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Matteo Renzi

LA GUERRA DI RENZI

Con la nomina a presidente del consiglio, acquista ancora più rilevanza il dibattito intorno all'Italicum

Con la nomina di Matteo Renzi a presidente del consiglio, acquista ancora più rilevanza il dibattito intorno all'Italicum, cioè la tanto discussa riforma della legge elettorale. A tale proposito, ha fatto molto parlare l'incontro che il segretario del Pd ha avuto con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. I due si sarebbero trovati d'accordo sul bipolarismo e su uno stop ai "ricatti" provenienti dai partiti più piccoli.

Tecnicamente ci si sta orientando verso un sistema ispanico modificato. Berlusconi ha affermato che l'accordo con Renzi "prevede una nuova legge elettorale che porti al consolidamento dei grandi partiti in un'ottica di semplificazione dello scenario politico. Insieme abbiamo auspicato che tutte le forze politiche possano dare il loro fattivo contributo in Parlamento alla rapida approvazione della legge, che speriamo possa essere largamente condivisa". A sorpresa Antonio Di Pietro, presidente onorario dell'Italia dei Valori, ha "benedetto" l'incontro tra Renzi e Berlusconi: "Renzi fa bene a incontrare Berlusconi - ha detto - Non capisco perché contestano il fatto che il segretario nazionale del Pd incontri il leader dell'opposizione".

Renzi ha avuto un vertice, a Firenze, anche con il segretario di Scelta Civica Stefania Giannini (successivamente nominata Ministro dell'Istruzione), che al termine ha dichiarato: "Non ho avuto alcuna sensazione di rottura. Abbiamo discusso del ruolo del Senato, del titolo V e della legge elettorale. Si va con un accordo di maggioranza perchè Renzi sta dialogando anche con il Nuovo Centrodestra, quindi io credo che ci sia la base per potersi confrontare".

Molto critico, invece, si è mostrato il Partito Comunista dei Lavoratori, secondo il quale "Renzi ha scelto non solo di legittimare un frodatore fiscale (Berlusconi, ndr) come padre costituente della Terza Repubblica borghese, ma di concordare con lui una legge elettorale lesiva della democrazia quanto o più di quella attuale: una legge che aggiunge un premio maggioritario del 20% all'effetto maggioritario dei piccoli collegi e di soglie di sbarramento ancor più elevate. Una legge che contro ogni principio di rappresentanza democratica mira unicamente a rafforzare la governabilità delle politiche antioperaie dei capitalisti: a partire da quei campioni dell'agroalimentare tifosi di Renzi che pagano 8 euro lordi l'ora i propri operai".

Di fatto, quella del PCL sembra essere l'unica voce fuori dal coro. Persino il Movimento 5 Stelle sembra appoggiare la proposta di legge elettorale sul modello spagnolo, ma con alcuni distinguo: l'on. Andrea Colletti, intervenendo nelle scorse settimane a Rainews 24, ha infatti detto "ben venga" spiegando però che "la proposta di Renzi, riferita al premio di maggioranza, è idiota. Il modello spagnolo può essere una buona base di partenza". Colletti ha precisato che "il modello spagnolo non prevede premi di maggioranza ma è un proporzionale puro con soglie di sbarramento implicite. Io ad esempio farei collegi di minimo 8 seggi e massimo 15/20 seggi. Il premio di maggioranza è la proposta di Renzi".

Il proporzionale, ricorda il parlamentare grillino, "è puro quando non prevede soglie di sbarramento esplicite o premi di maggioranza. Se io partito prendo il 10%, è molto probabile che avrò seggi, sicuramente in collegi superiori a 10 seggi. All'80% anche in quelli da 8. La differenza tra 8 e 15 seggi non è minima, ma è decisamente rilevante soprattutto per ciò che riguarda la suddivisione dei seggi alle singole forze politiche". Colletti, poi, conclude così: "Sono d'accordo sull'eliminare i micropartiti. Che comunque, togliendo i rimborsi elettorali, si eliminano da soli". Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ci sono solo due strade: "O fare il sindacato dei piccoli partiti contro l'Italicum o accettare le trasformazioni che l'Italicum portera' nella politica italiana. Io ho scelto questa seconda strada".

Casini è convinto "che accanto alla forza del socialismo europeo ci debba essere una forza del popolassimo europeo. Vedo nel nostro futuro l'organizzazione dei moderati italiani nel partito popolare europeo, come Renzi sta facendo giustamente dall'altra parte unificando tutti nel socialismo europeo: due grandi famiglie che non sono nemiche e che possono anche collaborare in alcuni casi come succede in Germania. Anche noi dobbiamo fare la stessa cosa".

E rispondendo ai cronisti sul neonato governo Renzi, Casini ha aggiunto: "Io penso che bisogna aiutare i giovani e in particolare il presidente del Consiglio: bisogna evitare di creargli solo ostacoli, dobbiamo remare tutti nella stessa direzione. É inutile far prevalere sentimenti di gelosia o di insofferenza verso Renzi: oggi ha la sua chance, ed è una chance che ha anche il Paese. Se fallisce Renzi perde anche l'Italia, per cui penso che chi coltiva il patriottismo nazionale deve aiutare Renzi, evitando di creargli solo ostacoli".
(di Redazione - del 2014-03-10) articolo visto 4364 volte

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