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Matteo Renzi

JOBS ACT, TFR E ART. 18: IL GOVERNO RENZI A UNA SVOLTA SUL LAVORO

Sono oltre sette milioni i lavoratori dipendenti nel settore privato tutelati dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il punto de L'Opinionista

Sono oltre sette milioni i lavoratori dipendenti nel settore privato tutelati dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che si applica nelle imprese con almeno 15 dipendenti). Secondo una ricerca Istat sulla struttura e dimensione delle imprese italiane, infatti, sono 7,09 milioni gli addetti dipendenti delle imprese con oltre 20 dipendenti. Va però considerato che nelle imprese tra i 10 e i 19 dipendenti lavorano altri 1,55 milioni di lavoratori subordinati. Nel complesso i lavoratori dipendenti nelle imprese del settore privato sono 11,65 milioni.

BRACCIO DI FERRO NEL PD - Nel Pd, e non solo, ormai e' braccio di ferro trasversale. Il governo valuta se presentare un emendamento al Jobs act, in discussione al Senato, per raccogliere i punti del documento approvato dalla direzione del Pd. Ma la questione dell'articolo 18 (in particolare il mantenimento del reintegro, oltre che, come assodato, per i licenziamenti discriminatori anche per quelli disciplinari, in determinate fattispecie) apre un nuovo fronte, nella maggioranza e con l'opposizione: Ncd da un lato e Forza Italia dall'altro avvertono che non ci sarà il proprio sostegno di fronte a una 'retromarcia' sul superamento dell'articolo 18. Mentre nel Pd la rottura delle minoranze non è superata, la mediazione è aperta, e la conta dei senatori rischia di arrivare all'ultimo voto. Ma la situazione sembra anche di impasse. Al voto finale "certamente non mancherà la lealtà verso il partito e il governo", afferma l'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che aggiunge di aspettarsi "che il governo presenti l'emendamento" alla delega sul lavoro e "poi, a seconda del testo, si presenteranno dei subemendamenti". Le votazioni nell'Aula di Palazzo Madama sono attese da mercoledì 8 ottobre.

UILM: "ASSURDO PARLARE DELL'ART. 18 CON QUESTA DISOCCUPAZIONE" - "I dati dell'Istat sulla disoccupazione giovanile sono allarmanti, il sistema produttivo del Paese continua a perdere posti di lavoro, sono stati licenziati 900mila lavoratori, e si continua a parlare di articolo 18 come un freno al licenziamento: e' qualcosa di assurdo". E' quanto dichiara il segretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella, a proposito del dato record (44,2%) sulla disoccupazione giovanile diffuso dall'Istat e della riforma del lavoro allo studio del governo Renzi. "Il premier ha detto che le aziende devono avere il diritto di licenziare, forse sottovalutando la portata di questa dichiarazione - ha sottolineato Palombella - L'articolo 18 e' gia' stato modificato pesantemente dalla riforma Fornero: ora lo vogliono cancellare del tutto, provocando piu' instabilita' e incertezza al lavoratore. Abbiamo bisogno dell'esatto contrario, anche i precari avrebbero bisogno dell'articolo 18", ha aggiunto il segretario Uilm nazionale. "Contrasteremo questa riforma e se sara' necessario dichiareremo, mi auguro insieme alle altre organizzazioni sindacali, lo sciopero generale, perche' mai come ora sono necessarie maggiori, e non minori, tutele per i lavoratori" ha concluso Palombella. Sull'argomento, ovviamente, si sono espressi anche gli altri sindacati: l'articolo 18 è tra quei "simboli che non invecchiano mai", dice il leader della Cgil, Susanna Camusso. "Renzi mi ha abituato a distinguere velocemente tra ciò che dice e ciò che fa: voglio vedere cosa fa", afferma il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ribadendo la disponibilità a uno sciopero generale. Mentre dalla Cisl, il segretario generale aggiunto Annamaria Furlan dice: "Noi stiamo in mezzo alla gente in ogni città". Per il 18 ottobre è confermata la mobilitazione a livello territoriale della Cisl, per il 25 la manifestazione nazionale della Cgil.

