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CENT’ANNI IN ROSA

si rinnova l'appuntamento con la magia sulle due ruote che ha appassionato generazioni

Il 7 agosto 1908 La Gazzetta dello Sport annunciava in prima pagina lo svolgimento del 1° Giro d'Italia per il 1909, battendo sul tempo Il Corriere della Sera che stava progettando un giro ciclistico, dopo il successo di quello automobilistico di cui era il promotore. Nasceva così la corsa più bella d’Italia per una magia che dura da un secolo. Anche se…
LA NASCITA DELLA CORSA PIU’ BELLA D’ITALIA - Nasceva 100 anni fa il Giro d’Italia, una delle gare più antiche del ciclismo, nonché una delle poche racchiudenti ancora, nonostante il passaggio inesorabile del tempo che con la sua stravagante modernità ne ha a tratti sbiadito la vera essenza, una dose non esigua di tradizione, depositaria di nostalgia per i tempi che furono e non rivivremo rigorosamente. Sono dunque trascorsi cent’anni dal suo debutto in una penisola affranta dalla miseria, inconsapevole di essere alla vigilia di quella che sarebbe stata la fascia di secolo più dura che l’umanità avrebbe mai sopportato, comprendente i due conflitti mondiali, passando per il soffocante ed infausto ventennio fascista, che avrebbe minato le già precarie condizioni di una popolazione per certi versi inerme. E forse sarà stato proprio per queste tristi cause che il ciclismo riuscirà ad imporsi con tanto vigore nella nostra (e non solo) società, desiderosa di tagliare con la sconfortante routine quotidiana, assaporando quei pochi diversivi piacevoli che all’epoca la vita terrena si apprestava ad offrire.
ERA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO - Quei tempi erano dissomiglianti dai nostri non solo per i tanti motivi che sappiamo ma anche per i sacrifici agonistici cui i corridori si sottoponevano, gareggiando su tracciati accidentati affrontati con delle biciclette simili a quelle dei bersaglieri, arrivando al traguardo sfiniti e trasfigurati in volto. Quello era il vero ciclismo, astemio da business sfrenato, doping e quant’altro ha ormai leso lo sport nei valori più elementari. Un ciclismo che aveva le imprese epiche alla Binda od alla Coppi a farla da padrone. Uno sport che per alcuni anni riuscì ad avere più seguito persino del calcio. Uno sport che, proprio come il football, aveva avuto il merito di dare l’occasione, a quei pochi privilegiati (per intenderci che disponevano di gambe e polmoni), di non fare lavori usuranti come quelli che svolgevano gli operai o i contadini. Una grande alternativa per procurarsi da vivere, e non di certo per divenire milionari come oggi. Ed ecco perché si era disposti a fare più sacrifici degli attuali sportivi. Le lunghe ed estenuanti corse in bici venivano viste come paradisiache in confronto alle occupazioni tradizionali della povera gente. Ed è stato proprio per questo se si assisteva ad imprese oggi improponibili.
SONO TUTTI, MA PROPRIO TUTTI, DOPATI - Purtroppo il tanto amato ciclismo sta sottostando al riflesso di un Mondo sempre più alterato nelle sue componenti primarie. Mentre scrivo, fra l’altro, mi giunge una notizia per molti versi da definire agghiacciante: Davide Rebellin, fra gli emblemi del pedale, Argento a Pechino 2008, è stato trovato positivo al doping. E pensare che dopo quella medaglia Rebellin aveva proferito: “Per me questa medaglia è la rivincita del ciclismo pulito. Spero di essere un esempio per tutti i giovani, dimostrando che si ottengono risultati con il sacrificio e con tanto allenamento e non con il doping”. In quest’affermazione contraddittoria ed ingannevole risiede il marciume del ciclismo, e dell’ineluttabilità del Sistema. Inutile prodigarci in retoriche e grottesche illusioni: tutti, ma proprio tutti, sono dopati, occorre farsene una ragione. Ormai tutto è “farlocco”. E di conseguenza lo sono anche gli articoli che scriviamo per celebrare le imprese di questi personaggi che puntualmente vengono trovati con le mani in pasta. Spiace dirlo ma è così; quindi smettiamola di trincerarci dietro qualcosa che non c’è.
MA LA GENTE CONTINUA A SOGNARE - Tuttavia anche se questo sport ha dovuto inevitabilmente subire le rughe degli anni, rimane pur sempre uno dei più apprezzati dalla gente, attratta da quell’uomo in rosa solo al comando o dalla classica volata di gruppo, senza esimerci dal confrontare gli attuali improbabili eroi con quelli veri dell’inizio del secolo scorso. Attualmente il Giro è classificato tra le tre corse più importanti dall'Unione Ciclistica Internazionale, che l'ha inserita nel suo circuito professionistico insieme alle altre due grandi corse internazionali, il Tour de France e la Vuelta a España. Storicamente è da ritenersi la seconda manifestazione più prestigiosa dopo quella francese, anche se a cavallo degli anni '40 e '50 (al tempo dei duelli Coppi-Bartali) e durante gli anni '70, il prestigio e il numero di grandi ciclisti iscritti portarono il Giro ad avere un'importanza pari a quella del Tour de France.
GLI EROI IN ROSA - Il primo vincitore della Corsa Rosa fu Luigi Ganna, vincitore del 1909. Ma il primo eroe del Giro fu Costante Girardengo, primo corridore capace di eccitare la fantasia popolare per le sue imprese. Girardengo si aggiudicò il Giro “solamente” 2 volte, vincendo però 30 tappe, che per l’epoca (anni ’20) rappresentavano un record pazzesco, anche perché le occasioni per mettersi in mostra erano assai inferiori rispetto ai nostri tempi. Dopodiché sarà la volta del celeberrimo Alfredo Binda, in grado di ergersi a vincitore per addirittura 5 edizioni. Pensate che il suo strapotere era tale che gli organizzatori della corsa arriveranno a pagarlo per farlo stare a casa, visto che con lui in “campo” non c’era “partita”.
Fra i grandissimi dell’era eroica ricordiamo altresì Learco Guerra, vincitore di 1 Giro e ben 31 tappe. Gli anni ’40-‘50 avranno Gino Bartali & Fausto Coppi a farla da padrone, vincendo rispettivamente 3 e 5 Giri, transitando dall’era fascista al Dopoguerra. I loro duelli e le loro imprese sovraumane sono entrate per sempre nella leggenda. A cavallo fra i ’60 ed i ’70 il belga Eddy Merckx, il plurivittorioso di sempre, salirà alla ribalta con 5 affermazioni, indossando addirittura 76 volte la maglia rosa.
In epoche recenti rimembriamo il successo del 1998 ottenuto dal compianto Pantani e le 42 vittorie di tappa (+1 rispetto a Binda) del super velocista Cipollini, e le 24 del suo erede Petacchi, ancora in attività. Petacchi che dovrebbe essere la maggiore attrazione del Giro 2009.

(di Alberto Sigona - del 2009-05-08) articolo visto 1633 volte
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