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EXTRA CLASSI PER EXTRACOMUNITARI

Datata 4 ottobre 2008, la mozione Cota (dal nome del Capogruppo della Lega Nord Roberto Cota) si propone di risolvere i problemi di integrazione dei bambini extracomunitari separandoli da quelli italiani

SCANDALO TRA I BANCHI ITALIANI - L’atmosfera di protesta che nelle ultime settimane ha dominato il panorama scolastico italiano ha continuato ad addensarsi in seguito alla proposta del ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini di istituire delle “classi ponte” per bambini extracomunitari. “Serviranno solo per valutare la loro conoscenza dell’italiano” ha detto il ministro per motivare questa scelta che ha scatenato fin da subito la reazione indignata dell’opinione pubblica e dell’opposizione. La percentuale di bambini stranieri nelle nostre classi è incredibilmente cresciuta nell’ultimo decennio e non solo le differenze culturali ma soprattutto quelle linguistiche, hanno causato in molti casi il rallentamento delle attività didattiche a discapito degli scolari italiani. È questa la situazione che ha portato all’intervento del ministero.
“DISCRIMINAZIONE TRANSITORIA POSITIVA” - Queste le parole usate nel testo della mozione ad indicare la necessità di supportare una politica di separazione “temporanea” di italiani ed immigrati in vista di una riduzione dei rischi di esclusione. A prima vista il concetto appare alquanto contradditorio ma, interpretato a dovere secondo le intenzioni dichiarate dal ministero, significa che bisogna differenziare dagli altri gli studenti stranieri per dare loro l’opportunità di imparare l’italiano. Una volta avvenuto ciò si può riammetterli nelle classi tradizionali in quanto divenuti maggiormente capaci di integrarsi. A questo punto molte sono le perplessità che sorgono a riguardo, in primis quelle scaturite dall’infelice termine “discriminazione”.
FANTASMI DEL PASSATO - I ricordi legati a questa parola sono infausti e inadatti ad una società democratica come la nostra. Per le generazioni degli anni sessanta è inevitabile il ritorno del pensiero alle famigerate “classi differenziali”, in altre parole classi per bambini troppo vivaci o troppo lenti all’apprendimento che danneggiavano il regolare percorso degli altri bambini. Le persone un po’ più avanti negli anni hanno forse ripensato addirittura a quanto accadeva in tempo di guerra sotto il ministro Gentile a proposito dell’allontanamento dei bambini portatori di handicap. Per non parlare poi della protesta morale contro un ennesimo atteggiamento di differenziazione tra esseri umani, caldeggiata in particolare dalla comunità cristiana. Alcuni hanno addirittura parlato di razzismo esagerando secondo il giudizio degli altri. Scandali, incertezze, confutazioni sono le conseguenze della proposta che non hanno permesso ad essa stessa di maturare.
SCIENTIFICAMENTE PARLANDO - Il tema trova argomentazioni anche in campo linguistico, il campo che analizza il linguaggio come scienza. A parole tecniche la scorrettezza delle classi-ponte si spiega con le teorie che formano le fondamenta della moderna linguistica acquisizionale. Queste teorie affermano che un requisito fondamentale per l’acquisizione di una buona competenza in lingua straniera è la costante esposizione dell’apprendente all’input linguistico in L2 ; a parole povere questo vuol dire che separare i bambini immigrati dai nostri, non aiuterà assolutamente la loro integrazione o la loro conoscenza dell’italiano ma, paradossalmente, la ostacolerà!
PSICOLOGICAMENTE PARLANDO - Non occorre una vasta cultura invece per capire il danno emotivo che un bambino, seppur immigrato, può subire nel vedersi sottoposto ad un test e nel caso di bocciatura vedersi separato dagli altri perché innocentemente manchevole dei requisiti giusti per l’integrazione. L’integrazione in un paese straniero, giusta o sbagliata che sia, non è un’operazione unidirezionale ma bidirezionale; cioè occorrono, affinché si realizzi, non solo lo sforzo del nuovo arrivato ma anche della società ospite! Alla luce di quanto detto non resta che chiedersi se la giustificazione del ministero alla sua proposta non sia da rivedere e magari da sostituire oppure forse la soluzione migliore sarebbe quella di trovare un differente provvedimento ai problemi che i nostri studenti incontrano, dal punto di vista didattico, nell’ospitare nelle loro classi studenti stranieri. La “scuola della serietà” anelata dal ministro Gelmini ora come ora presenta ancora contorni troppo indefiniti.

(di Alessia De Luca - del 2008-11-12) articolo visto 4229 volte
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