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MOSTRA ITINERANTE DOUBLE FACE DI LEONARDO SÀNTOLI A CURA DI ERMINIA TURILLI

Vasta e variegata la produzione dell'eclettico artista fiorentino, che ha studiato e reinterpretato gli alfabeti dagli arcaici ai telematici

PESCARA - La prof.ssa Erminia Turilli, saggista e direttore editoriale, con un'espressione ariostea, De le future cose divinando, titola il suo saggio critico sull' arte del fiorentino Leonardo Sàntoli, pubblicato in Double face (ed. Palladino, 2013), catalogo d'arte dell'omonima mostra itinerante che toccherà anche Pescara, prima di approdare in autunno a Bologna e in inverno a Parigi.
De le future cose divinando di Erminia Turilli.
Introduce l'arte di Leonardo Santoli la poesia di un altro fiorentino, padre delle avanguardie del Novecento, dal Crepuscolarismo al Futurismo, Aldo Palazzeschi. La poesia è "Chi sono?". E la risposta che l'autore dà è la seguente: sono un pittore, che mette sempre una lente davanti al suo cuore per farlo vedere alla gente.
E proprio guardando attraverso la sua lente, illuminiamo e dilatiamo quel pulviscolo che, seguendo un rewind inarrestabile, s'addensa continuamente in modi diversi, andando a formare segni (tratti alfabetici, interpunzioni, crittogrammi), simboli mitici (labirinti, atlanti, costellazioni) e forme, che spaziano dai segni arcaici agli emoticon telematici, dai colori soffiati sulle mani-foglie dell'arte rupestre ai colori al neon dei cartoon, dalle reti geometriche ordinanti il caos metropolitano alle lunari mappe celesti, dalle clave preistoriche alle automobili dal sapore Pop.
Per cogliere l'originalità e la complessità della sua vasta produzione artistica, lungo un percorso che procede dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, è doveroso un approccio volitivo, in cui far vibrare e sintetizzare parte delle Avanguardie del Novecento e dell'Arte contemporanea. Della sua variegata produzione saranno esposte soprattutto opere dedicate alle mappe geografiche, alla simbologia e alle costellazioni.
Con il soggetto Italia (1991-2013) Sàntoli si inserisce in quella riflessione critica, che i più interessanti artisti italiani hanno svolto negli ultimi quarant'anni: Italia Cosa Nostra (1968-1971), Italia d'oro (1968-1975) e Italia all’asta (1990) di Luciano Fabro, Il Bel Paese (1994) di Maurizio Cattelan, Carta geografica (1997) di Mario Schifano, TV Selen (2010) di Marco Gerbi, Cristalli (2010) di Stefano Arienti; Il volto dell'Italia (2011) di Marco Lodola, L’Italia in croce (2011) di Gaetano Pesce, L’Italia Riciclata (2011) di Michelangelo Pistoletto.
In queste opere Santoli rappresenta l’atmosfera incerta e sospesa del nostro paese: una penisola coperta di simboli, in cui fa scomparire i mari e fa emergere lettere alfabetiche distribuite caoticamente. In un display che coinvolge anche il tempo, oltre che lo spazio, con una successione di immagini e segni, l' Italia viene evocata attraverso figure di concetti astratti; caleidoscopio di una nazione negata, incerta, di cui restano solo nostalgici reperti.
In "Simboli" del 1996 e in Arcaico del 2012 , l'artista rintraccia connessioni con il Casellario (1974) del neosurrealista e neodadaista Lucio Del Pezzo e riprende anche l'ispirazione dei segni e dei numeri di Ugo Nespolo in Semel in anno (2004). In tutte queste opere prevale una struttura a mensole, Wunderkammer, ovvero Camera delle meraviglie, dove il collezionista conserva raccolte di oggetti rari, straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed esteriori, mentre la delimitazione degli spazi a rete esprime la vocazione di dirimere il caos.
Sopra scaffali sono sistemati triangoli, boomerang, cuori schiacciati, ruote, lettere, bastoni, rombi. É questo l'archivio, illimitato e periodico della Biblioteca di Jorge Luis Borges, archivio chiuso in stanze, dove piccole comunità legiferano secondo riferimenti apparentemente sconosciuti. I segni rimandano anche alla scrittura italica, greca o egizia:sono simboli tronchi, criptici, ermetici, spesso di difficile comprensione, assimilabili alla grafia onciale dell'alfabeto greco. I disegni sembrano invece di derivazione tribale (occhio, vortice, tattoo) dei gruppi etnici del west Africa.
La sistemazione ordinata in visual box rinvia anche ai piccoli recinti dei cartigli egizi, dove si riportava il nome del defunto. Box/cartigli, quindi, in cui racchiudere per memorizzare energie di popoli antichi o addirittura primordiali. E, mentre l'occhio attraversa i due metri della tela Simboli e la percorre in una qualsiasi direzione, si riappropria di flussi di energia potente di civiltà lontane.
