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CENTOVOLTE FUTURISMO

20 febbraio del 1909 è la data della nascita del suo primo manifesto

DEFINIZIONE - Il primo movimento di avanguardia artistica è stato il Futurismo italiano dove ricorre il centenario il prossimo 9 febbraio 2009. Questo termine definisce un movimento che investe nell'arte un interesse ideologico e deliberatamente prepara ed annuncia un radicale rivolgimento della cultura e del costume, negando in blocco tutto il passato e sostituendo alla ricerca, un'audace sperimentazione per quanto concerne sia lo stile che la tecnica. Nel panorama della Storia dell'Arte, il Futurismo è il primo movimento che si dà un programma preventivo, che rompe decisamente con tutto il passato sostenendo di essere proiettato nel futuro, collocandosi in posizione volutamente polemica, se non addirittura provocatoria, nei confronti dei critici e degli oppositori.
La rivoluzione che per primo Filippo Tommaso Marinetti auspicava col suo “Manifesto del Futurismo” era in realtà la rivoluzione tecnologica: nella nuova civiltà delle macchine, gli artisti volevano affermare una partecipazione italiana a questa nuova esperienza; sentivano di aver trovato l'essenza superiore del progresso, attraverso i suoi simboli: l'automobile , il treno, l'aeroplano e la loro velocità.
Marinetti, violento e perentorio nel linguaggio, esalta “il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa e, per conseguenza, la macchina che con il motore moltiplica le forze dell'uomo inebriandolo di potenza: ”la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità”.
IL MANIFESTO DEL FUTURISMO - Non mancarono gli eccessi verbali e le dichiarazioni farneticanti, come l'agghiacciante e incredibile glorificazione della guerra, ”sola igiene del mondo” insieme alla conclamata superiorità dell'Italia destinata a riprendere il suo ruolo antico di dominatrice ed anche dell'uomo, l'elemento forte, sulla donna. E che dire della volontà di distruggere tutti i musei, le biblioteche e le città-museo come Firenze, Venezia o Roma, perchè centri di conservazione statica.
“E' dall'Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perchè vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, di archeologi, di ciceroni e d'antiquari.....Noi vogliamo combattere contro il moralismo, il femminismo.......!”.
In tutto furono quattro i “Manifesti” lanciati negli anni immediatamente seguenti: il Manifesto dei pittori futuristi (11 febbrai 1910), firmato da Boccioni, Carrà, Rùssolo, Balla, Severini; il Manifesto tecnico della pittura futurista (11 aprile 1910), firmato dagli stessi; il Manifesto tecnico della scultura futurista (11 aprile 1912), firmato da Boccioni; il Manifesto dell'architettura futurista (11 luglio 1914), firmato da Sant'Elia.
LA POETICA DEI FUTURISTI - La loro poetica si enunciava in questi termini: ”Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido”.....”Una figura non è mai stabile davanti a noi ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza dell'immagine nella rètina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo in corsa non ha quattro zampe: ne ha venti”.
Così nessun oggetto in movimento è rappresentato isolatamente; nel suo continuo spostarsi si modifica per l'influsso di ogni altro oggetto con cui si mette in relazione, non solo per i riflessi dei colori, ma anche per i reciproci rapporti delle forme che si compenetrano vicendevolmente: i corpi si espandono nello spazio, l'oggetto è “un nucleo dal quale partono le forze che lo definiscono nell'ambiente”. Per rendere il movimento nelle arti figurative, immobili per costituzione, il futurismo si serve principalmente delle“linee-forza”; poiché la linea viene percepita psicologicamente da noi con un significato direzionale, essa, collocandosi in varie posizioni, supera la sua natura di semplice segmento, per diventare “forza” centrifuga e centripeta, mentre oggetti e colori si sospingono in una catena di “contrasti simultanei”, determinando così il cosiddetto “dinamismo universale”.
L'EREDITA’ - Al di là delle polemiche e delle critiche, il Futurismo ci ha lasciato dei capolavori; valga per tutti il dipinto di Umberto Boccioni “La città che sale” che ci propone una visione estremamente dinamica, tanto da superare i limiti della cornice, con linee-forza pluridirezionali che sono sia quelle costituite dall'accostamento di colori in contrasto, sia quelle geometriche della prospettiva turbinosamente convergenti; è un flusso inarrestabile che ci sottrae la possibilità di soffermarci su un singolo elemento.
Senza dubbio, nel panorama decadente della cultura italiana di quegli anni, che si attardava nella stanca ripetizione di motivi ottocenteschi, ma che avrebbe dovuto raccogliere l'eredità del “verismo sociale” di Fattori, di Signorini, di Pellizza da Volpedo, esprimendo i sentimenti collettivi di un'intera popolazione, il futurismo ha avuto il merito di scuotere con violenza gli ambienti culturali e di inserirsi nel vivo delle più moderne correnti internazionali.
(di Sabina Di Rado - del 2008-12-27) articolo visto 4937 volte
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