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SOGNO DI ESSERE QUALCUNO…

Resta sempre difficile la reazione all’ invecchiamento delle classi dirigenziali in ogni settore. Ma noi giovani cosa offriamo?

Nel nostro Paese, anzianità e potere sono connessi. I vertici dello Stato, del governo e dell’opposizione sono tutti in mano ad esponenti delle generazioni che anno abbondantemente superato l’età della pensione.
Eppure i giovani più bravi ed in grado di assumersi incarichi di responsabilità non sembrano prendersela più di tanto: o emigrano verso altri Paesi o restano in “standby”.
SGUARDO AL PASSATO - Il presente è saldamente in mano alle vecchie generazioni e ad appartenere ai giovani paradossalmente, oltre all’incerto futuro, è senz’altro il passato.
Ebbene sì. Proprio questa Italia, fondata dai giovani nel 1831, precisamente dal 26enne Mazzini, che intuì che il rinnovamento politico dovesse necessariamente passare attraverso il conflitto generazionale. La “Giovine Italia” nasceva per superare gli errori dei padri e come scommessa e incoraggiamento verso le giovani generazioni a prendere l’iniziativa ed a fare affidamento sulle proprie forze.
La Prima Guerra Mondiale fu certamente un grande evento che creò una profonda discontinuità rispetto al passato. Nuovi cambiamenti verso una piena modernità, il nostro Paese si affidò a l’anziano Giolitti, per poi vedersi togliere il potere violentemente dal 39enne Mussolini.
Di nuovo un altro conflitto mondiale che portò alla nascita della Prima Repubblica che quasi subito divento un sistema bloccato per poi risfociare nel sessantotto con un nuovo cambiamento in molti settori di rilievo (ovviamente voluto dai giovani). Anche chi è critico nei confronti di quella generazione, riconosce che fu protagonista di una stagione di rinnovamento e del vero boom economico avvenuto in Italia.
Negli anni ’90 il sistema politico italiano collassa sotto i colpi dell’inchiesta Mani Pulite. Tangentopoli fu il nuovo trauma che cambiò la geografia politica italiana.
E ADESSO? - Allora perché dopo essere stati protagonisti per gran parte del ventesimo secolo, i giovani vengono così clamorosamente messi da parte?.
Dopo Tangentopoli si sono subito richiuse le porte della stanza dei comandi, si è tornati di nuovo ad una situazione bloccata.
Una spiegazione all’esclusione delle giovani generazioni dalla stanza dei comandi non è nemmeno riconducibile ad una particolare e riconosciuta capacità dell’attuale classe politica; non conta governare bene o male, a dividersi il potere sono stati, negli ultimi quindici anni, sempre gli stessi.
COSA CI ASPETTERA’ ? - L’insoddisfazione da parte dei giovani e di tutti i cittadini ha raggiunto livelli di guardia ed è riconducibile all’incapacità della classe politica di rispondere alle vere esigenze del Paese. E’ da troppo tempo che l’Italia viaggia più lenta rispetto agli altri grandi Paesi.
Basta anche confrontarci con la Spagna per rendercene conto. Una nazione che partiva da condizioni più difficili rispetto alle nostre (negli anni ’90), ma che ha puntato con coraggio e determinazione verso il cambiamento e che ha offerto maggiori spazi ai giovani. I risultati sono che il PIL spagnolo ha viaggiato negli ultimi quindici anni con un ritmo di crescita doppio rispetto al nostro.
In Italia, per i giovani, ci aspetterà un periodo nero, dove troviamo:
1. prospettive pensionistiche peggiori;
2. quadro occupazionale incerto;
3. redditi medi più bassi, con una spesa sociale modesta ed uno spazio ridotto nei posti di comando;
4. il debito pubblico, lasciatoci generosamente in eredità dalle generazioni più anziane;
5. il fattore demografico, cioè si prevede che nel 2030 che i giovani saranno sotto i 6 milioni mentre i sessantenni sopra ai 9 milioni.
COME CAMBIARE E COSA POSSIAMO OFFRIRE? - Questi possono essere dei motivi per una rivolta generazionale. Ogni generazione ha come destino quello di doversi guadagnare un posto nella società in modo da riuscire a forzare il cambiamento.
Si può iniziare a cambiare il sistema direttamente dalle Università, che ormai da tempo sono un continuo cantiere sul quale sperimentare nuove riforme e controriforme, e la scarsa presenza di professori giovani priva gli studenti di riferimenti importanti per elaborare strumenti innovativi di lettura della propria condizione e di interpretazione del cambiamento sociale.
L’auspicio è che i giovani trovando un proprio spazio ridiano:
1. stimoli
2. energie
3. dinamicità
al sistema del nostro Paese.

(di Andrea Ambrosini - del 2009-04-01) articolo visto 4401 volte
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