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GLI URAGANI

Incontrollabili fenomeni ambientali o eventi ampiamente gestibili con la prevenzione?

Ogni estate, soprattutto nel periodo tra la fine di agosto e settembre, sull’Oceano Atlantico si scatenano tempeste tropicali. Queste, a seconda della regione dove si verificano, sono chiamate in diversi modi: tornado, cicloni o uragani.
Cos’è e dove si forma un uragano? - Huracan, da cui deriva la parola urgano, è il nome del dio delle tempeste degli Amerindi dei Caraibi. Questi grandi sistemi di nuvole, vento e attività temporalesche in rotazione sono generati da venti che superano i 117 km/h di velocità e possono spostarsi a più di 250 km/h. Nascono nelle zone tropicali e sud tropicali ovvero zone dove il calore e l’umidità hanno valori elevati. Infatti proprio in queste regioni oceaniche ed in certe stagioni dell’anno si raggiungono determinate condizioni che ne favoriscono la formazione. Si tratta di luoghi dove i venti sono quasi assenti, l’umidità è molto alta e la temperatura della superficie marina supera i 26°C.
Come si forma un uragano? - Perché negli ultimi anni si parla di relazione tra innalzamento del riscaldamento della terra e l’aumento di uragani violenti? Perché la forza dell’uragano è legata proprio all’energia solare. Questa viene immagazzinata durante l’evaporazione dell’acqua marina, l’aria calda salendo si condensa ed arrivata ad una certa altezza riscende verso il basso sotto forma di venti molto forti, liberando l’energia solare immagazzinata, in energia cinetica. La rotazione della terra influenza la traiettoria del uragano che man mano che si sposta verso la terra ferma acquista potenza sollevando e trascinando acqua che poi inonderà le terre e le città costiere. Quando l’uragano tocca il continente non ha più l’apporto del vapor d’acqua dal basso, quindi perde energia e nel giro di qualche giorno scompare.
Come vengono scelti i nomi? - Siamo abituati a leggere o a sentire nomi di persona associati agli uragani, ma come mai? Per molti secoli, agli uragani è stato dato il nome del santo festeggiato il giorno in cui la tempesta appariva. Fu un meteorologo anglo-australiano, alla fine del XIX secolo, ad introdurre l’uso di nomi propri. Nel corso degli anni la convenzione della nomenclatura fu cambiata diverse volte fino ad arrivare al 1979 quando il National Weather Service iniziò a preparare una lista di 21 nomi all’inizio di ogni stagione. I nomi sono sia maschili che femminili, di origine inglese, francese e spagnola poiché sono le lingue più diffuse nelle regioni colpite da questi fenomeni ambientali. I 21 previsti ogni anno sono riutilizzati ogni sei anni, tranne che per quei nomi che vengono associati ad uragani fortemente distruttivi (es. Katrina). Questi verranno tolti dalla lista e sostituiti.
Sorvegliati speciali - Se da un lato gli uragani possono portare distruzione, dall’altro svolgono un ruolo importante nella circolazione atmosferica che sposta calore dalla fascia equatoriale alle latitudini più alte. Negli ultimi anni, proprio per il susseguirsi di eventi catastrofici causati dalle tempeste, sono stati lanciati satelliti per monitorare questi fenomeni e per prevenire eventuali disastri. I satelliti, soprattutto nel periodo estivo, trasferiscono regolarmente alle nazioni caraibiche tutte le carte termiche ed altre informazioni utili per anticipare il comportamento degli uragani in modo che la popolazione possa mettersi in salvo. Non sempre, però, si evitano situazioni pericolose. I motivi principali sono due: il notevole aumento di insediamenti urbani lungo le coste e lo stato di povertà di molti paesi colpiti che non riescono a reagire tempestivamente e efficacemente all’allarme.
Conclusione - La maggior parte delle persone (noi europei probabilmente perché non siamo colpiti direttamente dagli uragani) non pensa alle cause che generano tanta devastazione. Ponendosi certe domande l’opinione pubblica scoprirebbe che in parte siamo anche NOI la causa. Si pensi ad esempio all’aumento del riscaldamento del globo terrestre determinato dall’inquinamento e allo sviluppo di centri abitati in zone costiere soggette ad alti rischi. Con il passare degli anni gli strumenti per prevedere le azioni e le traiettorie delle tempeste oceaniche sono notevolmente migliorati e certamente si perfezioneranno in futuro. Di pari passo, però, dovrà crescere e muoversi concretamente la NOSTRA sensibilità verso tutto ciò che riguarda la tutela dell’ambiente, dal risparmio energetico a quello idrico, dalla raccolta differenziata al riciclaggio ecc. Perché, come si dice, le parole se le porta il vento! Nel caso nostro gli uragani.


(di Stefano Girasante - del 2008-10-08) articolo visto 6686 volte
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