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Antonio Cassano

C'ERA DUE VOLTE CASSANO

Il calciatore torna alla Sampdoria, dopo una prima permanenza in blucerchiato dal 2007 al 2011, la parentesi nel Milan e nell’Inter, e il recente fallimento del Parma

GENOVA - La prima volta Antonio Cassano aveva inizialmente fatto innamorare la Samp, segnando e facendo segnare. Aveva dalla sua l’affetto dei tifosi, la complicità dei compagni e la fiducia dell’allenatore. Poi qualcosa era “andato storto” e, colpevole di avere pesantemente mancato di rispetto all’allora presidente blucerchiato, era stato ceduto al Milan.

A ben guardare la carriera di Cassano ha seguito anche altre volte questo stesso schema: una fase iniziale positiva , dove il giocatore mostra e suscita entusiasmo con prestazioni positive, fino a che intervengono i primi ostacoli: le sostituzioni, i risultati mancati, le inevitabili frustrazioni. A quel punto solitamente il rapporto tra Antonio e la società si compromette e il giocatore viene marginalizzato o ceduto. E’ un po’ come se, paragonando la vita di squadra al rapporto amoroso, Antonio andasse fortissimo nella fase di “innamoramento”, ma non riuscisse a tollerare le piccole delusioni e frustrazioni di quando l’amore si trasforma e passa alla routine della vita familiare.

Nella coppia, come nel gruppo (sportivo e non), funziona meglio chi riesce a capire che deve sacrificare parte della propria autonomia mettendosi al servizio di un progetto comune. E questo sembra un punto debole di Antonio. Almeno finora.

La domanda che in molti si fanno è proprio questa: “Antonio è sempre quello, o ha messo la testa a posto?”. Altre volte questa domanda è stata fatta e la risposta sembrava inizialmente affermativa, per poi smentirsi improvvisamente: eravamo nella fase di innamoramento!

É anche vero che tutti noi ci comportiamo in base agli insegnamenti che riceviamo, intendendo con questo le esperienze che facciamo e il senso che diamo loro. Per cui non è escluso che prima o poi Antonio possa cambiare idea sul proprio modo di stare in gruppo o di gestire i rapporti con gli altri o sull’inevitabilità o meno di stare in panchina qualche volta e ampliare il proprio modo di fare riuscendo a tollerare emozioni sgradevoli (ma necessarie) come l’insoddisfazione, la frustrazione, l’invidia, la noia dell’attesa. Solitamente però questi cambiamenti non avvengono gradualmente, come la crescita di un albero o la maturazione di un frutto, ma procedono “a salti”, grazie ad eventi che destabilizzano il nostro modo di fare e di pensare abituale, permettendo a nuove alternative di essere prese in considerazione.

In altre parole, che cosa deve ancora succedere all’uomo Cassano di così importante da permettergli di riconsiderare il proprio modo di fare? Del resto di esperienze “di vita” ne ha fatte tante: ha conosciuto l’amore e la rabbia dei tifosi, la complicità e il rifiuto dei compagni, la fiducia e la critica degli allenatori, le “stelle e le “stalle”, si è sposato ed è diventato padre, ha recuperato dopo seri problemi di salute.

Un’altra prospettiva potrebbe proporre l’idea che Antonio “funziona” finchè si sente apprezzato e amato in modo incondizionato (e questo è comunque coerente con la fase di innamoramento) e la soluzione potrebbe quindi essere quella di costruire attorno a lui un ambiente estremamente supportivo che lo protegga dalle frustrazioni. L’idea è interessante, se non altro perché ci permette di allargare il campo di osservazione dal caso-Cassano al sistema in cui Cassano andrà ad operare, assegnando anche a compagni, allenatore, presidente, ecc. competenze e possibilità in merito.

Questa idea nasconde anche un’insidia, poiché se l’idea di riuscire dove altri hanno tentato e fallito è spesso molto seducente, ci può portare a compiere degli errori di sopravvalutazione delle nostre capacità.

Come fare, infatti, nella pratica? Che effetto può avere sui compagni il fatto che, ad esempio, Antonio giochi sempre anche quando non è in forma, o che possa trasgredire alcune regole di comportamento senza venire sanzionato? A questo punto la palla passa all’allenatore (nuovo pure lui) che a prima vista non è sembrato molto soddisfatto del nuovo acquisto.

La letteratura (e l’esperienza) ci insegna che un gruppo per funzionare bene ha bisogno principalmente di tre ingredienti: una condivisione di tutti attorno a un obiettivo stimolante; la capacità di comunicare in maniera diretta, chiara e trasparente; un diffuso senso di equità nel trattamento dato e ricevuto.

In alternativa si creano cali di motivazione, malumori e conflitti tra le persone.

La presenza di Antonio (dell’Antonio che abbiamo conosciuto finora) rappresenta una sfida ad almeno due di questi elementi. Non ultimo, anche l’allenatore della Samp è un neo acquisto e vorrà darsi da fare per convincere l’ambiente di essere l’uomo giusto. Se pensiamo che oggi la caratteristica più apprezzata in un allenatore sembra essere quella di riuscire a imporsi sulla squadra (punto forte ad esempio di Mihailovic e fragilità contestata a Pippo Inzaghi), abbiamo un’idea di quanto sia effervescente la situazione in casa Samp.
(di Andrea Fini - del 2015-09-01) articolo visto 1582 volte

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