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ALLA RICERCA DEL RELAX DIMENTICATO

la ricerca del benessere come priorità di molti. Ma è un lusso troppo grande o può essere alla portata di tutti?

QUEL SILENZIO INACCESSIBILE - Fino a non molto tempo fa per concederci un po’ di relax, in fondo, bastava poco: se ad esempio ci si voleva recare in mete marittime occorreva solamente (si fa per dire..) un’automobile ed una dose non indifferente di pazienza per sgominare il disagio delle lunghe percorrenze. Adesso se ci si vuole realmente rilassare, magari allontanandoci dai rumori e dallo stress psicofisico che la vita quotidiana moderna c’impone smodatamente, non si rivela sufficiente la semplice gita ‘fuori porta’, al mare o in montagna che sia. Infatti anche questi luoghi, in ossequio alla modernità dei tempi che tutto rovina, sono divenuti poco inclini al relax propriamente inteso, fra musica ‘a palla’ (ovvero ad altissimo volume), animatori turistici urlanti, carovane pubblicitarie e mezzi invasivi di svariata natura, frutto di una privatizzazione selvaggia di spiagge, mari e monti che da anni purtroppo caratterizza la penisola di marca etrusca.
Come se non bastasse, noi italiani siamo diventati un popolo esigentissimo, parificando lo svago tradizionale alla banalità assoluta. La gente d’oggi richiede, infatti, sempre più coccole, non solo per la mente ma anche per il proprio corpo, ed è così che scopriamo di colpo la necessità di recarci ad esempio in un centro termale, ‘beautyfarm’ per tutti i gusti o di trascorrere diversi giorni in una nave-crociera da sogno con ogni sorta di confort, sospinti di certo dai sempre più accattivanti messaggi pubblicitari, vere tentazioni per i vacanzieri doc, i quali, estremizzando, sono parificabili, scherzandoci su, a “zingari” senza fissa dimora… Ed a farne le spese è (manco a dirlo) sempre “lui”, il portafoglio.
LA QUIETE ASSOLUTA E’ PREROGATIVA DI POCHI - Spesso per trovare la quiete, quella pura come acqua di sorgente, ci si spinge ai margini della fantasia, dislocandoci temporaneamente in luoghi che sono esclusiva di pochi fortunati, ultimi superstiti di una cerchia di ‘ricercatori del rilassamento’ dei sensi a tutto tondo. Da alcuni anni, infatti, specie negli Stati Uniti, si stanno diffondendo moderatamente degli “Istituti del Silenzio”, una sorta di alberghi a 5 stelle dove, pensate, regna la semi totale assenza di qualsivoglia forma di rumore che possa, pur minimamente, recare disturbo ai facoltosi clienti. Naturalmente, com’è facile intuire, ciò è un lusso che soltanto una minoranza può darsi facoltà, giacché alla maggior parte non rimane il concedersi un silenzio interiore inerente probabilmente il proprio inconscio.
A prescindere da tali estremizzazioni di rilassamento, il tutto deve indubbiamente farci riflettere sull’importanza di quella parola, cui troppo spesso tendiamo a depennare dal nostro vocabolario personale, SILENZIO appunto, meditando sull’impossibilità, nel III Millennio, di potercene avvalere (se non ad insignificanti dosi), specie nelle grandi città, ove non pare essercene più posto, relegato com’è ai margini dei nostri interessi, troppo presi come siamo dalla frenesia delle giornate che scorrono in maniera convulsa, senza renderci effettivamente conto del male che arrechiamo, più o meno volutamente, alla nostra salute, visto che non concediamo tregua al nostro organismo non solo a causa dei rumori ma anche per la mancanza di stop nell’arco delle ore diurne; ma questo è un altro discorso che ci farebbe sviare dal nostro tema odierno.
A RISENTIRNE E’ LA NOSTRA SALUTE - Tutti coloro che ci stanno leggendo saranno a conoscenza dei danni, anche gravi, che il cosiddetto inquinamento acustico è in grado di cagionare in ogni soggetto, specie in coloro particolarmente predisposti. La legge n. 447/1995 art. 2 riconosce inquinamento acustico “l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”. Gli effetti del rumore sull'uomo sono diversificati e possono essere distinti in diverse categorie, in primis le seguenti che vado dunque ad elencare:
• EFFETTI DI DANNO, cioè quando si verifica nel paziente un’alterazione non reversibile o quasi di un organo o di un sistema
• EFFETTI DI DISTURBO, ovvero allorché ci si trovi dinnanzi ad un’alterazione temporanea di un organo o di un sistema
• ANNOYANCE, vale a dire quando il sottoporsi a rumori provochi una sensazione di scontento o di fastidio generico
In parole povere la prolungata esposizione a rumori molesti può provocare, fra l’altro, astenia, cefalgie, disturbi al sistema nervoso, stress, disturbi gastrici, depressione, alterazioni del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa. Per concludere non ci resta allora che consolarci (si fa per dire) con quanto asserisce -profondendo scura rassegnazione- la scrittrice cilena Isabel Allende: “Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte, la vita è puro rumore fra due insolubili silenzi”. Già, e come darle torto..

(di Alberto Sigona - del 2009-03-21) articolo visto 1436 volte
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