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VECCHIA GLORIA A CHI?

Nel panorama musicale italiano non brillano, dimenticati da tempo. Eppure all’estero sono ancora seguitissimi, con un grande riscontro nelle vendite dei dischi. Chi sono? Scopriamolo assieme

I TEMPI CHE CAMBIANO - Ci sono cantanti ormai non più giovanissimi, che hanno posto nel loro cammino delle pietre miliari importanti nella storia della musica italiana. C’è chi ha brillato per poche stagioni, c’è chi è stato in voga per decenni. Del resto, lo stesso Gianni Morandi, negli anni ’80, ha rischiato di essere lasciato nell’oblìo nel nostro paese. Arrivarono però dei films e la collaborazione con Lucio Dalla che lo riportò in voga. C’è chi continua a proporre sempre le solite tre o quattro canzoni nei programmi della domenica italiana, e c’è chi ancora produce dischi nuovi, come Toto Cutugno. In questa categoria, senza voler fare una lista esaustiva, prenderemo ad esempio i seguenti artisti: Toto Cutugno, i Ricchi e Poveri, Little Tony, Mino Reitano.
SALVATORE “TOTO CUTUGNO”, UN SIMBOLO PER MOLTI EMIGRANTI - Era il 1982 quando L’Italia vinceva i mondiali proprio contro la Germania Ovest, dove risiedevano e risiedono ancora centinaia di migliaia di emigranti e figli di emigranti del Belpaese. Alcuni non si sono mai adattati pienamente alla nuova nazione, restii a perdere quel calore umano che, in altre parti del mondo, lascia il posto ad una maggiore riservatezza. Anche per coloro che ogni giorno vedevano la nuova casa come un posto alle volte ostile, quella serata in cui Tardelli segnò il definitivo 3 a 1 che ci assegnava la coppa volle festeggiare per strada, cantando canzoni come “L’Italiano”. Diventò una canzone simbolo degli italiani all’estero, lontana da stereotipi lontani, seppure non fosse, a onor del vero, classificabile come un brano sofisticato. Era una canzone popolare, spontanea, immediata, come il ritornello, che irrompeva all’inizio e coinvolgeva anche milioni di stranieri, nelle zone più impensate del globo.
Un amico straniero, una volta mi disse: pensa che noi tutti la cantavamo, quella canzone, senza sapere una parola d’italiano, senza sapere che cosa significasse. Miracoli delle sette note. Tante cose si potrebbero dire di Toto Cutugno, della sua partecipazione come autore al “clan” di Celentano, della sua vittoria al festival di Eurovision, dei suoi sette secondi posti a San Remo, oppure del suo carattere irascibile, che lo portò in tv l’anno scorso, a polemizzare con la Dj Anna Pettinelli che non faceva mistero di non apprezzare la sua musica: “Questo disco uscirà in Germania, in Russia, In Canada, Negli stati Uniti e in tanti altri paesi, alla faccia della Pettinelli” disse.
UN FILO CONDUTTORE UNISCE QUESTI CANTANTI: IL SUCCESSO TRA GLI ITALIANI ALL’ESTERO - Un’altra canzone ha rappresentato gli italiani all’estero ancora prima dell’Italiano, “Che sarà”, cantata dai Ricchi e Poveri. Pochi sanno che questa canzone fu vissuta come un dramma artistico ed esistenziale per uno dei suoi autori, Gimmy Fontana. L’autore di “Il mondo” aveva scritto questo pezzo insieme a Franco Migliacci e a Carlo Pes, e il suo produttore presso la casa discografica “Ricordi” gli aveva promesso che sarebbe stato lui a cantarlo. Gimmy Fontana andò ad incidere “Che sarà” in America con Josè Feliciano, tornò in Italia, e gli dissero che questa canzone, poteva stargli bene o no, a San Remo (era il 1971) l’avrebbero portata i Ricchi e Poveri. La delusione fu aumentata proprio dal fatto che questo pezzo divenne un grande successo, e il buon Jimmy fu così scosso che abbandonò le scene per molto tempo. Fatto sta che quel “Che sarà” è ancora adesso uno dei cavalli di battaglia dei Ricchi e Poveri, interpreti di un’atmosfera giocosa passata, ma che spopola ancora nell’est europeo e in Russia, oltre che in tanti altri posti.
