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Intervista a Gazebo

“I LIKE … LIVE!”: L’AFFASCINANTE ALBUM DAL VIVO DI GAZEBO

L’esponente più elegante e raffinato della dance anni’ 80 racchiude in un doppio cd 21 canzoni suonate live con un’intera band

Oltre 30 anni di carriera, è l’esponente più raffinato ed elegante della dance anni’80: Gazebo nel 2013 ha pubblicato il suo primo disco dal vivo, il doppio cd “I like … Live!”. 21 brani fra successi e chicche per appassionati, ma la vera sorpresa è il fatto che è un disco veramente “live”: il cantante è infatti accompagnato da una band e tutte le canzoni sono suonate dal vivo, dunque al loro solito appeal dance si accompagna il puro suono dal vivo che solo un affiatato e ottimo gruppo di musicisti poteva donare. Non solo un semplice greatest hits live, ma una preziosa testimonianza del tour dell’ultimo disco in studio di Gazebo, “The Syndrone”, quello che lo aveva portato ad esplorare territori forse meno danzerecci e più vicini al pop rock.

L’ascoltatore rimarrà piacevolmente avvolto da queste nuove versioni delle gazebiane “I Like Chopin”, “Love in your eyes”, “Lunatic” , ma una menzione speciale va, a nostro giudizio, per “Telephone mama” e “Tycoon”, oltre alla granitica “Erosion”. Insomma …. un disco tutto da scoprire dedicato ai fans che ne chiedevano a gran voce l’uscita, ma anche a chi troppo spesso ha “imprigionato” Gazebo solo nella hit mondiale “I like Chopin”, senza invece andare a fondo: la popolarità che ancora oggi l’accompagna in tutto il mondo è testimonianza della grandezza di un artista vero.

Nel futuro un nuovo cd in studio, già in preparazione da tempo, che siamo sicuri non mancherà ancora una volta di sorprendere.

Questa la nostra esclusiva intervista con Gazebo.

Dopo 30 anni di carriera esce il primo cd dal vivo “I like…Live!”: è un disco inciso con un’intera band, scelta particolare per un artista che è uno degli esponenti di spicco della dance anni’80 …

R - L’ultimo mio lavoro in studio, “The Syndrone” era molto suonato: c’erano dei veri musicisti, avevo utilizzato l’elettronica in maniera molto più controllata. Quando ho messo su una band per promozionare il disco nella sua veste giusta, suonandolo cioè dal vivo, ho fatto una serie di date in Italia ed Europa ed abbiamo sempre registrato questi concerti. Gli eventi poi mi hanno portato in altre direzioni, stavo già cominciando a pensare ad un nuovo album, ma avevo nel frattempo queste registrazioni da parte. Il suono del mio prossimo album probabilmente potrebbe essere molto più elettronico, ho pensato che fosse arrivato il momento giusto per fare uscire questo disco live. L’estate 2103 ho lavorato al progetto con il mio fonico analizzando decine di ore di materiale e il risultato è “I Like … Live!”

Le tue canzoni più famose si alternano ad altre magari meno conosciute: viene fuori un disco sorprendente proprio per gli arrangiamenti di tutti i brani. Analizziamo qualche traccia in particolare partendo da Masterpiece

R - Masterpiece è un piccolo film per la maniera in cui è impostato il testo: avevo fatto un video qualche anno fa con tutti spezzoni originali del mio primo tour del 1983 in cui usavo solo schermi video decidendo di non uscire con una band, ma di utilizzare solo materiale multimediale. Ho pensato di portare l’atmosfera di quel testo in un live, poi Masterpiece era il brano iniziale del concerto ecco perciò la voglia di dare una nuova veste alla canzone con una introduzione, Davide Pistoni ha lavorato benissimo e ha molto merito nell’arrangiamento finale che vede l’elettronica sconfinare in un finale in crescendo. Il disco inizia in realtà con The 14th of July, che in Italia non abbiamo mai eseguito, dunque Masterpiece è la seconda traccia del disco. Potrei quasi parlare di una triade in apertura, dopo Masterpiece c’è infatti Erosion: le tre canzoni sono infatti collegate fra loro come se fossero un pezzo unico di quindici minuti.

