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PANTANI: UN CASO UMANO CHE HA SEGNATO NOI TUTTI

L’apologia della contraddittorietà di un campione, forte fuori e fragile dentro

LA TRAGEDIA CHE INVITA A RIFLETTERE - La tragedia di Marco Pantani c’invita a riflettere non poco sulle diverse peculiarità più o meno intrise di negatività della vita terrena, sulle sue contraddizioni, sulle tante illusioni ed altro ancora. La sua morte fu l’essenza del marciume che impregna il Mondo intero, del come si può transitare dalle stelle alle stalle quasi senza avvedercene, di come la sfortuna può accanirsi esageratamente contro un uomo indifeso. Il pirata, soprannome che tuttavia trasfigura la vera personalità del campione di Cesenatico, nonostante sia stato idolatrato in una maniera quasi inconcepibile, specie per chi non lo ha conosciuto, ha dovuto subire, in primis nell’ultimo lustro esistenziale, una marea di persecuzioni più o meno mirate a farlo precipitare definitivamente dalla sua bicicletta, compagna di avventura e disavventura, resagliela da autentici cospiratori nemica nei momenti topici della carriera.
TUTTO EBBE INIZIO NEL ’99 - Marco ricevette un duro colpo alle sue ambizioni nel fatidico 1999, in occasione delle ultimissime battute del Giro d’Italia che lui stava concludendo da trionfatore assoluto. Gli sarà infatti rinvenuto un ematocrito di poco superiore al consentito e perciò verrà sospeso per 15 giorni, con il Giro che andava a farsi benedire. Un’offesa ingiusta nel momento super di una carriera che aveva fra l’altro già attraversato tante tribolazioni. Uno schiaffo a colui che aveva riportato in auge il vero ciclismo, appassionando una larga fetta di persone prima non avvezza alle 2 ruote, per quella che è una prerogativa dei mostri sacri.
Da brividi furono all’epoca le profetiche affermazioni del Pirata: “L'ho fatto dopo grossi incidenti, mi sono sempre rialzato, ma questa volta non mi rialzo più. Ora vorrei solo un po' di rispetto. Penso ai miei tifosi, mi dispiace per loro e per il ciclismo” E aggiunse: “Il mio morale è quello di uno sconfitto che non sa nemmeno da che cosa è stato sconfitto. Io sono un corridore pulito – dichiarò-. Sono uno dei pochi corridori al mondo senza un preparatore. Ho la coscienza a posto. Non ho niente a che fare con il doping. Io per vincere non ho bisogno del doping, ma delle salite. Da sempre sono stato un accanito sostenitore dei controlli, e sono tre anni che faccio le mie battaglie e nessuno mi segue”.
Pantani mostrò chiaramente le sue perplessità sulla validità dei controlli cui fu sottoposto: “Dopo il controllo sono sceso, e ho fatto colazione. Poi i tecnici hanno deciso che il 50 per cento era un valore entro il quale bisognava stare, io lo superavo, e questo è tutto". E ancora: "Io non lo so cosa sia successo, un'ora e mezzo dopo ho fatto un altro controllo a Imola e avevo 48 di ematocrito e 16,5 di emoglobina: il rapporto era in linea. Vuol dire che qualcosa di strano è successo. Io non so, sono allibito”. Comunque vi è da puntualizzare che Pantani non risultò mai positivo a un controllo antidoping anche se a volte fu citato da alcuni “pentiti” in merito ad affari di doping appunto. Illazioni più che altro…
FU COMPLOTTO? - Vengono alimentati in seguito dei dubbi su un eventuale "cospirazione" ai danni di Pantani. D’obbligo citare in proposito la famosa lettera di Renato Vallanzasca (trascurata dagli inquirenti) alla madre del ciclista, Tonina, dell'8 novembre 2007. In sintesi Vallanzasca asserisce che un suo amico, habitué delle scommesse clandestine, cinque giorni prima della “bomba” di Madonna di Campiglio gli consigliò di scommettere sulla sconfitta di Pantani per la classifica finale, assicurandogli che “il giro non lo vincerà sicuramente lui”.
