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GABRIELE SALVATORES, REGISTA DELLA RICERCA INTERIORE E DEL VIAGGIO

ritratto professionale di un protagonista del cinema italiano degli ultimi venti anni: il confronto coi maestri del passato è impari, ma lui tiene alta la bandiera

L’IO RIGENERATO SOTTO IL SOLE DEL MEDITERRANEO - Se c’è un regista che ha trattato approfonditamente la tematica del viaggio, questi è proprio Gabriele Salvatores. Films come Marrakech Express, Turnè, Mediterraneo hanno il sapore del gusto per la conoscenza, per l’incontro di realtà nuove e affascinanti, oltre che costellate da imprevisti. I protagonisti sono novelli Ulisse che scandagliano, spinti da un evento scatenante che li spinge a partire, lati inesplorati del proprio Ego.
Se nella prima produzione di Salvatores l’Ego si fa più luminoso, e si riscopre vivo e splendente, magari grazie anche al sole e ai paesaggi del mediterraneo, in “Quo vadis baby?” e nel penultimo “Come Dio comanda” si esplorano lati più negativi dell’animo umano. Mediterraneo incantò la platea mondiale con la sua solarità, il dileggio della guerra e del totalitarismo di un esercito che si trova inaspettatamente “in vacanza”. Si conquistò infatti l’Oscar come miglior film straniero oltre a tre David di Donatello e un Nastro d’argento.
DALLA FASE SOLARE ALLE ZONE D’OMBRA - Salvatores ha già 58 anni, e non sembra. Ancora giovanile nell’aspetto, lo rimane nella sua attività di regista proponendo un linguaggio filmico diretto ma vicino al gusto e alla sensibilità italiane. Sono passati ormai 21 anni circa da Marrakech Express, dove un rigenerato Diego Abatantuono (che aveva da poco abbandonato la sua macchietta grazie al film “Regalo di Natale” di Pupi Avati) si divertiva, insieme ad altri attori di tutto rispetto, a giocare la sua famosa partita a calcio nel deserto. Ha saputo però mutare pelle, e si può dire che già Nirvana fosse un cambiamento di rotta.
NIRVANA, ESEMPIO ESTEMPORANEO DI FANTASCIENZA “ESISTENZIALE” - Solo apparentemente privo di contenuti profondi, quello che si può annoverare tra i pochi prodotti di fantascienza tra le pellicole italiane, interpretato da un ottimo Christof Lambert, Stefania Rocca e Sergio Rubini, cela messaggi esistenziali che fluttuano nella mente dell’uomo moderno come in quella degli avi. Sono gli stessi temi che vengono proposti sotto forme nuove. La vita virtuale ripropone antichi dubbi sull’autenticità delle nostre azioni e dei nostri schemi mentali. E uno strepitoso, ancora una volta, Abatantuono in versione videogioco prende coscienza del proprio status “umanizzandosi” e andando controcorrente, smascherando la falsità del mondo che lo circonda. Salvatores utilizza il suo Nirvana come invettiva contro un mondo dominato dalle multinazionali.
COME DIO COMANDA - Senza fare torto ad altri lavori che meritano una recensione approfondita, come Denti e Amnèsia, vorrei soffermarmi su “Come Dio Comanda”. E’ un film che desta immediata curiosità, in quanto interpretato dallo stesso autore del libro di cui è tratto. Sarebbe stato più logico che Filippo Timi, astro emergente della letteratura italiana si dedicasse anche e soprattutto al soggetto e alla sceneggiatura, eppure egli si mette unicamente a disposizione dl regista, da attore puro alla sua prima interpretazione. Come riesca a recitare è una ennesima sorpresa che il brillante scrittore Timi ci regala, visto che è balbuziente. Come se non bastasse, egli impersona un personaggio duro, lontano dal suo modo di essere. E’ un padre balordo e filonazista, che non può evitare di sconvolgere anche la vita del figlio, benchè nella sua mancanza di equilibrio tenti di dargli una educazione. Verrà accusato di omicidio, viste le sue attitudini violente, ma a volte le cose non sono come sembrano.
