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BUSINESS “ECOLOGICO”

quando il rifiuto può diventare un'opportunità, una fonte di guadagno

L’OBIETTIVO DELLA DIRETTIVA EUROPEA 2001/77 - L’Unione Europea crede nelle fonti energetiche rinnovabili e con la Direttiva 2001/77/CE si è posta l’obiettivo di produrre il 22,1% di elettricità “pulita”entro il 2010. E per non sbagliare, in questo stesso Decreto la stessa Unione Europea ha fatto un puntuale elenco di quali sono le fonti di energia rinnovabile. Per evitare confusione il decreto precisa anche cosa si intende per biomasse: “La parte biodegradabile dei prodotto, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendenti sostanze vegetali ed animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.
UN BUSINESS PER LA MALAVITA - Il business dei rifiuti, tuttavia, è diventato un lucroso affare economico. Un affare che fa gola alla malavita organizzata che si insinua nei processi di smaltimento dei materiali cosiddetti nocivi e pericolosi, creando un intreccio perverso tra i luoghi di produzione (regioni del Nord a forte vocazione industriale) e luoghi di smaltimento occulti (le regioni del Sud con le varie ecomafie). Ma la formula rifiuti-crimine organizzato è riduttiva perchè non considera il ruolo della cattiva amministrazione coinvolta nei traffici illeciti. Che i rifiuti siano diventati un affare redditizio lo stiamo comprendendo anche dalle dettagliate cronache degli ultimi anni. La notizia di qualche mese fa del sequestro da parte dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di due termovalorizzatori dell'impianto di Colleferro ne è un esempio. L’indagine, partita grazie alla denuncia di un ex-dipendente, ha portato all’arresto di tredici persone, tra cui il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione Paolo Meaglia; un dirigente dell'Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.
NECESSITA’ DI DIFFERENZIARE - Per tutelare e preservare le risorse naturali a vantaggio nostro e delle future generazioni è necessario differenziare i rifiuti in base alla tipologia (per esempio carta, plastica, vetro unido etc.). Solo attraverso un corretto smaltimento sarà possibile il riciclo degli stessi. Ma non solo. Più è completa e selettiva la raccolta differenziata e più i rifiuti, invece di essere un problema da risolvere con costi elevati e rischi per la salute e l'ambiente, diventano una risorsa energetica e una fonte di guadagno in termini economici. Il 54% dei rifiuti urbani in Italia viene ancora smaltito in discarica, con il record della Sicilia che raggiunge la percentuale del 94%. Negli ultimi 15 anni 5 regioni - Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia - sono state commissariate per l’emergenza rifiuti, costata agli italiani circa 1,8 miliardi di euro, senza aver ottenuto alcun miglioramento evidente. In Germania, il business dei rifiuti movimenta circa 19 miliardi di euro e dà lavoro ad oltre 160mila persone. Grazie ai rifiuti campani che vengono inviati ogni giorno in Germania al costo di 200.000 euro quotidiani, i tedeschi producono il 10% del proprio fabbisogno di energia, risparmiando 3,7 miliardi di euro.
GLI INTROITI DELLA GERMANIA… - Ormai lo smaltimento dei rifiuti non è più un costoso obbligo sanitario, è diventato una ghiotta opportunità economica, un vero e proprio eco-business appunto. Grazie alla scadente gestione politica ed istituzionale, la Germania sta ottenendo notevoli vantaggi e creando opportunità di impiego che noi dovremmo seguire come modello di eco-energia ed efficienza. La Germania da qualche anno ormai si è autoproclamata “pattumiera d’Europa”, realizzando sostanziosi introiti: sono moltissimi i Paesi che hanno deciso di appoggiarsi agli impianti tedeschi innovativi e ben gestiti.
Un corretto smaltimento dei rifiuti potrebbe rappresentare un ottimo business anche per le imprese italiane. Infatti, i sei impianti di riciclaggio dell’Amsa (Azienda milanese servizi ambientali), funzionanti a pieno regime, riescono a riutilizzare e trasformare circa 300mila tonnellate di spazzatura messa sul mercato in prodotti di vario genere (plastica, vetro, carta, legno ed altro ancora), che poi verranno utilizzati come materiali per la produzione di oggetti. Alcuni dati incredibili dell’Unione Europea ci rivelano che nell’ultimo anno la Campania, con 6 milioni di abitanti e un’estensione di 13.595 km quadrati, ha speso senza ottenere alcun risultato, quasi più di tutta la Spagna, che nonostante abbia 42 milioni di abitanti e una superficie di 504.645 kmq spende 570 milioni di euro; i rifiuti della Calabria hanno un costo più elevato di quelli dell’intera Olanda e Danimarca messe insieme.
VALUTAZIONE SUI TERMOVALORIZZATORI - Certo va fatta una considerazione importante sugli investimenti necessari per realizzare i termovalorizzatori, che sono molto elevati: il costo di un impianto in grado di trattare 420.000 tonnellate l’anno di rifiuti è valutabile in circa 375 milioni di euro, cioè circa 850-900 euro per tonnellata, e il loro ammortamento richiede suppergiù 20 anni. Però, non utilizzando combustibili fossili si ha una riduzione di 16mila tonnellate di anidride carbonica emessa nell’atmosfera; inoltre, i termovalorizzatori permettono di produrre composti e concimi liquidi, di ridurre la quantità dei rifiuti domestici e degli odori nell’aria.
(di Simone Barbè Maccario - del 2009-05-11) articolo visto 5134 volte
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