Nello stesso periodo l'artista, nei dipinti della serie Costellazione , fa rivivere l'universo immaginativo dello Zodiaco di Dendera e del Disco di Festo. In particolare, in Costellazione - Coppia (1991-2013), il disco con i suoi fili di fibre naturali fa da fondale al rovesciamento del mito di Atlante, che non è più raffigurato, come nell'epica classica, schiacciato dal peso del mondo. Qui il semidio è sostituito da un uomo e una donna, entrambi eretti e di spalle, che insieme dominano il mondo. L'ambiguità della loro posizione fa dedurre un opposto destino, che, forse solo dopo un cammino circolare intorno al mondo, effettuato in solitudine, li porterà al temine a confrontarsi face to face.
In altri dipinti l'artista riproduce con scale diverse germinazioni di forme arcaiche o telematiche su fondi rossi, blu, grigio-giallo, terra-senape. L'alfabeto, costituito da semi, bastoni, aste, lettere, emoticon, riassorbe energie dal mondo tribale e onirico, mentre i flussi seminali riducono all'elementarità arcaica anche la geometria delle stelle. ? questa un' interpretazione soggettiva, propria ed esclusiva dell'artista nel suo incontro con codici complessi, scoperti nella sua ricerca ed esaltati in seguito nelle forme, secondo l'ordine dell'astrazione e del simbolismo.
Alcune figure, come gli scudi, provengono dal primitivismo, altre, come il reticolato di una pulsanteria, dalla galassia tecnologica . L'artista galleggia di continuo alternando, nella rappresentazione figurativa, una terrosità indicante il passato, (la forza della terra madre o il reticolato delle stelle), e il futuro, ipersegnico, riluttante, oscurato ed inquietante. Nei quadri realizzati nei primi anni Novanta sul filone della tecnica dell'arte rupestre incontriamo quel gioco di luci ed ombre sulle foglie e sui petali di fiore, che fanno rivivere la magia e la suggestione delle pitture rupestri delle Grotte di El Castillo di Altamira. In questi dipinti i soggetti sono diversi: un' Italia (10) ritagliata in nero, guerrieri-sfinge confusi in atmosfere floreali, luminose ma irrisolte, rose dei venti marginali e quasi ornamentali: tutto appare svuotato del significato originario.
L' alchimista-sciamano dopo aver attraversato le porte del Simbolismo, della Pop Art , dopo essere stato ospitato nei luoghi del New Dada e del New Surrealismo, ha scoperto di avere nuove lenti e nuovi occhi. Dopo aver disciplinato l’immaginazione per mezzo di svariati linguaggi e mobili punti di osservazione, ha trovato finalmente la pietra filosofale capace di costruire un'impronta e, attraverso le sue opere, le ha dato forma. Si deduce, quindi, che l'artista, per la sua ricerca, ha preso come punti di riferimento i codici che l'uomo, nel corso dei millenni, ha depositato per comunicare la sua presenza sulla Terra. L'alfabeto, l'ideogramma, il disegno: con questi segni, prima rituali e ora cibernetici, l'uomo ha marcato l'ignoto, ha sovrapposto l' essere al divenire, al fine di controllare le sue angosce e perdurare nei secoli.
Si può concludere, quindi, che i codici, dai primordiali ai telematici, sono stati attentamente scomposti e studiati da Santoli, ridotti a puri elementi basilari, e, in seguito, reinterpretati per tessere nuove trame e le future cose divinare.
Biografia:
Leonardo Santoli, classe 59, pittore, scultore, scenografo fiorentino, vive a Bologna. E' docente di Tecniche Pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Dirige riviste d'Arte. Dal 1990 è presente in rilevanti esposizioni d'arte con i testi critici di Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Enrico Crispolti, Danilo Eccher, Jakob Mayr, Peter W. Waentig. Realizza, a partire dal 2006, anche scenografie per i tour europei dei concerti di Francesco De Gregori, Luca Carboni e per le opere teatrali del regista Dimitri Pasquali. Nel 2013 realizza gli allestimenti scenici del concerto DallaClassica, direttore d'orchestra Beppe D' Onghia, in ricordo di Lucio Dalla, al Teatro delle Celebrazioni di Bologna.
Opere in musei:
Sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private fra le quali: la Fondazione Cà La Ghironda (Bologna), la Fondazione Marino Golinelli (Bologna), la Biblioteca di San Giovanni in Monte (Vicenza), il Museo d’Arte di San Gimignano (Siena), il Museo di Cento (Ferrara), il Museo di Santa Sofia di Romagna (Cesena), la Collezione Alfa Wassermann Farmaceutica (Bologna), il Museo Sacram di Santa Croce del Magliano (Campobasso), il Museum di Bagheria (Palermo).
[Si ringrazia la prof.ssa Erminia Turilli per il prezioso contributo]
(di Redazione - del 2013-07-02) articolo visto 5440 volte
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