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IL CONCETTO DI BELLEZZA E’ MUTEVOLE O ASSOLUTO?

è ancora, giudizio “soggettivo” oppure “oggettivo” di bellezza?

GIUDIZIO SOGGETTIVO ED OGGETTIVO - Il giudizio “soggettivo”, come dice il termine stesso, è esclusivamente personale; il giudizio oggettivo appartiene invece a noi Tutti e per definizione si chiama “Estetica”. Come ci si comporta di fronte alle cose che ci circondano, quando dobbiamo darne una valutazione di tipo estetico? Antico dilemma che, vedremo, non ha poi tanta ragion d'essere perché il concetto di bellezza è un fatto in gran parte soggettivo, ma si fonda su una serie di elementi culturali e soprattutto psicologici ai quali non possiamo sfuggire e che ci condizionano in maniera inconsapevole. Ad esempio nel contesto moderno, l'utilizzo della bellezza a fini commerciali è una questione controversa della “guerra culturale”, all'interno della quale si può affermare che tale utilizzazione promuove una percezione dogmatica (il Mito del Bello) piuttosto che virtuosa della bellezza.
LA BELLEZZA DI IERI - Facendo un po' di storia, vediamo che per Platone la bellezza resta una cosa sacra, ma fa parte del mondo della filosofia: guida l'uomo verso il mondo delle idee. Per Aristotele e più tardi per il Rinascimento invece, la bellezza è sinonimo di misura e proporzione, espresse dalla scienza matematica. Fino al XVIII secolo tutto ciò che è ritenuto bello viene copiato e riprodotto dagli artisti. Kant poi, pensa che il bello sia qualcosa che si percepisce intuitivamente: secondo lui non ci sono “principi razionali” del gusto, tanto che l'educazione alla bellezza non può essere espressa in un manuale, ma solo attraverso la contemplazione stessa di ciò che è bello. Più recentemente viene riconosciuto anche il prodotto dell'immaginazione e della fantasia dell'artista che si sente libero di superare canoni prefissati e regole da rispettare. Possiamo affermare che almeno per quanto riguarda l'arte vi sono dei criteri obiettivi per valutare un'opera: criteri classici, che sono l'armonia tra le singole parti e il tutto, rispetto dei canoni, simbolismo, simmetria; criteri moderni che sono: accettazione da parte della critica, messaggio sociale, novità espressiva, onirismo, provocazione, stilizzazione, surrealismo.
LA BELLEZZA OGGI - Arrivando ai giorni nostri, l'arte contemporanea non pensa più alla bellezza in senso classico, anzi si ha l'impressione che la produzione di cose belle non sia più lo scopo dell'arte; da tutto ciò deriva la naturale conseguenza che non può più esistere un giudizio oggettivo di bellezza. Se questa è la situazione per quanto riguarda il mondo dell'arte, altre considerazioni si aggiungono quando ci troviamo a valutare l'aspetto di una persona oppure oggetti tra i quali sceglierne uno da acquistare; cosa ci guida, quali elementi risulteranno determinanti per la nostra scelta?
Poniamo quindi, la bellezza da una parte e il gusto dell'osservatore dall'altra; ebbene questi due termini sembrano inscindibili, in quanto concepire una bellezza indipendente da un qualche osservatore che stia lì per goderla, equivale a pensare ad un quadro bellissimo dimenticato in una cassaforte o ad un fiore raro che cresce in mezzo ad una foresta invalicabile (mancando un osservatore, esiste la bellezza?); questi oggetti mancano del tutto di quel carattere di interazione pratica con un'intelligenza percettiva.
Se vogliamo dunque analizzare il fenomeno bellezza, alla luce delle più recenti scoperte nel campo della psicologia, volendo comprendere quali sono i meccanismi che ci portano ad una valutazione estetica, dobbiamo necessariamente far ricorso allo studio dei fenomeni percettivi, come ci ha indicato Rudolf Arnheim, che è stato docente di psicologia dell'arte presso l'università di Harvard, il quale ha fondato la sua trattazione sui più recenti principi della psicologia della Gestalt.
Quando i nostri sensi ci trasmettono sensazioni piacevoli che si avvertono istantaneamente durante l'esperienza e che tendono a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo (consciamente o inconsciamente filtrato da un canone di riferimento che è già in nostro possesso) è allora che stiamo osservando o ascoltando o toccando qualcosa di bello. Il canone di riferimento di cui si parla può essere acquisito per istruzione, per consuetudine sociale, per una precedente esperienza analoga a quella che stiamo vivendo, che il nostro cervello ha memorizzato e che ci restituisce come risposta positiva allo stimolo ricevuto all'esterno.
(di Sabina Di Rado - del 2009-02-05) articolo visto 27851 volte
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