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Nicholas II Russia

ROMANOV ... UNA TRAGEDIA DEL XX SECOLO

Quali furono le decisioni che influenzarono il futuro della Russia e dell’Europa intera?

16 luglio 1918, Ekaterinburg, Russia. La famiglia imperiale composta dallo zar Nicola II, dall’imperatrice Alexandra Feodorovna (già Alice d’Assia) e dai figli Aleksei, Olga, Marja, Tatiana ed Anastasia, dopo una lunga umiliante prigionia fu arbitrariamente massacrata a colpi di arma da fuoco e baionette e i loro corpi mutilati ed occultati nelle oscure foreste degli Urali. La tragedia, per quanto resa nota al pubblico mondiale, fu politicamente occultata nei limiti del possibile. Ma come andarono effettivamente le cose? Quale fu la cronologia degli eventi che portarono a questo tragico epilogo?

La bibliografia post sovietica sull’argomento è ricca di particolari quasi mai contraddittori tra loro ed è su questi elementi che ho ricostruito sinteticamente questa vicenda citando antefatti necessari alla comprensione di quanto accaduto nel 1918. Fino al 1894 la Russia autocratica governata dallo Zar Alessandro III aveva tenuto sotto controllo grazie alle efficienti forze di polizia (Okrana) ogni malcontento proveniente sopratutto dalla realtà semindustrializzata del Paese localizzata per lo più nelle grandi città quali San Pietroburgo e Mosca. La Russia era un Paese profondamente scisso in classi che nulla avevano in comune tra loro: l’aristocrazia vicina al trono, la piccola nobiltà terriera, la borghesia composta da commercianti e ricchi industriali di varie etnie (maggiormente germaniche e semitiche), la classe operaia ed ultimi i contadini sparsi per tutto l’immenso territorio di oltre 20 milioni di kilometri quadrati che si estendeva dai confini con l’Europa occidentale fino alle coste del Pacifico.

Il rapido decorso della malattia di Alessandro III (una grave forma di nefrite) fu la causa scatenante di decisioni potenzialmente gravide di conseguenze. La famiglia imperiale russa, discendente di quel Michele Romanov che nel 1613 fu eletto zar per porre fine al periodo dei “torbidi”, era imparentata ormai con quasi tutti i regnanti europei e si calcola che dopo la morte di Caterina la Grande, nata Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst, la percentuale di sangue Romanov presente nelle vene dell’ultimo erede al trono fosse ormai ridotta ai minimi termini. Elencare in dettaglio la genealogia sarebbe un inutile fardello per chi avesse la costanza di leggere queste righe. E’ sufficiente scrivere che la madre di Nicola Aleksandrovjic, l’imperatrice Maria Feodorovna, era figlia del Re di Danimarca Cristiano IX e sorella di Alessandra, Regina d’Inghilterra e moglie di Edoardo VII. Pertanto Giorgio, figlio di quest’ultimi e futuro Re Giorgio V (nonno dell’attuale Regina Elisabetta II) era cugino di primo grado del fututo zar Nicola II ed entrambi erano nipoti della mitica Regina Vittoria d’Inghilterra.

Tutto ciò brevemente premesso, quali furono le decisioni che influenzarono il futuro della Russia e dell’Europa intera?

1) Nicola Romanov, erede al trono e primogenito dei 6 figli di Alessandro III (Aleksandr, Georgij, Ksenia, Olga e Michail) in netto contrasto con il parere dei genitori volle sposare frettolosamente a causa della fine imminente del padre la figlia secondogenita del Duca D’Assia e sua pro-cugina in quanto nipote della regina Vittoria d’Inghilterra.

2) La personalità della futura zarina, apparentemente angelica, che si dimostrò immediatamente prorompente ed insinuante anche se gli storici ammettono in linea generale che il suo atteggiamento era in perfetta buona fede. Ella abbracciò subito la religione ortodossa portando il suo zelo ai limiti del fanatismo entrando subito in conflitto con l’Imperatrice madre Marja Feodorovna (Dagmar di Danimarca).

3) La stampa nazionale russa, che appoggiata di concerto con le forze politiche dissidenti, etichettò subito la neo imperatrice (1894) con l’epiteto “la tedesca” creando un clima di diffidenza nei confronti della coppia imperiale.

4) La nascita dell’ultimo figlio, Alessio, dopo una serie di 4 femmine che risultò presto affetto da emofilia ereditata dalla progenie della regina Vittoria.

5) L’avvento dell’influenza a corte della inquietante personalità dello pseudomonaco Grigory Ephimovic Rasputin che fece presa inestricabile sul fanatismo religioso di Alessandra Feodorovna, convinta sostenitrice dei suoi poteri taumaturgici in favore dello stato di salute del figlio Alessio.

6) L’inevitabile isolamento dalla massa del popolo russo, dalla piccola nobiltà e dalla numerosa ed influente famiglia Romanov.

7) La disastrosa guerra contro il Giappone sfociata con la disfatta navale di Tsushima (1905) e i primi moti rivoluzionari dello stesso anno

8) Il precipitare degli eventi europei (giugno 1914, attentato serbo alla persona dell’Arciduca Ferdinando d’Austria); il tentativo di ingerenza nella politica russa del Kaiser Guglielmo II (cugino di primo grado dell’imperatrice); l’entrata in guerra della Russia totalmente impreparata ad affrontare un conflitto moderno su scala mondiale.

