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VIAGGIO TRA I NEMICI DEGLI USA

Gli “stati canaglia” sono un reale pericolo per il mondo o è solo propaganda?

Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, negli ultimi anni del suo secondo e ultimo mandato, ha visto precipitare letteralmente il suo indice di gradimento, attestato ormai intorno al 30%. Peggio di lui riuscì a fare solo Nixon in pieno scandalo Watergate, nel lontano 1974. Un sondaggio della rete tv AbcNews attribuisce all'attuale inquilino della Casa Bianca un singolare primato: è stato il Presidente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che più a lungo ha governato senza l'appoggio della maggioranza degli elettori. Il parere negativo su Bush è condiviso quasi all'unanimità da 109 storici di professione: al 98%, riporta il settimanale US News and World Report, hanno giudicato un fallimento i quasi otto anni di presidenza Bush mentre sei su dieci hanno bocciato Bush come il peggior Presidente della Storia. Nel 2004 solo l'11% degli storici aveva messo Bush in fondo alla hit parade presidenziale. Tra le ragioni della stroncatura: l'invasione dell'Iraq, i tagli di tasse ai ricchi, la disastrosa situazione economica e l'essersi alienato molte nazioni nel resto del mondo.
L'UNILATERALISMO AMERICANO Si può quindi dedurre come la politica estera sia stata, insieme all'economia, il tallone d'Achille dell'Amministrazione americana. Bush infatti, ispirato dai suoi consiglieri di rigorosa ispirazione Teocon, è stato il campione dell'unilateralismo, ignorando completamente i giganteschi cambiamenti sulla scena mondiale rappresentanti dalla nuova sfida del terrorismo (contro il quale sono inutili le armi nucleari ma servono sopratutto intelligence e collaborazioni ampie con i servizi del numero più ampio possibile di altri paesi), dal risveglio della potenza russa e sopratutto dalla comparsa sul palcoscenico di nuovi attori come Cina, India e Brasile che nel prossimo futuro saranno chiamati a svolgere ruoli sempre più attivi. La realtà attuale ci ha dimostrato come non sia più possibile, semmai lo sia stato, reggere le sorti del mondo esclusivamente dal tavolo dello Studio Ovale. Il Presidente americano, al contrario, ha fatto tutto quanto in suo potere per ridurre all'impotenza l'Onu, espressione stessa del multilateralismo, e accentuando ancora di più il ruolo degli Usa quale “gendarme del mondo” (naturalmente solo di quella parte di mondo con un qualche interesse strategico o economico).
L'ASSE DEL MALE L'unilateralismo americano ha portato diversi paesi, specie tra gli alleati tradizionali europei come Francia e Germania, a “smarcarsi” dalla politica di Bush, che è riuscito in poco più di un anno dalla tragedia dell'11 Settembre a distruggere con la guerra in Iraq quell'unità, anche emozionale, che si era creata tra tutti i paesi del mondo occidentale. A guastare il clima tra gli Usa e la gran parte della comunità internazionale ha inciso anche l'atteggiamento aggressivo ostentato spesso e volentieri dall'Amministrazione repubblicana nei confronti di diversi paesi (ad onor del vero, tutt'altro che delle specchiate democrazie).
Così nel corso degli anni Bush ha sfruttato ogni occasione per attaccare quei paesi che da tempo ormai si oppongono all'egemonia mondiale americana: in occasione del suo discorso sullo Stato dell'Unione del 29 gennaio 2002 il Presidente degli Stati Uniti ha introdotto l'espressione “Asse del Male” (“axis of evil”) in riferimento ad un ipotetico complotto di nazioni favorevoli al terrorismo internazionale e impegnate nello sviluppo di armi di distruzione di massa. Le nazioni esplicitamente citate da Bush in quella occasione sono state Iraq, Iran e Corea del Nord. Secondo l'ottica americana erano questi, insomma, gli “stati canaglia” che non rispettavano i diritti umani e che rappresentavano un grave pericolo non solo per gli Usa ma per tutto il mondo libero. Quando l'Iraq di Saddam Hussein è stato attaccato dalla coalizione angloamericana si è capito che l'”Asse del Male” non è stato uno slogan di politica interna ma rappresentava un manifesto programmatico di politica estera. A quel punto il mondo ha avuto realmente paura che per gli altri due paesi fosse solo questione di tempo, allargando di conseguenza la frattura tra gli Stati Uniti con i suoi più stretti alleati e il resto delle nazioni.