GLI ATTORI CARI A SALVADORES - Ci sono attori che, più di altri, vengono associati al cinema di Salvatores. Sono quelli dei primi films di successo, un gruppo di attori molto compatto che si segnalò verso la fine degli anni ’80 nel programma comico “Emilio” e nella sit-com “Zanzibar”, serie interessante e pungente, che anticipava temi come l’immigrazione, risultando calzante anche nelle piccole storie della vita quotidiana.
Fabrizio Bentivoglio, milanese, classe 1957, dotato di bell’aspetto e adatto ai ruoli di buono, ha lasciato il segno negli ultimi venti anni della cinematografia italiana, e percorrere un tragitto a ritroso nei suoi film ci fornisce un interessante specchio di quali siano i gusti più dei nostri registi. Ne emerge un cinema sicuramente privo di quella carica intellettuale superiore degli anni ’60 e ’70, più immediato nella lettura, ma comunque di buona qualità. Uno dei picchi della carriera di Bentivoglio è “Pianese Nunzio, quattordici anni a Maggio”, in cui ha un ruolo da protagonista. E’ un personaggio positivo e cattivo al tempo stesso: è un prete pedofilo che cela dentro di sé una strana visione della fede, e non osando esternarla la affida al suo registratore vocale. Intreccia un rapporto di affetto che poi degenera nell’erotismo con un ragazzino di 13 anni. D’altro canto però salva i bambini dalla strada, e combatte coraggiosamente contro la Camorra. Alla fine però verrà arrestato, poco dopo avere inscenato una personale Via Crucis. I boss attueranno una strategia per indurre il bambino a denunciarlo. Un pedofilo viene smascherato, ma al tempo stesso la criminalità organizzata segna un altro punto a suo favore.
Silvio Orlando non ha bisogno di presentazioni. Si segnalò nel 1988 nel film Palombella Rossa, in cui si tracciava uno scenario politico ormai oggi desueto. Tuttavia in quel film Moretti scoprì che di Silvio Orlando ce ne sono pochi. Come Moretti stesso ha affermato in una intervista, “Non c’era bisogno di dargli troppe indicazioni: uno come Silvio Orlando non ne ha assolutamente bisogno”. Basta una frase come questa per definire questo artista, che ormai vanta una grande carriera. Strepitoso protagonista In Sud, di Salvatores, in Nirvana ha invece una piccola parte in cui impersona un gestore d’albergo.
Diego Abatantuono, nei film con Salvatores, sembra non recitare, ma impersonare se stesso, come se la telecamera non esistesse. In Mediterraneo vi è forse la sua collaborazione più importante con Salvatores, in cui dirige uno scalcinato manipolo di soldati italiani della seconda guerra mondiale. Rimane impressa la sua immagine di Sergente che tenta di fare il duro, ma che poi si lascia blandire da un’inaspettata situazione favorevole, in cui non è costretto a combattere, la popolazione dell’isola lo accoglie con favore, e i suoi uomini hanno campo libero perché sul posto trovano quasi unicamente donne, eccetto un sacerdote e poche altre figure maschili. Nel momento in cui la guerra finisce e i soldati devono tornare a casa, copre un suo subalterno (Giuseppe Cederna) che rimane sull’isola per stare con la bellissima prostituta del posto, da lui convertita all’amore.
Giuseppe Cederna è uno degli attori più presenti nella prima produzione di Salvatores. Inscena sempre personaggi sensibili, leali, dall’attitudine intellettuale. Nel 1983 fece il giullare in una pubblicità della Pavesi, mentre nel 1990 fu protagonista con Massimo Ghini e Fabrizio Bentivoglio di Italia Germania 4-3, rimpatriata tra vecchi amici del liceo che si incontrano dopo tanto tempo. L’incontro all’inizio sembra piacevole e frivolo, ma nelle storie dei tre amici languono dei retroscena che durante la serata trovano sfogo, mentre guardano la registrazione della partita Italia-Germania 4-3 del 1970.
(di Andrea Russo - del 2009-02-07) articolo visto 2285 volte
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