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Ebola

EBOLA, QUALI RISCHI PER L'ITALIA?

La Rete Malattie Infettive in Italia è pronta

ROMA - L'arrivo di Ebola in Italia è tenuto sotto stretto controllo dal Ministero della Sanità, che ha messo in atto tutte le misure necessarie a scongiurarne la diffusione nel nostro paese, possibile seppur poco probabile, attraverso pazienti affetti dall’infezione da virus Ebola, come sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali.

La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, ha attuato le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti, così come i due centri identificati per l’assistenza e la diagnosi presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano.L'Italia non è tra i primi posti nella lista dei paesi a rischio, occupa il 20° posto con un rischio del 5-10%, mentre Inghilterra, Francia, Belgio, che hanno collegamenti diretti con i paesi africani, dove è in corso l'epidemia, il rischio è più grande e raggiunge il 20%.

Per questo motivo il ministero della Salute ha emesso una circolare, il 1 ottobre, per stabilire come gestire negli ospedali i casi di febbre alta (superiore a 38,6 °C) o con storia di febbre nelle ultime 24 ore e che abbia visitato un paese a rischio o sia venuto in contatto con un malato di Ebola negli ultimi 21 giorni. Il paziente verrebbe posto in isolamento e dotato di mascherina e gel per l'igiene delle mani. Poi verrebbe trasferito con le necessarie misure precauzionali (uso di mascherine, telo impermeabile sul lettino e decontaminazione successiva dell'ambulanza) presso il reparto di malattie infettive di riferimento.

In Italia è quasi improbabile che si verifichi un caso di contagio come quello dell'infermiera spagnola Romero che ha contratto il virus mentre assisteva due malati di Ebola trasportati a Madrid dalla Liberia ed entrambi morti a causa della malattia. Secondo la ricostruzione più attendibile, Romero sarebbe entrata nella stanza di uno dei missionari in due occasioni: una per cambiargli l’assorbente e le lenzuola del letto, un’altra per pulire la stanza dopo la sua morte. L’infermiera ha detto di non potere escludere di essersi toccata il viso con uno dei guanti usati nella stanza, mentre si stava togliendo la tuta protettiva. Incidenti di questo tipo possono accadere ma sono sempre causati da errori o distrazioni.

Il protocollo italiano prevede infatti che ci si avvicini a un malato di Ebola indossando camice impermeabile, doppi guanti impermeabili, mascherina, occhiali protettivi o maschera facciale, copertura impermeabile per le gambe e per le scarpe e copricapo. I guanti vanno cambiati quando presentano o si sospettano danneggiamenti o rotture. E le mani vanno sempre igienizzate prima di indossare un nuovo paio di guanti.

MORTO IL PRIMO CONTAGIATO IN GERMANIA - È morto il paziente ricoverato nell'ospedale di Lipsia proveniente dalla Liberia dove lavorava per l'ONU. Si tratta di un uomo di 56 anni che ha contratto il virus in Africa, nel luogo dove viveva. Mentre in Belgio si è trattato di un falso allarme. Continuano i falsi allarmi: un aereo è dovuto atterrare a Fiumicino per il malore di due persone. Ma anche l’emergenza reale: il totale dei casi di Ebola è salito a 8.914 e raggiungerà i 9mila entro la settimana, mentre i decessi sono saliti a 4.447 con una mortalità che è sempre la stessa, attorno al 50%. Va comunque ribadito che i flussi migratori verso l’Italia a partire dai paesi attualmente colpiti dall’epidemia di Ebola non prevedono di regola l’utilizzo di mezzi di fortuna per l’attraversamento del Mediterraneo né di trasporti marittimi regolari. È invece teoricamente possibile che il Paese sia raggiunto da soggetti ancora asintomatici o in fasi precoci di malattia per via aerea, tramite voli a partenza dalle città europee congiunte ai paesi colpiti da tratte di linea dirette. Non sono infatti attivi voli diretti tra questi paesi e l’Italia.

È EMERGENZA MONDIALE - Le istituzioni di tutto il mondo ormai definiscono Ebola una emergenza prioritaria mondiale, i privati cominciano ad allentare i cordoni delle borse: Mark Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan hanno donato 25 milioni di dollari al Center for Disease Control Foundation per combattere l’epidemia di Ebola. "Dobbiamo tenere il virus sotto controllo nel breve termine, in modo che non si diffonda ulteriormente e finisca per diventare una epidemia su larga scala che va avanti per decenni, come per l’Hiv o la polio", ha affermato il fondatore di Facebook. "Siamo fiduciosi - ha aggiunto - che questo aiuterà a salvare vite umane".

COS'È EBOLA E QUALI SONO I SINTOMI - È un virus estremamente aggressivo, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, come il virus Marburg, che causa problemi simili. Ebola provoca una serie complessa e rapidissima di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale. Nello specifico i sintomi di Ebola sono: febbre, forte mal di testa, dolore muscolare, diarrea, vomito, dolori addominali ed emorragie inspiegabili. Il periodo di incubazione (dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni. La morte è fulminante e sopraggiunge nello stesso periodo (2-21 giorni).

Il materiale genetico è RNA, che va incontro a mutazioni non particolarmente rapide e contiene solo sette geni. Sono stati isolati finora cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l'uomo. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo e Sud Sudan. Di solito il virus è molto infettivo e virulento, e quindi se colpisce una o due persone di un villaggio si diffonde con estrema rapidità. Per arrivare all'uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, e infine all'uomo attraverso il fenomeno del bush-meat, cioè la carne ricavata da animali selvatici come antilopi o scimpanzé. Il fenomeno si è aggravato da quando compagnie occidentali e cinesi sono penetrate nella giungla per il disboscamento e la ricerca di fonti di minerali. Mangiando la carne di questi animali gli uomini possono essere rapidamente contagiati.

La trasmissione del virus è molto rapida, attraverso i fluidi corporei, come muco o sangue, ma anche attraverso le lacrime o la saliva, il vomito o le feci e il contatto con aghi o coltelli usati dall'ammalato. Anche se di solito questi virus non si trasmettono attraverso l'aria, è stata dimostrata nelle scimmie la trasmissione in goccioline contenenti il virus. È probabile che la trasmissione possa avvenire anche attraverso i rapporti sessuali. Nei villaggi o nelle zone più remote i contatti frequenti tra gli ammalati e i parenti aiuta la trasmissione del virus. Non esistono cure o vaccini, anche se ci sono stati tentativi con la trasfusione di individui colpiti ma sopravvissuti. Sono alla studio metodi estremamente avanzati, come la cosiddetta tecnologia antisenso o il farmaco sperimentale Zmapp, ma non si hanno ancora risultati clinici. A oggi - quando le vittime vengono immediatamente idratate, nutrite e curate con appositi farmaci antipiretici - c'è comunque una probabilità di sopravvivenza, come è successo a due medici a cui è stato somministrato in via eccezionale il farmaco Zmapp ma soprattutto curati negli Stati Uniti con farmaci antipiretici e reidratati.


(di Adina Verì - del 2014-10-18) articolo visto 3690 volte
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