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Mario Balotelli

IL RITORNO DI BALOTELLI

Cosa augurarsi dal ritorno in rossonero del calciatore e su cosa si fonda la possibilità che sia un successo?

Il ritorno a Milano di Supermario ha l’aspetto di una manovra conveniente a entrambi i soggetti: il giocatore potrà spendersi una “seconda possibilità” su un palcoscenico che conta; il Milan potrà – eventualmente – usufruire delle prodezze di un campione.

Questi sono i vantaggi del patto, o meglio, gli obiettivi che probabilmente hanno guidato la scelta di calciatore e società. Sulle fragilità di questo progetto, ovvero sulle possibilità che le cose non vadano esattamente come i protagonisti sperano si è detto già molto. Sulle risorse su cui invece il progetto può contare, invece, possiamo provare a dire qualcosa in più.

Il tema che emerge con più frequenza nelle varie analisi, in questo caso, riguarda il giocatore e il suo equilibrio, ovvero la possibilità – o meno - che Balotelli abbia messo “la testa a posto”. Questa domanda è sicuramente pertinente, ma quello che il più delle volte rimane sottotraccia è la possibilità che ha la società (il gruppo, la squadra, l’allenatore, la dirigenza, ecc…) di predisporre delle condizioni favorevoli in tal senso.

Siamo convinti che qualsiasi situazione sociale (e finora non abbiamo ancora trovato delle situazioni che riguardano le persone e che potremmo definire “non sociali”!) venga definita dalla relazione tra un soggetto e il contesto di riferimento, ovvero dalla capacità di una persona, un gruppo, una famiglia, una squadra, di funzionare in maniera soddisfacente svolgendo delle attività all’interno di un sistema di relazioni. Se cambia la natura delle attività o cambia la natura delle relazioni, cambierà anche la prestazione finale.

Per cui, se seguiamo questa idea, le domande devono essere come minimo due: cosa può mettere Balotelli a disposizione del patto con il Milan? Cosa può mettere il Milan a disposizione del patto con Balotelli?

Se prendiamo Balotelli e la sua possibilità di “cambiare la testa” ci muoviamo sul terreno delle scommesse (come per ciascuno di noi, peraltro). La richiesta assomiglia a quella fatta a Cassano dalla Samp che sembrerebbe avere incluso nel contratto addirittura una “clausola anti cassanate”.

Balotelli parte però da una posizione differente rispetto a Cassano.

Innanzitutto il suo modo di entrare in relazione con gli altri sembrerebbe, dall’esterno, meno apertamente conflittuale. Cassano pare essere uno che litiga, che provoca, che a un certo punto esplode; Balotelli pare invece uno che fa fatica a integrarsi nel gruppo, che si isola, che tende a spegnersi. Uno a cui si rimprovera di non essere all’altezza delle proprie potenzialità, o di credere troppo nelle proprie potenzialità, ma che sul piano strettamente relazionale (con i compagni, con l’allenatore) non sarà Mister Simpatia, ma non è neppure il primo degli attaccabrighe.

In secondo luogo Mario ha 25 anni e a quell’età è forse più facile (intendiamolo come “meno difficile”) piuttosto che con dieci anni di più, intervenire su aspetti del proprio carattere. Ci sono esperienze di vita che si sono fatte e molte altre che si devono ancora fare, con il loro carico di smarrimento, confusione, possibilità di crescita e di cambiamento. A questo proposito mi sembra che lo stesso Balotelli abbia dichiarato qualcosa in proposito rispetto alla recente paternità e alla recentissima scomparsa del proprio padre adottivo. Ed è proprio l’età del giocatore, a mio avviso, che può offrire al Milan la possibilità di “agganciarlo” e integrarlo di più nel gruppo.

Mario si è trovato a combattere con l’opinione pubblica fin da giovanissimo. La sua presenza, precocissima, in Nazionale ha sollevato dibattiti infiniti per l’opportunità o meno di schierare un centravanti coloured che facesse il protagonista. Il tema di fondo era più o meno velatamente questo. E si è trovato a fare “la bandiera” all’interno di un dibattito più ampio del calcio e della sua stessa, pur movimentata e luccicante, vita quotidiana. E le bandiere, si sa, attirano su di sé emozioni intense e pensieri che poco hanno a che fare con la razionalità. O ci conquistano, o non ci conquistano.

Un’idea può essere quindi quella che Balotelli sia cresciuto troppo in fretta senza riuscire a crescere effettivamente, ovvero che il suo talento, ma anche la sua statura simbolica ne abbiano da subito fatto un calciatore troppo ingombrante (ricordiamo sicuramente le attese quasi messianiche che abbiamo riposto in lui durante i Campionati Europei 2012) per consentirgli di maturare, nel frattempo, sotto il profilo dell’equilibrio, della misura, della consapevolezza di sé e della (autentica) sicurezza di sé.

Questo percorso di crescita si realizza giorno per giorno, facendo il tuo lavoro, vedendo che ti riesce bene (o meno bene) e capendo come migliorarti. Questo percorso si realizza proprio sul campo e funziona molto di più se hai la fortuna di incontrare qualcuno che ha esperienza e che ti vuole bene e si fa carico di accompagnarti in questa crescita. Un mentore, insomma.

Questo è quello da cui Balotelli potrebbe trarre beneficio: un compagno di squadra esperto, autorevole nel gruppo, cui appoggiarsi durante gli inciampi che farà (e ne farà di certo, chi non ne fa?) che lo aiuti a coltivare doti indispensabili come la pazienza, la tolleranza alle frustrazioni, la costanza negli impegni, ma che divida con lui anche i momenti piacevoli, che festeggi con lui quando è giusto festeggiare, che non lo faccia sentire “diverso”. Che non lo faccia sentire una bandiera.

Foto Balotelli pagina Facebook ufficiale Mario Balotelli
(di Andrea Fini - del 2015-09-13) articolo visto 1614 volte

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