Ecco il testo integrale della missiva: “Buongiorno Carissima Signora Tonina. Scusandomi per il "famigliare Tu" che vuole solo esprimere tutto l'Affetto e il Rispetto che porto a Te e a tutta la Tua Famiglia, immediatamente dopo aver ricevuto il mEesaggio inviato al sito, mi precipito a rispondere a Te e a Tuo nipote Thomas. Lascio poi a Te la decisione se dare il via libera ad Antonella se mettere o meno in rete questa mia... Perché se da un lato, per la mia immagine, la cosa potrebbe tornare più che utile... dall'altro, capisco perfettamente che si tratta di un Dolore Talmente Grande e Personale che potresti desiderare di voler tenere tutto per Te!... Decidi Tu!!!... Nel caso che Tu decidessi di non mandarla blog, come mi dovrei regolare con le domande che mi sono giunte (da Marco, la freccia, Gabriele Guerini, Bruno e...) sempre riguardo alla Tragica vicenda del Tuo Compianto Marco, che mi ha coinvolto a causa del passaggio ne Il fiore del male?... Ignorarle non mi pare corretto... ma altrettanto sarebbe se dicessi loro le stesse cose!... Fammi sapere... Grazie!
Premesso che non vorrei passare per colui che vuol svelare il mistero di Fatima, posso dirti quanto è a mia conoscenza e che dissi senza togliere o aggiungere una virgola, al PM di Trento che venne ad interrogarmi, come persona informata sui fatti, subito dopo che la Gazzetta dello Sport aveva riportato uno stralcio del libro che sarebbe uscito da lì a poco. Non sapevo e neppure ora so cosa sia successo di preciso: quel che è certo che quattro o cinque giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse: "Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo... per questo mi sento di farti un favore". Ero in vero un po' sconcertato ma lo lasciai parlare... "Hai qualche milione da buttare?... Se si, puntalo sul vincitore del Giro!... Non so chi vincerà... ma sicuramente non sarà Pantani!..."... Da un lato ero certo che nessuno avrebbe mai pensato di potermi fare uno spiacevole scherzo... ma dall'altro vedevo Marco che viaggiava troppo forte!... Glielo feci presente dicendogli testualmente Per non farlo arrivare a Milano in Rosa, gli possono solo sparare... e Lui continuò dicendo: Senti Renato, non so come, ma il giro Non lo Vincerà Sicuramente Lui!!!... Sapevo chi era e quali erano le sue frequentazioni a livello di scommesse clandestine e così la presi per buona, anche se non avrei comunque scommesso perché, non sono uno scommettitore... ma anche volendo, non avevo disponibile una cifra così consistente da cambiarmi la vita... Le due sole possibili alternative allo strapotere di Marco erano, seppur molto alla lontana, Gotti e Jalabert, quindi, nella logica di quell'amico, avrei solo dovuto sceglierne uno... Se non ricordo male, Gotti era dato a 2 e 1/2 e Jalabert a 4 o poco meno!... e quando gli risposi no grazie... anche perché soldi da buttare non ne avevo!... Mi rispose che era talmente certo che la dritta fosse garantita che, se avessi voluto, i soldi della giocata me li avrebbe anticipati Lui... e che se Per Assurdo Pantani avesse vinto... saremmo stati pari... Era un suo modo per rassicurarmi... ma se io gioco difficilmente con i miei soldi, figurarsi se potrei mai farlo con quelli degli altri: così dissi di no! Nei due o tre giorni seguenti Marco aveva guadagnato ulteriormente sui due rivali... ed io, dopo ogni arrivo, dicevo all'amico Si può solo sparargli... e Lui che era il solo che capiva anche se lo dicevo in presenza d'altri, mi rispondeva... Vedrai... e comunque, più Lui vince e più ci si avvicina a Milano... più le quote degli altri salgono... Personalmente sono convinto che neppure Lui sapesse dove stava il trucco... cioè se, per fare un esempio, lo avrebbero fatto cadere, o se... uno spettatore impazzito gli avrebbe dato una martellata... ma era Certo che Marco NON avrebbe vinto!... Il sabato, il giorno del blitz a Madonna di Campiglio, non erano ancora le otto e chiesi di andare in doccia, mi preparavo per il colloquio... il tempo che mi aprissero e una volta in corridoio, nel tragitto per arrivare alla sala docce, dovevo passare anche davanti alla cella di quell'amico che, vedendomi, ancor prima di salutarmi, mi disse: Hai sentito la tv?... C'è stato un blitz dell'antidoping al Giro... Hanno fermato Pantani... ripartiranno senza di Lui!... Mi sono detto "ecco dove stava il trucco"!... ma per non far capire nulla a nessuno, fossero essi detenuti o guardie, dissi solo Mi dispiace... ma ora devo andare a prepararmi per il colloquio... del resto, se per qualche conoscente a Napoli non era troppo difficile truccare qualche partita di calcio... figurarsi quanto poteva essere semplice impedire al più forte di vincere!... e