L'Opinionista Giornale Online - Notizie del giorno in tempo reale
Aggiornato a:
 
Audrey Hepburn

AUDREY HEPBURN PORTRAIT OF A ICON

Lo stile di un'icona in mostra alla National Portrait Gallery

Più di settantacinque scatti. Quelli celebri e una serie di immagini inedite. Una vera narrazione visiva a 360 gradi. Per raccontare la vita della grande Audrey Hepburn, non solo quella dell’icona di stile nota a tutti, ma anche quella della donna “reale”. A svelarli è la mostra “Audrey Hepburn: Portraits of an Icon”, fino al 18 ottobre alla National Gallery di Londra. Ad aprire le porte del mondo di Audrey i figli dell’attrice, Luca Dotti e Sean Hepburn Ferrer, con la loro collezione privata. Foto personali che immortalano l'attrice nella vita di tutti giorni. Da quando era ragazzina e sognava di fare la ballerina, fino agli ultimi anni della sua vita che fanno luce sul lavoro umanitario dell’attrice, nominata ambasciatrice Unicef nel 1988.

Organizzata in ordine cronologico (in tre ambienti) la mostra offre anche una prospettiva del modo in cui la Hepburn ha saputo costruire la propria immagine glamour collaborando con i più grandi fotografi dell’epoca: Cecil Beaton, Angus McBean, Irving Penn, Terry O’Neill, Norman Parkinson e Richard Avedon. Molti divennero amici personali oltre che collaboratori, come per gli stilisti cui era più legata e con cui avrebbe studiato i ritocchi che avrebbero fatto la differenza dell’abito. Aveva una chiara visione di cosa voleva per il suo look. «Per lei Givenchy aveva sviluppato per “Sabrina” un modello che le avrebbe coperto le ossa sporgenti: lei le percepiva come un difetto» spiega la curatrice dell’esposizione, Helen Trompeteler.

Il suo primo outfit-icona arrivò già con Vacanze Romane nel 1953: camicia bianca, gonna a ruota e un foulard annodato intorno al collo. Con Cenerentola a Parigi e Arianna nel 1957, lanciò la moda dei pantaloni aderenti lunghi alla caviglia, delle calze colorate, delle tute nere e delle ballerine ultra flat. Nel 1961, in Colazione da Tiffany, vantò il capo per il quale è ricordata di più in assoluto. Il celebre tubino nero disegnato da Hubert de Givenchy.

Numerosissime le copertine dedicate a Audrey Hepburn, la National Portrait Gallery ne propone diverse, al punto da allestire un'intera parete con una specie di collage delle cover. L’ultimo ambiente della mostra è dedicato al lavoro umanitario dell’attrice, nominata nel 1988 ambasciatrice Unicef. L’ultima immagine di lei abbracciata dai bambini in Somalia è datata 1992, un anno prima della morte: è magra e malata ,ma ancora affascinante.

«Mia madre sarebbe onorata, emozionata e anche un po’ sorpresa di questa mostra su di lei proprio qui a Londra, dove tutto è cominciato», confessa Luca Dotti.

La sorpresa cui si riferisce è legata alla straordinaria umiltà della Hepburn:

«Non capì mai davvero perché avesse tanto seguito, era sempre incredula quando parlava della sua carriera».

Eppure, l’incantesimo della protagonista di “Colazione da Tiffany” ha attraversato intere generazioni. Audrey Hepburn è l'immagine stessa dell'eleganza e dello stile senza tempo. La sua bellezza pura, il suo gusto chic, la sua capacità di interpretare lo spirito dei tempi hanno fatto di questa attrice un'icona fashion, oltre che del cinema.

Images Courtesy of National Portrait Gallery @ www.npg.org.uk.
(di Rosalba Radica - del 2015-08-10) articolo visto 1698 volte

sponsor