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Arnoldo Foà

ADDIO A FOÀ, LA VOCE D’ITALIA

L'attore, uno dei simboli della cultura Italiana, si è spento ieri a Roma

Arnoldo Foà, uno degli artisti italiani più carismatici del ventesimo secolo, si è spento ieri, a Roma, a pochi giorni dal suo novantottesimo compleanno. Uomo dalla personalità poliedrica, e per questo difficilmente classificabile in una categoria, se si dovesse usare una definizione per descriverlo, la prima che verrebbe in mente è quella di “Voce dell’Italia”.
GLI INIZI - Nato a Ferrara il 24 gennaio 1916, fu colpito, come tutti gli ebrei della sua epoca, (anche se lui si è sempre dichiarato ateo) dalle leggi razziali emanate da Mussolini, venendo espulso dal Centro Sperimentale di cinematografia a Roma. Foà, però, non si abbatte e, sotto falso nome, si dedica al doppiaggio. Tra gli attori stranieri doppiati, ricordiamo Anthony Quinn, Kirk Douglas, Peter Ustinov e John Wayne. La sua voce, pastosa e modulata, è riconoscibilissima e contribuisce a renderlo una vera star per quegli anni. Nel 1943 si rifugia a Napoli e diviene capo annunciatore della Radio Alleata PWB, dalla quale annuncia la firma dell’armistizio con gli Alleati, l’8 settembre di quello stesso anno.
IL DOPOGUERRA - Alla fine della guerra torna a Roma e inizia a collaborare con grandi registi, da Visconti (Delitto e Castigo) a Strehler (Giulio Cesare). Il teatro è la sua grande passione, ma non si accontenta di recitare. Foà è un animale, non da palcoscenico, ma da spettacolo a tutto tondo che partecipa alla costruzione registica della scena, discutendo con registi e sceneggiatori su quale sia il modo migliore per rappresentare una scena.
NON SOLO ATTORE - Da qui a diventare autore teatrale (Signori buonasera, 1957) il passo è breve. Alla sua prima opera ne seguiranno altre ( Il testimone, La corda a tre capi ). Intraprende anche la carriera di regista, mettendo in scena, tra gli altri, La pace di Aristofane e Diana e la Tuda di Pirandello. Benchè il teatro sia la sua grande passione, Foà non disdegna il cinema e la televisione. Sul piccolo schermo porta in scena gli sceneggiati tratti dai grandi romanzi dell’ottocento come La freccia nera, Nicholas Nickleby, Piccole donne. Celebri rimangono le interpretazioni dei villains come Sir Blackey. Al cinema, invece, recita in oltre cento film, tra cui Gente di Roma di Scola, Cento giorni a Palermo di Giuseppe Ferrara, I tartari di Thorpe. Foà si cimenta anche come scrittori, pubblicando diversi libri, l’ultimo dei quali, Autobiografia di un artista burbero (Sellerio Editore, 2009) racconta la sua vita in maniera aneddotica.
ULTIME FATICHE - Tra i suoi ultimi lavori, ricordiamo il monologo in Novecento e le sue apparizioni televisive in fiction come Il Papa buono. Foà è stato attivo fino alla fine, non volendo mai rinunciare al palcoscenico, lui, attore a tutto tondo che decise di intraprendere quella carriera per girare il mondo è stato per anni il simbolo del teatro e della cultura italiana. Con la sua morte, l’Italia ha perso colui che per anni, attraverso la sua personalità e la sua voce, ha saputo esprimere i pensieri, le paure e i sogni degli italiani.
Foto di Gino Baldan fonte sito ufficiale www.arnoldofoa.it]
(di Davide Luciani - del 2014-01-12) articolo visto 4044 volte
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