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RIDUZIONE DELLA CO2: INTERVENIRE MA CON REALISMO

dibattito Clima-Economia tra UE e Italia. Prestigiacomo: “guardare lontano, ma con i piedi per terra”

L’inquinamento dell’ambiente è connesso, per quando riguarda le diverse attività umane, al consumo di energia che viene prodotta in gran parte dai combustibili fossili. Dall’uso di quest’ultimi la produzione e l’emissione in atmosfera dell’anidride carbonica è sempre maggiore. L’anidride carbonica è il più importante gas serra prodotto dai processi di industrializzazione ed è responsabile del 90 % del forzante radiativo (radiative forcing ? W m-2) degli ultimi 10 anni. Alcuni scienziati hanno dimostrato che le concentrazioni globali in atmosfera di anidride carbonica, dal 1750 ai giorni nostri, sono notevolmente aumentate superando i valori preindustriali. Tale concentrazione, grazie all’equilibrio tra atmosfera - biosfera - oceani, è rimasta costante (280 ppm) nel periodo preindustriale. Da misurazioni effettuate nel 1958 alle Hawaii (monte Mauna Loa) a circa 4.000 m di quota, si è evidenziata una concentrazione media di CO2 pari a 316 ppm; salita a 370 ppm nel 1998; a 379 nel 2005. Nel 2005 si supera notevolmente il range naturale degli ultimi 650 mila anni. Da quando sono iniziate le misure dirette in atmosfera, soprattutto nell’ultimo decennio (1997/2007), si è notato che il tasso di crescita della CO2 è stato il più alto (media di 2 ppm annue). Attualmente le concentrazioni della CO2 atmosferica ha raggiunto le 385 ppm. Si prevede che verso la fine del secolo saranno 600÷1000 ppm. Sempre secondo alcuni scienziati si ritiene che non si debba oltrepassare la concentrazione dei 450/650 ppm, in caso contrario si rischierebbe di superare i 2 °C di aumento delle temperature medie (oggi siamo sull’ordine di 1 °C).
VERSO IL PROTOCOLLO DI KYOTO - Fin dal primo Rapporto dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change del 1990, le valutazioni delle proiezioni suggerivano aumenti per decennio delle temperature medie globali comprese fra 0.15 °C e 0.3 °C. Conciliare lo sviluppo economico con la protezione dell'ambiente significa ridurre le emissioni di gas clima-alteranti. Ciò non è solo una necessità, ma rappresenta per tutto il Pianeta una straordinaria opportunità di innovazione tecnologica. Se tale realizzazione sarà gestita in modo corretto, rapido ed efficace; i benefici potranno superare di gran lunga i costi.
Il clima della Terra sta cambiando, un’occasione per guardare oltre è stato il Protocollo di Kyoto. Quest’ultimo è il risultato di accordi che obbligano sia i Paesi industrializzati che quelli ad economia in transizione (Paesi dell’Est europeo) ad operare una drastica riduzione delle emissioni clima-alteranti in atmosfera. Tali accordi sono ancora in corso per la mancanza di adesione di alcuni Paesi: ad oggi è stato sottoscritto solo da 181 Stati. Come punto di partenza ci si basa sui livelli di riferimento del 1990 (complessivamente il 5% entro il 2012); come punto di arrivo il quinquennio 2008/2012. Il Protocollo, firmato nel 1998, è entrato in vigore nel 2004 con la ratifica della Russia, paese responsabile del 17,4% delle emissioni mondiali. La politica europea ha sostenuto le strategie internazionali, incoraggiando i singoli Paesi alla ratifica del Protocollo. L’impegno di ogni singolo Stato varia in base alle proprie potenzialità: i Paesi della Unione Europea (UE 15) hanno fissato una riduzione dell'8%; gli Stati Uniti del 7%; il Giappone, Canada, Polonia ed Ungheria del 6%; la Croazia del 5%; l'Italia ha assunto l'obbligo di una riduzione del 6.5%. Il Governo italiano sostiene che per ottenere tale riduzione si dovrebbe affrontare una spesa tra i 18 e i 25 miliardi di Euro l’anno. In un Paese già così in crisi, c’è quindi bisogno di più tempo per risolvere sia il problema economico che quello della riduzione delle emissioni clima-alteranti. Le associazioni ambientaliste (WWF - Greenpecace - Legambiente - Kyoto Club) disapprovano la decisione dell’Italia di attendere ulteriormente per l’attuazione del pacchetto Clima UE evidenziando il favoreggiamento del Governo all’utilizzo delle fonti nucleari e bloccando quello delle fonti rinnovabili. Francesco Ferrante, membro dell’Esecutivo Nazionale degli Ecodem (Ecologisti Democratici), riafferma come il Governo per favorire il nucleare sopprime sia l’ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), che la ricerca sull’energia alternativa. Il pacchetto europeo Clima-Energia (direttiva 20-20-20) prevede una riduzione del 20% delle emissioni inquinanti; un’aumento del 20% delle energie rinnovabili e una crescita dell’efficienza energetica del 20%. All’Italia il pacchetto avrebbe una rilevanza annua dell’1,14% del Pil nazionale senza risultati ambientali, visto che l’incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sarà dello 0,03 % e per tutta l’UE del 2/3%.
Secondo il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in prospettiva dell'appuntamento del vertice internazionale sul clima che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009, l’obiettivo non è quello di insistere ad affrontare un forte impatto economico senza risultati ambientali, ma quello di persuadere ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni dei gas serra anche la Cina, gli USA e l’India. Il Ministro dell’Ambiente del “Governo ombra” Ermete Realacci sostiene che l’errore dell’Italia è stato quello di non aver mai dato strumenti per raggiungere l’obiettivo del Protocollo di Kyoto (riduzione del 6,5% delle emissioni). Rifacendosi al dibattito relativo il pacchetto Clima Realacci sostiene che sarà lo Stato a dover pagare le sanzioni nel 2012; dovranno essere le imprese ed il Governo a cambiare atteggiamento per superare la crisi. A dare un giudizio negativo sulla riduzione dei gas serra è il rapporto dell’Organizzazione non Governativa - German Watch - con il suo Climate change performance index 2009, che dà all’Italia il 44° posto rispetto ai 57 Stati a maggior emissione di CO2 a livello mondiale. In futuro, in tale rapporto, si ipotizza un ulteriore peggioramento della situazione. Infatti l’Italia, insieme alla Polonia, sul piano internazionale è giudicata negativamente per i vari tentativi di sabotare il pacchetto. In conclusione, secondo il Ministro Prestigiacomo, la vera sfida sui cambiamenti climatici va di pari passo con quella per la crescita economica dei paesi in via di sviluppo. Tale tema sarà ripreso ed ampliato in occasione del G8 ambiente che si svolgerà in Italia nell’Aprile 2009.
(di Daniele Berardi - del 2009-02-18) articolo visto 1575 volte
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