queste, credimi, non sono supposizioni!!!... Mia Cara Signora, io non posso dirti quello che non so, ma È Certo che 4 o 5 giorni prima di Madonna di Campiglio sono stato consigliato vivamente di puntare contro il Tuo Ragazzo perché, poteva vincere Gotti, o Jalabert... o, al limite, chiunque altro... ma Pantani non sarebbe arrivato a Milano in maglia rosa!!! Questi sono i fatti che ho raccontato anche al giudice di Trento!... Mi spiace che la mia testimonianza non sia approdata a nulla!!... Sia perché avrei tanto voluto salvare l'Onorabilità di un Grande Sportivo qual è stato Marco... ma ancor più perché mi sono convinto (ma questa sì, che è solo una... drammatica supposizione!...) che... quell'episodio ha sconvolto la vita del Tuo Marco al punto, a quanto pare, da... consegnarlo alla droga!... Mi rendo conto che questa mia, più che lenire il Tuo Dolore... finirà probabilmente per acuirlo... ma Tu mi hai fatto una domanda e io non ho potuto far altro che rispondere, pur consapevole che poco o nulla avrei potuto aggiungere a ciò che ho scritto nel libro e detto al magistrato! Avrei voluto fortissimamente dirti qualcosa per aiutarti almeno in parte a Capire... anche a costo di farti contattare personalmente e non attraverso la rete!!... Purtroppo non posso farti clamorose rivelazioni su quello che non conosco!!! Ritienimi sempre a Tua completa disposizione per qualunque cosa!... e se un domani riuscissi a saperne di più... anche solo per dare a Te personalmente le risposte a quel che Ti angoscia... Sarà mia premura riferirtelo, hai la Mia Parola!!! Ti Saluto e Ti Abbraccio Unitamente a Thomas e alla Tua Famiglia Tutta. Con Stima ed Amicizia...”.
QUANDO MARCO SI ARRAMPICAVA IN SALITA - Quando Marco si arrampicava in salita ci si chiedeva come potesse uno dall’aspetto non proprio autorevole, quasi l’opposto dell’immagine da campione, (sia nel fisico che nello sguardo) essere lo spauracchio degli assi della montagna. La sue fughe erano leggendarie, emozionanti come un certo Coppi (anch’egli vittima poi di un tragico destino). La sua completezza, prima palesata a piccole dossi causa infortuni, la raggiunse appieno nel ’98 quando con una doppietta Giro-Tour, oltre ad offrirci la visione di un corridore non adatto unicamente ai percorsi montuosi ma in grado di cavarsela dappertutto a buon mercato, ci aveva illuso che la sfiga che da sempre lo contraddistingueva avesse finalmente issato bandiera bianca. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile. E non è retorica.
LA FINE TRAGICA - Ed invece era solo una ritirata strategica per prepararsi ad una controffensiva micidiale che lo porterà alla morte in quel tragico 14 febbraio del 2004, solo col suo male più subdolo (la depressione che lo aveva indotto a far una vita sregolata e dedita agli eccessi), abbandonato da amici e parenti, anche se non dai suoi tifosi, che ormai però non bastavano più a tirarlo su di morale. A farlo tornare in bicicletta e vincere alla sua maniera. Pantani non si era fatto una ragione delle persecuzioni che lo interessavano. Sentiva di non meritarle per quello che aveva dato al ciclismo.
UNA MORTE AVVOLTA NEL MISTERO - Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un arresto cardiaco, conseguente a un'overdose di cocaina. L'autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte ha escluso qualsiasi assunzione di sostanze dopanti al di fuori della cocaina stessa, assunta comunque in un periodo in cui non gareggiava. Ma dopo oltre 4 anni dalla sua morte non si è ancora riusciti a far effettivamente luce sulla sua dipartita e sui misteri che la circondano. Sul suo corpo furono infatti rinvenute delle ferite sospette ed altri indizi che lasciavano intendere che al momento della morte Pantani non fosse solo. C'è addirittura chi ipotizzerebbe l'omicidio. Ma la sensazione è che non si voglia fare chiarezza su questa vicenda troppo frettolosamente archiviata come a temere di scoprire qualcosa di losco e oscuro, magari avente a che fare con le scommesse clandestine. Inquietanti scenari comunque si potrebbero aprire in un futuro non troppo lontano. La verità forse deve ancora venir completamente fuori. E la povera madre ne è la prima ad esserne convinta.
I SUCCESSI DEL CAMPIONE - Nella sua carriera ottenne un totale di 46 vittorie. In cima al suo palmares svettano Giro e Tour (a tutt'oggi è l'ultimo italiano ad avere vinto il Tour de France) del '98. Pantani vestì inoltre 12 volte la maglia rosa e vinse 8 tappe, così come alla Gran Boucle dove però ha indossato solo 6 volte la maglia di leader. È stato anche bronzo iridato.

(di Alberto Sigona - del 2008-11-12) articolo visto 3219 volte
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