme. Come nasce questa reunion?
R - Come spesso succede in progetti di questo tipo, tutto ha origine da una persona e, nel nostro caso, la forza motrice che poi ha trascinato gli altri è Belfino. Lui ha fortemente voluto che pubblicassimo un qualcosa che era rimasto sepolto per ben 25 anni e meritava di vedere la luce. Con lui ci siamo ritrovati più di una volta su palchi per motivi diversi e scherzando pensavamo ad una reunion.
Ha deciso che un bel giorno fosse scoccata la scintilla e convocato così tutti gli altri e da lì è nata la voglia di riproporre gli stessi pezzi di allora che ci sono sembrati ancora intensi e pieni di energia.


Questo disco in uscita in questi giorni è nato, come detto, 25 anni fa, ma le sonorità sono comunque attualissime, nonostante il lungo periodo trascorso … i The Gift dunque hanno ancora molto da dire oggi...
R - Le ultime cose significative espresse dal rock secondo noi sono quelle degli anni ’80, dopo si sono ripetute solo cose già viste. Noi abbiamo la fortuna di appartenere a quel periodo che ancora ha ancora molto da dire. Nel disco ci sono anche due brani che abbiamo registrato per l’occasione a gennaio 2011: li suonavamo all’epoca ma non erano mai stati incisi. Domenico Pulsinelli è stato molto bravo nel realizzarli, con suoni che ci piacciono e possono avere riscontro per chi li ascolterà oggi. “Rebirth” viene pubblicato in doppio formato: il cd comprende sedici brani ed il vinile invece dodici. Oggi molti nella musica si assiste spesso ai ritorni di band dopo tanto tempo, quindi anche noi siamo di nuovo qui!

“Rebirth” è un titolo emblematico, quasi a sottolineare una vera e propria rinascita. È un nuovo punto di partenza per i The Gift?
R - Certo: dopo aver ben promozionato l’album con una serie di concerti in estate, abbiamo intenzione di metterci a lavoro su idee nuove. Magari realizzeremo un album di tutti inediti.

Se oggi doveste dare una definizione alla vostra band? Trovate differenze rispetto a come eravate stati etichettati all’epoca?
R - I the Gift hanno attraversato diversi generi musicali, seppur la nostra storia sia andata dal 1983 al 1986. Siamo partiti come gruppo dark/ new wave, poi avevamo inserito un sassofono, tastiere ed una voce femminile ed il tutto si era trasformato in un qualcosa di più pop. I due dischi che pubblicammo allora erano diversi fra loro. Dopo è nata la decisione con noi quattro di fare quanto sentite oggi, cioè avere un aspetto molto più rock che si concretizza dopo tanto tempo nell’uscita di “Rebirth”. Adesso i suoni sono cambiati anche in base alle nostre singole esperienze maturate negli anni.

C’è una canzone che secondo voi può rappresentare questo album oppure è da prendere nella sua totalità, senza sceglierne una che lo fotografi meglio?
R - Abbiamo in realtà escluso due canzoni che non ci piacevano troppo, ma per il resto diciamo che l’intero disco tiene bene. Ci sentiamo rappresentati in pieno da questa serie di brani. È ovvio che siamo proiettati in avanti. C’è da sottolineare, però, che intanto abbiamo ritrovato il suono dei The Gift dell’epoca che si è solo irrobustito con le nostre esperienze singole. Quando ci siamo ritrovati non abbiamo dovuto ricostruire il suono, ma è uscito da sé spontaneamente.

Molti giovani si sono incuriositi per questo vostro ritorno. Perché secondo voi si avvicinano alla vostra musica nel 2011?
R - Crediamo che i brani che noi suoniamo esprimano una forza ed un’energia interiore che va anche al di là del tempo e dell’età che avanza. Una cosa che si vuole sottolineare è che ci siamo ritrovati anche noi come persone ed amici che 25 anni fa facevano concerti. I giovani ma anche i nostri coetanei sono curiosi: chi era fan ci rivede con piacere e i ragazzi di oggi, non essendo allora nati, ci guardano con la voglia di scoprire un gruppo che ha ancora delle cose da dire e voglia di trasmettere la passione, l’energia e le vibrazioni giuste.

Una domanda un po’ provocatoria: vi rivedete nella musica attuale o vi sentite fuori un po’ dal mondo artistico che c’è?
R - Bisognerà vedere l’impatto che avremo sulle persone che rimarranno forse senza punti di riferimento vedendoci, perché evidentemente c’è un altro modo di fare musica che prima non esisteva. Siamo nel pieno dell’era digitale: il fatto di aver imposto di stampare “Rebirth” anche su vinile è simbolico. Il nostro percorso, quando ci lasciammo, non si interruppe realmente, ma fu come entrare in pausa. Ora vogliamo riprendere l’attività. La musica in sé ha una dose di energia che trascende anche dal genere: quando arriva un’emozione da una canzone può ottenere consenso al di là dell’età di chi lo ascolta. Malgrado le nostre siano produzioni di tanti anni fa ci sembrano ancora in grado di trasmettere qualcosa.

L’ultimo pensiero di questa lunga intervista è lasciato a Ugo Sala, il cantante:
R - La mia è una situazione particolare rispetto agli altri perché sono stato per oltre vent’anni fuori dal mondo musicale, ho fatto una vita normalissima. Loro mi hanno fatto rimettere in gioco: è già la seconda volta che succede. Quando finii la scuola entrare nella band fu un ottimo modo per incanalare energia positiva, oggi mi serve invece per uscire dalla routine giornaliera. Anche questo rispecchia lo spirito di rinascita del disco. Ci piace ricordare che “Rebirth” è dedicato alla memoria di Stefano Alici, chitarrista e fondatore del gruppo, autore di alcuni testi, delle prime copertine e soprattutto ideatore del nome “The Gift”, in omaggio al romanzo “Der Golem”.
Il tempo sembra essersi fermato agli anni’80 o forse no: i The Gift sono di nuovo fra noi e la loro musica è più attuale che mai a testimonianza del grandissimo valore della proposta artistica di una band che oggi può ancora tanto insegnare ai ragazzi, non fosse altro per quella passione e quel fuoco che arde negli occhi di questi “quattro giovani” musicisti che saliranno di nuovo sui palchi di tutta Italia dopo ben venticinque anni!
(di Piero Vittoria - del 2011-05-03) articolo visto 1838 volte
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