9) Il disinteresse ampiamente dimostrato della famiglia reale britannica nella persona del Re Giorgio V per la sorte dei parenti russi a causa dell’ingerenza laburista del governo di Ll0yd George chiaramente contraria ad un salvataggio in extremis con la concessione di asilo politico mentre in Russia imperversava la guerra civile tra bianchi e rossi

Tutte queste cause collegate e concomitanti favorirono l’avvento dei moti rivoluzionari sfociati nella rivoluzione del febbraio 1917 che provocarono la fine della dinastia con l’abdicazione di Nicola a favore del fratello Michail, e della controrivoluzione d’ottobre (un autentico colpo di Stato) da parte dei bolscevichi capeggiati da Iljc Wladimir Ulianov LENIN. Da quel momento in poi gli eventi che portarono alla tragedia oggetto di queste riflessioni precipitarono in modo irreversibile. Nicola II, che nel frattempo aveva assunto il comando supremo delle forze armate e che in quel febbraio si trovava al fronte mentre sua moglie aveva carta bianca nel governare la Russia fece ritorno a San Pietroburgo (22 marzo 1917) rimanendo confinato con la famiglia e il proprio seguito nel palazzo Alessandrovsky a Tzarkoe Zelo (attuale Puskin) fino al momento in cui per pretese ragioni di sicurezza e di incolumità non fu trasferito in Siberia per ordine diretto di Lenin. Nel frattempo si aggiunse un altro tragico evento: la morte di Rasputin il cui cadavere fu bruciato dalle truppe rivoluzionarie che stazionavano a guardia della cittadella e del parco imperiale. Autore del delitto fu il Principe Felix Yussupov, nipote acquisito di Nicola II.

Il tragico gioco di equivoci sta per avere un epilogo! Gli storici filosovietici sbandierano che Mosca pretende un processo pubblico mentre il futuro PCUS capeggiato da Sverdlov blocca il trasferimento della famiglia imperiale ad Ekaterinburg negli Urali e la imprigiona nella villa Ipatiev. Sembra quasi una prova di quanto accadrà in Italia alla caduta del fascismo….il governo provvisorio ordina e i partigiani dispongono. Dopo un avvicendarsi di guardie ed aguzzini (giugno-luglio 1918), Jakov Michajlovi? Jurovskij capo della delegazione di controllo decretò la fine fisica della famiglia: durante la notte tra il 16 ed il 17 luglio 1918, 11 persone tra famiglia imperiale e seguito, furono attratte con l’inganno in una stanza della loro “prigione” e massacrati a colpi di arma da fuoco e baionette. I corpi furono smembrati e parzialmente bruciati e successivamente e segretamente sepolti in una fossa comune senza contrassegni nella foresta circostante Ekaterinburg. Soltanto dopo la caduta dell’URSS gli archivi di Stato hanno consentito il ritrovamento delle salme attualmente tumulate nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo (ex Leningrado) ponendo anche fine alla leggenda della presunta sopravvissuta Granduchessa Anastasia.

Notizie finali estratte da Internet:

a) Dopo i fatti di Ekaterinburg, Jurovskij venne trasferito a Mosca, dove lavorò all’inventario degli oggetti personali, dei diari e delle carte intime della famiglia Romanov. Nel 1920, verso il termine della guerra civile russa, tornò a Ekaterinburg, ripresa dall’Armata rossa, e stilò un dettagliato racconto sulle circostanze e le modalità dell’eliminazione dei Romanov, rivelando anche l’esatta ubicazione della sepoltura. Nel 1934, nel periodo delle purghe staliniane, sua figlia fu arrestata e deportata in un campo di lavoro. Nel 1937, malato di cuore e di ulcera, venne ricoverato all’ospedale del Cremlino. Morì il 2 agosto 1938

b) Nel febbraio 1919, mentre si trovava in viaggio per varie conferenze in preparazione dell’ottavo congresso del partito, Sverlov si ammalò di influenza spagnola (secondo altre fonti di tifo), e morì poco dopo il suo rientro a Mosca, all’età di trentatré anni.

c) Lenin venne colpito il 25 maggio 1922 da un ictus che comportò una parziale paralisi del lato destro del corpo, tanto che fu costretto ad imparare a scrivere con la sinistra; solo il 2 ottobre cominciò a tornare all’attività, ma il 16 dicembre subì un secondo attacco. Il 23 dicembre riprese forze e lucidità ma le sue condizioni si aggravarono progressivamente. Dal 6 marzo1923 non fu più in grado di comunicare, fino alla completa paralisi ed alla morte avvenuta il 21 gennaio 1924.

Per il lettore interessato all’argomento si consigliano i seguenti testi:

John Bergamini, I Romanov, Dall’Oglio, 1971.

Robert K. Massie, Nicola e Alessandra, Traduzione di Augusto Ricciardi, Editoriale Nuova, 1981.
(di Andrea Cristiano - del 2015-09-01) articolo visto 3736 volte

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