Ci piace segnalare anche Telephone Mama qui in una veste che è un giusto mix fra quella originale del 1985 e un tocco di modernità …

R - L’utilizzo della batteria vera ci riporta ad un suono più simile a quello della versione originale, anche se all’epoca non usammo una batteria vera. Nel remix presente in “Portrait” il suono è invece totalmente diverso. In effetti su questo live Telephone Mama risulta un giusto mix fra le due versioni con qualche aggiunta, vista la presenza di veri musicisti, ad esempio ci sono strumenti come il sax o il basso inseriti, piccole cose che danno più il senso del live.

Tycoon chiude il disco in maniera molto suggestiva ….

R - La versione di Tycoon è molto fedele all’originale: non immaginavo sinceramente fosse un pezzo così amato. Non è una canzone molto “gazebiana” , forse è un po’ più americana, corale e gospel. È un ottimo bis nel concerto per salutare il pubblico e così lo abbiamo messo nel disco.

Anche la copertina del cd è molto d’effetto: com’è nata?

R - Nell’epoca di facebook vengono postate foto di ogni concerto: quella della copertina, fatta da Claudia Cardinali, risale ad una serata a Piacenza qualche anno fa, ci ho lavorato su inserendoci un effetto ed è venuta fuori un’immagine che rende bene l’idea del live.

Sono previsti concerti dal vivo per promozionare il disco?

R - Mi piacerebbe molto. Il problema grosso è l’identificazione del mio personaggio: in qualche modo questa configurazione con la band nell’immaginario collettivo riguarda un certo tipo di pubblico, quello più rock ad esempio che ha un giro di impresari che io non ho, non avendolo mai frequentato. Per me dunque sarebbe tutto da ricostruire, dovrei quasi ricominciare come un gruppo alle prime armi e la cosa è abbastanza ardua. È già difficile fare dischi e proporli dal vivo, poi dover andare a bussare alle porte degli impresari rock per suonare nei locali è una cosa che non mi appartiene. Nelle discoteche, ambiente in cui la gente è più abituata a collocarmi, non sono attrezzati per fare questi tipi di concerti visto che ci vogliono spazio ed impianto audio giusti. Anche i costi sono più alti, per tutte queste ragioni dunque è un tipo di concerto difficile da proporre. Io ho trovato una via di mezzo molto simpatica con i Disco Inferno, gruppo di Torino molto forte ed ipertecnologico: tutti loro sono musicisti molto professionali ed hanno un vasto catalogo di brani anni’80 e ’70 per cui già possono reggere anche due o tre ore di spettacolo. Abbiamo creato una bella combinazione per delle serate insieme, più consona alla discoteca. L’estate scorsa ad esempio con loro c’è stato un evento con me, i Righeira e Sabrina Salerno.

Che direzione musicale avrà il tuo prossimo disco?

R - È difficile immaginare l’elettronica nel futuro per uno come me che ha la mia età ed il mio background. Il futuro dell’elettronica spetta ai giovani: è alquanto improbabile che io possa inventare un altro genere. Penso allo stesso tempo che certi tipi di sonorità anni’80 ispirano moltissimi ragazzi oggi, in fondo gli strumenti sono sempre gli stessi, anche se virtuali: ci sono in questo momento software modernissimi che quando io iniziai a fare musica non c’erano, i suoni sono però sempre quelli. Non è detto che da questo mio prossimo lavoro non venga fuori qualcosa di nuovo. Quando parlo di suoni elettronici intendo libertà: nel prossimo album potrei alternare delle idee anni’80 ad altre completamente diverse, vorrei cioè spaziare liberamente.
(di Piero Vittoria - del 2014-07-04) articolo visto 5517 volte

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