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Sanremo 2014

COSA DI RIMANE DEL FESTIVAL DI SANREMO

Osservazioni e riflessioni

Cosa resta del Festival di Sanremo? Sicuramente non le canzoni. Sicuramente non il ricordo di una conduzione frizzante e divertente. Sicuramente non ospiti che inneggiano a pizza e spaghetti con accento d'oltre Oceano. Quello che resta della 64° edizione del Festival di Sanremo, oltre alle polemiche d'ordinanza, è un piattume abulico che disturba, ma non troppo, annoia, ma non incattivisce. Peggio del peggio insomma, purché se ne parli si dice in genere, ma in questo caso un velo mesto è calato su questa edizione fiacca.

Gli ascolti non sono andati male, sono andati in pareggio. Terribile. Cosa c'è di più fastidioso di una partita che finisce in pareggio? Davvero poche le emozioni... nemmeno lo show dei due disoccupati è servito per dare un po' di verve allo spettacolo. Ormai la premiata ditta Fazio-Littizzetto non fa più scintille, solo qualche flebile lumicino. Ma forse, a essere del tutto onesti, la colpa non è nemmeno dei due conduttori o della formula di un festival che sa di canfora e formalina più che di fiori freschi, ormai grandi assenti dal palco. Se di colpe si può parlare, forse è il caso di imputarle alla crisi economica che sempre più spesso spegne i sorrisi e la voglia di divertirsi.

Eppure l'economia durante il Festival gira, almeno a Sanremo. Chi può va a divertirsi nei grandi casinò, chi non può, gioca da casa tra i tanti portali che offrono divertimento domiciliare, come Kelbet, e tutto mentre qualcosa alla Tv gracchia. No, non sono partite le casse, è la nuova versione di Giusy Ferreri, che cambia look, ma mantiene sempre lo stesso timbro vocale da sirena, libera interpretazione di quale sirena si tratti. Quindi a distanza ormai di un paio di settimane dalla fine dell'ex straordinario evento, quanti ricordi ci portiamo dietro di quelle serate canore? Proprio pochi. Se non fosse per l'inatteso seno in bella vista e per le polemiche sul presunto plagio, anche la canzone vincitrice sarebbe già scivolata nel dimenticatoio delle canzonette usa e getta.

E che dire poi del ragazzino napoletano che ha vinto tra le nuove proposte? Niente. Solita scena già vista, parenti che si sbracciano davanti al palco, tra lacrime e urla che di festival sanno ben poco, ma almeno ai più giovani resterà il ritmo rap, ormai fin troppo sdoganato anche grazie ai talent show, da mandare in loop sul cellulare. Mancano i grandi numeri e i grandi talenti. Ecco cosa verrà ricordato di questo Festival, l'assenza. L'assenza di grandi testi, l'assenza di grandi autori, l'assenza di consistenza.
(di Redazione - del 2014-03-13) articolo visto 4622 volte

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