LO STORICO NEMICO IRANIANO Dopo la caduta di Saddam e l'inizio del nuovo corso a guida americana in Iraq (uscito di conseguenza dalla lista degli “stati canaglia”), il nemico numero uno degli Usa è rappresentato dall'Iran. Specialmente in seguito alla salita al potere dell'ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad, i rapporti tra Teheran e Washington si sono fatti tesissimi. Non che prima fossero buoni (hanno interrotto le relazioni diplomatiche dal 1979 in seguito alla crisi degli ostaggi) ma con i conservatori al potere nella repubblica teocratica i toni sono stati sempre più aspri e Bush più volte ha ventilato l'ipotesi dell'opzione militare. Oltre alle odiose dichiarazioni su Israele e la Shoah rilasciate da Ahmadinejad (francamente inaccetabili sotto ogni punto di vista), il vero pomo della discordia riguarda il dossier nucleare iraniano.
Gli ayatollah vogliono, infatti, entrare nel club dell'atomo mentre gli Usa si oppongono fermamente a questa ipotesi. Sebbene Ahmadinejad abbia sempre ripetuto che si tratti solo di un progetto per l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare e non per scopi militari, il pensiero corre subito alla malcelata volontà iraniana di dotarsi della bomba atomica, che da un lato metterebbe al sicuro l'Iran dal rischio di un attacco americano e dall'altro sancirebbe in modo definitivo il ruolo egemone di Teheran nell'area strategicamente vitale del Medio Oriente e dell'Asia Centrale. La possibilità che l'Iran possa dotarsi della Bomba A fa letteralmente tremare le vene ai polsi al suo storico nemico nell'area, Israele, che infatti ha già in serbo nel cassetto diversi piani per sabotare i siti scelti per l'arricchimento dell'uranio, senza scartare nemmeno l'intervento militare tout court. Il fatto che gli iraniani impediscano agli ispettori dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica di visitare le centrali aumenta le preoccupazioni di coloro che credono che la prossima area interessata da venti di guerra sarà proprio quella dell'antica Persia.
COREA DEL NORD: UN OSSO TROPPO DURO L'altro Stato al centro dell'attenzione da parte dell'Amministrazione Bush è stato la Corea del Nord. Questo paese, considerato da tutti una vestigia del passato, è l'ultima roccaforte del comunismo puro e duro ed è sottoposto ad un ferreo regime dittatoriale ereditario che ha provocato e tuttora provoca migliaia di vittime per fame e malattie. Secondo Amnesty International è una delle nazioni con la peggiore situazione riguardo i diritti umani e le libertà fondamentali ma nonostante questo triste primato gli Usa si sono dimostrati sempre maggiormente aperti al dialogo rispetto a quanto abbiano fatto o facciano con l'Iran. Il motivo di questa diversa impostazione risiede da un lato nella protezione della Cina, vicina politicamente e geograficamente, che non permetterebbe mai un attacco americano ai suoi confini, dall'altro lato invece nel piccolo particolare che la Corea del Nord, a differenza dell'Iran, è già una potenza nucleare, avendo avuto la tecnologia necessaria da Abdul Khan, il padre dell'atomica pakistana. Questo naturalmente cambia completamente le carte in tavola e obbliga Bush a scendere a compromessi con i satrapi nordcoreani, aprendo dei negoziati che vedono Cina e Giappone attori di primo piano in una delle aree più calde del pianeta.
DIBATTITO POLITICO La nozione di "stato canaglia" è propria quasi solo degli Usa, perciò è facile immaginare come l'espressione sia stata aspramente criticata da chi nel complesso disapprova la politica estera statunitense. Da più parti si sostiene, in proposito, che "stato canaglia" sarebbe sinonimo di "stato generalmente ostile agli Usa", o perfino di "stato oppositore degli Usa", in entrambi i casi senza che lo stato in questione ponga realmente (e necessariamente) una minaccia di più ampia portata. Secondo questa logica, l'Iran dotato di armi nucleari potrebbe sicuramente rappresentare un pericolo per la stabilità del Medio Oriente, considerati i suoi pessimi rapporti con Israele, e sarebbe davvero una minaccia per la pace mondiale ma non così era per l'Iraq di Saddam che pure era inserito tra gli “stati canaglia” ma, nonostante non vi fosse nessuna forma di libertà e nessun rispetto da parte della dittatura per il proprio popolo, non era in condizione di poter rappresentare un pericolo per la pace in quanto non aveva più un apparato bellico degno di questo nome e per di più non vi era traccia delle famose armi di distruzioni di massa sbandierate da Bush per giustificare un attacco che invece non aveva altro scopo se non quello di appropriarsi delle enormi riserve di petrolio irachene (rimarranno per sempre bollate col marchio dell'infamia le prove costruite ad arte sulla “smoking gun” e presentate all'Onu). Inoltre, si biasima la logica del "doppio peso e doppia misura", per cui il Pakistan, che pure non rispetta i diritti umani e platealmente viola i protocolli di non-proliferazione nucleare esportando tecnologia per armi atomiche, non è più considerato "stato canaglia" dagli americani da quando è loro alleato nella lotta al terrorismo.
(di Marco Di Giacomo - del 2008-11-30) articolo visto 6476 volte
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