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BAMBINI, CIBO E CAPRICCI

Il pasto è un momento molto delicato per il bambino, che spesso si rifiuta di mangiare. Il genitore come può gestire questa situazione?

Quasi tutti i genitori, almeno una volta nella loro vita, si sono imbattuti nel proprio figlio che appena seduto a tavola inizia a fare capricci e si rifiuta di mangiare. E questo può accadere sporadicamente oppure diventare un comportamento che si propone puntualmente durante l'ora dei pasti. I bambini in questi momenti pronunciano frasi tipiche quali "Questo non mi piace, fa schifo" oppure "Questo non lo voglio, non ho fame".
Vivere quotidianamente questa situazione potrebbe creare un senso di frustrazione nel genitore, che con creatività cerca soluzioni per far mangiare il proprio bambino. E così si creano menù che vanno ad accontentare i gusti del bambino, ricorrendo alla preparazione del il suo piatto preferito, e comprando piattini colorati, peluche che possano distrarre il piccolo durante il pasto. Tuttavia per quanto ingegnose le soluzioni dei genitori, spesso la situazione non cambia e il bambino continua a rifiutarsi di mangiare.
Escludendo qualsiasi tipo di fattore medico, magari dopo essersi rivolti al pediatra ed essere stati rassicurati sul suo sviluppo normale di crescita, cerchiamo di capire perché a volte rifiutano il cibo e come cercare di gestire al meglio questa situazione, evitando inutili ansie sia al genitore che al bambino.
Alimentarsi oltre a rappresentare una necessità fisiologica legata alla crescita e al soddisfacimento di un bisogno, assume anche un valore psicologico, sociale e culturale.
Il primo rapporto che il bambino ha con il mondo esterno è rappresentato dal cibo e dalla relazione con la madre. Tra le sue braccia, insieme al calore e all'odore del suo corpo, dove il contatto fisico è massimo, il bambino sperimenta il piacere del cibo e al tempo stesso inizia a costruire quel legame di attaccamento che nei primi giorni di vita si svilupperà con la madre e successivamente anche con il padre, andando dunque a coinvolgere la coppia genitoriale.
Superato il periodo dell'allattamento, un’ altra fase importante e fondamentale per il bambino, ma anche per il genitore, è rappresentato dallo svezzamento, una tappa importante per la crescita. Le prime pappe, i cibi solidi, rappresentano una grande novità e a volte può anche capitare che non rimanga pienamente soddisfatto e potrebbe non piacergli ciò che gli viene proposto. Il genitore deve fare i conti con questo rifiuto, cercando di non scoraggiarsi, di vivere la situazione con serenità riproponendo il cibo ad ogni pasto.
Questa è una fase in cui il bambino inizia a sperimentare il mondo che lo circonda attraverso i suoi sensi, in particolare il tatto, e capiterà spesso che voglia toccare e pasticciare con il cibo.
Pian piano il bambino inizierà a familiarizzare con il cibo, e il suo comportamento durante il pasto varierà da bambino a bambino.
Quando avviene il rifiuto del cibo il genitore potrebbe provare a :
- Comprendere se dietro il rifiuto del cibo il bambino potrebbe esprimere un bisogno emotivo. A volte infatti il bambino può reagire a situazioni di tensioni e conflitti in casa attraverso un’ alterazione dei suoi bisogni fisiologici, quali il mangiare o il dormire. Per tale ragione ciascun genitore dovrebbe valutare se il comportamento alimentare del figlio dipenda da cambiamenti o situazioni che si vivono in famiglia.
- Usare il genitore come modello. Il bambino apprende il proprio comportamento all’interno della sua famiglia, osservando il comportamento e la modalità di interazione dei genitori. In base a tale premessa appare fondamentale che anche il genitore sia consapevole che sono proprio loro i modelli che il figlio seguirà, e che attraverso loro impareranno come e cosa mangiare.
- Coinvolgere il bambino nella preparazione delle pietanze. Secondo l’età del bambino, si potrebbe coinvolgerlo nella preparazione delle pietanze oppure nella costruzione di un menù settimanale da decidere insieme. Seguendo questa strategia il bambino si sentirà coinvolto nelle scelte alimentari, pur guidato dai consigli dell'adulto, e saprà cosa mangierà nel corso della settimana.
- Rendere il momento del pasto adatto al bambino. Un piccolo stratagemma per rendere piacevole il pasto per il bambino potrebbe essere quello di apparecchiare la tavola in un certo modo, con piatti e posate colorate o con adesivi di cartoni amati dai piccoli, in modo da rendere il suo pasto unico e speciale.
- Creare un clima emotivo sereno e positivo. Il clima emotivo che si crea durante le ore dei pasti è fondamentale, e questo clima è creato sia dallo stato d’animo dei genitori sia da tutto quello che è presente nella stanza dove si consuma il pasto. Per rendere il pasto un momento di riunione familiare, si potrebbe spegnere la televisione, che spesso rappresenta un elemento di disturbo, evitare di litigare durante il pasto, rimandando ad un momento successivo discussioni e confronti accesi. Inoltre ricordiamo che l'amore per il cibo non passa solo attraverso il gusto. Insegniamo al bambino ad apprezzare l'odore del cibo e le sensazioni tattili e visive che ne derivano e perché no, a condividerlo anche con il resto della famiglia.
- Proporre il suo cibo preferito. Capita spesso che i genitori tendano a insistere nel cercare di far mangiare al bambino qualcosa che proprio non gradisce, innervosendolo ulteriormente. Inizialmente dunque il genitore potrebbe preparare i cibi che seguano i gusti personali del bambino, seguendo le regole nutrizionali.
- Evitare di far mangiare il bambino poco prima del pranzo o della cena. Un altro aspetto da prendere in considerazione è il senso di sazietà del bambino, che dipende anche da quanto tempo è intercorso con la merenda. Sarebbe dunque auspicabile che i pasti siano distribuiti uniformemente durante la giornata, evitando di far mangiare il bambino poco prima del pranzo o della cena.
- Evitare premiare o punire il bambino per il mangiare. Per evitare di rinformare alcuni comportamenti che il bambino adotta durante il pasto, i genitori dovrebbero evitare di utilizzare frasi del tipo " Se non mangi, non ti porto a fare una passeggiata" oppure " Se mangi tutto, ti compro una bella cosa". Questo atteggiamento, oltre a non rappresentare un buon modo per risolvere la situazione, potrebbe far passare un messaggio sbagliato al bambino, ovvero che il genitore sarebbe disposto a fare di tutto purché mangi.

Ciascun genitore potrà seguire queste strategie educative per facilitare l’accettazione del cibo del bambino. Bisogna tuttavia ricordarsi che ogni bambino esprime bisogni e modalità diverse e l’attenzione alle sue esigenze emotive va tenuta costantemente in considerazione.
(di Dott.ssa Chiara Alcini, Dott.ssa Di Blasio Carmela e Dott.ssa Grazia Angelucci - Associazione Forensics Psychè www.psicologoabruzzo.com - del 2013-10-09) articolo visto 6735 volte
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