ALLEGRIA DEI RICCHI E POVERI - I Ricchi e Poveri, che inizialmente erano in quattro (Franco Gatti, Angela Brambati, Angelo Sotgiu e Marina Occhiena (poi distaccatasi), oltre a rappresentare una concezione della canzone che è sparita per far posto ad un maggiore intimismo e ad un taglio meno popolare, sono stati un modello anche per gli “Abba”. Sono inoltre un motivo d’orgoglio per l’italiano che, andando all’estero in vacanza ancora oggi, nel 2009, si ritrova a ballare le loro canzoni in discoteca, con sua grande sorpresa. Sicuramente i Ricchi e Poveri fornivano e forniscono un esempio di genuinità e di positività preferibile a quella di tanti cantanti odierni. Basta ascoltare Mamma Maria, Voulez vous danser, (che mi è capitato di ascoltare tradotta in francese), ”Se mi innamoro” (Primo posto a San Remo ’85) “Piccolo amore” ,”Sarà perché ti amo”, per comprendere quella semplicità e innocenza che ora non si respira più.
LITTLE TONY - Quando ho appreso, alcuni anni fa, del suo infarto, in nord america, non potevo crederci: Little Tony, così giovanile e in forma, l’eterno ragazzo, iniziava ad accusare i colpi inferti dal tempo. Eppure Little Tony non è certo una vecchia gloria per intere porzioni del globo, oggi come un tempo, nel 1970, quando “Cuore matto” era primo in classifica in Turchia.
MINO REITANO - Un ricordo particolare va poi a Mino Reitano, il ragazzo di Calabria, recentemente scomparso. Mino Reitano raccontava anche nelle sue canzoni la sua esperienza di emigrante che ce l’aveva fatta. Schernito addirittura in “Sono pazzo di Iris Blond” di Carlo Verdone, in cui pure si era prestato con entusiasmo a cantare, anche in tv veniva trattato con una certa ironia. Ciò avveniva perché Mino Reitano era uno semplice, spontaneo, a volte ignaro della sua stessa ingenuità. C’era chi sogghignava ad esempio quando raccontava di avere suonato con i beatles, in una session, a Londra, negli anni ’60. Ma lui ci aveva cantato veramente con i quattro di Liverpool, e lo raccontava con la spontaneità e la immediatezza del ragazzo di provincia che vuole condividere una cosa bella con gli amici. La gioia dei suoi occhi non mentiva, come è possibile poi controllare dalle testimonianze storiche vere e proprie. Alcune sue canzoni: “Avevo un cuore”, “L’Uomo e la valigia”, la bellissima “Una ragione di più”, scritta per la voce di Ornella Vanoni, “Italia”, scritta da Umberto Balsamo.
ALTRI CANTANTI - Potremmo parlare anche, senza per questo esaurire l’argomento, di Riccardo Fogli, ex membro dei Pooh e poi avviatosi ad una brillante carriera da solista, oppure di Pupo: col suo eterno volto da bambino, che in Russia è sempre ben accolto. Aveva giocato tutti i suoi soldi a carte, riuscendo poi a riprendersi, ha mille fidanzate sparse in italia e nel mondo, e si è rivelato un ottimo presentatore televisivo negli ultimissimi anni.
Orietta Berti, altra vecchia gloria che all’estero è amatissima, insieme ad Iva Zanicchi impersona, un po’ forzatamente, l’esempio della casalinga nostrana, ruspante e diretta. Tutti noi però ben sappiamo della loro vita da star, che non puo’essere ricondotta semplicemente a quella di donna di casa.
Nicola di Bari, al secolo Michele Scommegna, fino a pochi anni fa era uno dei leader incontrastati delle radio sudamericane, con grande successo tra le donne di Brasile e Venezuela, ad esempio, prima che Eros Ramazzotti, anche per questioni anagrafiche, non gli rubasse lo scettro del più amato del mondo latino. Eppure Vagabondo, Chitarra suona piu’ piano, sono pezzi che contengono, oltre che una grande bravura, anche una certa raffinatezza dei testi. Lo stesso dicasi per “I giorni dell’arcobaleno, trionfatrice al Festival di San Remo nel 1972, in una fantastica doppietta che ripeteva la vittoria dell’anno prima con “Il cuore è uno zingaro”, portato in coppia con Nada.
Non possiamo non citare però La prima cosa bella, Ti fa bella l’amore e “Il mondo è grigio il mondo è blu”, tratta da una canzone francese, “Così ti amo”, tratta da “To love Somebody” dei Bee Gees prima maniera (chitarristici e figli dei fiori e non ancora discotecari).
(di Andrea Russo - del 2009-02-18) articolo visto 2185 volte
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