TFR: SONDAGGIO, IL 52% È D'ACCORDO CON LA PROPOSTA DEL GOVERNO - C'è poi il discorso relativo al Tfr, cioè al Trattamento di fine rapporto. Il governo Renzi propone di mettere il Tfr in busta paga, e il 52% degli italiani sarebbe d'accordo con questa idea, almeno secondo quanto emerge da un sondaggio pubblicato sull'inserto del Sole 24 Ore, Plus24, realizzato da Iprmarketing. La suggestione del "rottamatore" piace soprattutto ai lavoratori con oltre 55 anni e residenti al Nord. Gli orientamenti sull'utilizzo della 'liquidazione' riguardano anche la destinazione aziendale o ai fondi previdenziali. Maurizio Landini, segretario generale della FIOM-CGIL, è d'accordo con Renzi: «I lavoratori devono poter scegliere».

IL JOBS ACT - La parola d'ordine di questi giorni è "Jobs Act". Ma di cosa si tratta? Ecco cosa ha detto al riguardo la senatrice del Pd Stefania Pezzopane: "Far apparire questa riforma come un'apocalittica riduzione di diritti non solo e' falso, ma e' anche politicamente sbagliato. E sono sicura che non portera' successo, ne' consenso elettorale a chi lo sta facendo. La delega realizza una riforma di grande portata innovativa, che si muove su cinque ambiti: riordino degli ammortizzatori sociali, riforma reale dei servizi per il lavoro e politiche attive, semplificazione degli adempimenti e delle procedure in materia di lavoro, riordino delle forme contrattuali, rafforzamento delle misure di sostegno alla maternita' e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Nei commenti, punte di ideologismo e faziosita' insopportabili si alternano a preoccupanti sottovalutazioni del contesto sociale e delle profonde modificazioni che sono intervenute in questi anni. Non chiudiamo gli occhi; non guardiamo ai problemi del Paese con il torcicollo. Troppi sono abbandonati a se stessi: precari, disoccupati, sfiduciati, cassaintegrati. Ci sono lavoratori fortemente tutelati, ai limiti del corporativismo, e lavoratori senza alcuna tutela. Questo ci dovrebbe indignare. La delega serve al Paese, serve a chi cerca lavoro, serve a chi lo perde e ha bisogno di ammortizzatori sociali. La delega, pero', serve anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che con il suo Governo ha messo la faccia su questa riforma e ha la necessita' di portarla a casa per dialogare con forza in Europa. Queste non mi sembrano questioni di poco conto; ma questioni che una classe dirigente deve saper portare a termine".

FORZA ITALIA E NUOVO CENTRODESTRA: "RENZI NON MODIFICHI IL PROVVEDIMENTO" - Dal fronte opposto, il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, afferma: "Noi avevamo detto ok a Renzi rispetto alle sue affermazioni di superamento dell'articolo 18", con la previsione del solo indennizzo, ma "se Renzi, per tenere insieme il suo partito, fa marcia indietro, noi non potremo fare altro che votare contro e denunciare questo imbroglio". Ora, prosegue, "il problema è di Ncd" e, se "cambia completamente il quadro, Sacconi che è anche relatore del ddl delega non potrà che dimettersi". Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi (Ncd), aggiunge: "Non arretreremo sull'articolo 18 e sulla riforma del lavoro, e non accetteremo mediazioni al ribasso".

Altero Matteoli, senatore forzista, rassicura: "Non credo che cambiera' la maggioranza se votiamo il Jobs Act di Renzi. Noi abbiamo detto che votiamo questo provvedimento se resta cosi'. Vedo da alcune dichiarazioni della sinistra interna al Pd che si chiedono delle modifiche. Se le modifiche saranno sostanziali e' chiaro che non voteremo il provvedimento. Se invece il testo resta questo, possiamo anche votarlo in quanto e' quello che auspicavamo anche noi". Anche il leader di FI, Silvio Berlusconi, avverte il governo:?«Così non serve». E Renzi risponde: «Non è una battaglia ideologica». Vedremo chi la spunterà.
(di Redazione - del 2014-10-06) articolo visto 5318 volte

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