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LA CONFUSIONE CHE SI CELA DIETRO LA PAROLA “COLLOQUIO”

ogni giorno, affrontiamo molteplici colloqui: siamo certi che stiamo dicendo quello che effettivamente va detto in quell’occasione?

Il colloquio, dal latino collòquium, parlare tra due o poche persone tra loro, è spesso utilizzato in diversi ambiti della psicologia. Tutto ciò genera notevole confusione in chi, non addetto ai lavori, si rivolge ad uno psicologo, perché effettivamente non sa cosa aspettarsi dall’incontro.
L’articolo vuole essere fonte di delucidazione nonché spunto di riflessione su quanto tale termine viene spesso utilizzato inconsapevolmente senza essere associato al giusto contesto.
IL COLLOQUIO E I DIVERSI CONTESTI - Tutti sanno che un colloquio è lo scambio di parole tra due o più persone e che ogni giorno tutti ci troviamo impegnati in chissà quanti colloqui, con i familiari, i colleghi di lavoro, gli amici, ecc… Accostandoci al campo della psicologia, però, una cosa così abitudinaria e spesso inconsapevole diventa un aspetto pieno di dubbi; di cosa si parlerà? Soprattutto quella che viene definita “la chiacchierata” con lo psicologo è uguale in tutti i contesti?
L’aspetto psicologico oggi prende sempre più spazio all’interno di diversi settori che hanno lo scopo di indagare su realtà diverse da quella che viene definita psichica. Pensiamo, ad esempio, ad un interrogatorio in un commissariato di polizia. Priorità assoluta per gli agenti che lo conducono sarà quella di ricostruire i fatti accaduti nel modo più veritiero possibile ma, sarà sicuramente utile per loro scoprire alcuni aspetti della realtà psichica dell’interrogato, in modo da comprendere la motivazione che lo ha spinto ad agire in un determinato modo. Un contesto che permette di verificare quanto l’importanza di comprendere alcuni aspetti della personalità di un individuo ed il funzionamento della sua mente sia diventata una fase inevitabile è quello della selezione del personale. Termine ormai utilizzato comunemente da chi è in cerca di lavoro e da chi lo offre è, infatti, quello di colloquio di selezione. Se vogliamo poi lo sguardo verso la scuola anche in questo caso non possiamo non riscontrare l’uso di questo termine. Il colloquio con gli insegnanti, periodicamente predisposto per favorire l’incontro tra genitori e docenti, al fine di scambiarsi informazioni ed opinioni, in possesso di entrambi, relativi ai loro ragazzi. Già a tale livello l’aspetto psicologico è presente; scopo dell’insegnante è conoscere il background familiare alle spalle del suo alunno, compresi gli aspetti psicologici che esso comprende, quello del genitore è comprendere aspetti ed atteggiamenti della persona che ha il compito di trasmettere al proprio figlio conoscenze culturali ma anche sociali e relazionali. L’attenzione agli aspetti psichici è ancora più rilevante quando si parla, poi, di colloquio di orientamento, affrontato dai ragazzi alla fine di ogni ciclo di studio per sostenere il passaggio ad un livello superiore.
DEFINIZIONI PER CHIARIRCI - Nei contesti citati, che rappresentano solo una parte di tutti quelli in cui si riscontra la presenza di un colloquio di tipo psicologico, tale termine è spesso usato senza una chiara consapevolezza di ciò che esso affronta.
Riportare alcune delucidazioni può essere quindi fonte di chiarimento e può eliminare un po’ di incertezza in chi si trova a dover affrontare un “colloquio” in uno specifico ambito.
Iniziamo dal COLLOQUIO CLINICO che è quello più strettamente associato, nell’immaginario collettivo, alla psicologia. Il colloquio clinico è lo strumento che permette la conoscenza tra utente e consulente, serve a trarre informazioni sulle attitudini, la personalità, le aspirazioni, i conflitti di un individuo, fino a permettere l’identificazione della struttura di personalità del soggetto. Alcuni autori, hanno definito il colloquio come un processo di conoscenza che viene attuato attraverso il crearsi di un rapporto emotivo tra psicologo e soggetto, nel corso del quale il conduttore sospende ogni atteggiamento valutativo. Lo scopo dell'incontro con lo psicologo sta nella possibilità, attraverso la ricucitura e la restituzione della storia individuale, di ri-significare la vicenda personale. La possibilità di sperimentarsi come soggetto attivo del proprio cambiamento, di comprendere le dinamiche patologiche e limitanti che si ripropongono nelle relazioni interpersonali, rendendo il rapporto con il mondo degli affetti insoddisfacente, può restituire la possibilità di una scelta più serena e consapevole. In linea di massima il linguaggio che si adopera durante il colloquio è quello della persona che incontra lo psicologo. Durante il colloquio, bisogna evitare di soddisfare i desideri consci ed inconsci del soggetto, eccezion fatta evidentemente per il "desiderio" di avere un’opinione più chiara di sé. Questo perché le forme attraverso le quali l’individuo esprime i suoi desideri consci ed inconsci sono le reali comunicazioni che sta facendo. Se potesse soddisfare liberamente i suoi desideri, probabilmente non ricercherebbe lo stesso colloquio clinico, anche nel caso si trattasse di desideri perversi. Infine, la persona al termine del colloquio clinico deve ricevere almeno quanto ha dato.
Chiarire aspetti sul colloquio clinico è necessario prima di passare agli altri perché in realtà è alla base di tutti. Ciò che cambia è il contenuto che si prende in considerazione, l’aspetto che maggiormente è rilevante per quel contesto. Il colloquio clinico è, infatti, una tecnica di osservazione e di studio del comportamento umano per raccogliere informazioni (fine diagnostico), motivare (fine terapico), ed informare (orientamento).
Passiamo ora all’ambiente di lavoro e al cosiddetto COLLOQIO DI SELEZIONE. Le direttive, dunque, rimangono le stesse ma, cosa interessa nello specifico della persona che si candida per un posto di lavoro? Un datore di lavoro, ed il selezionatore per lui, non saranno sicuramente attirati dal sapere le vicende sentimentali del soggetto, né tantomeno il rapporto conflittuale o meno con i suoi genitori, saranno piuttosto interessati a scoprire quegli aspetti caratteriali e di personalità che incidono sul tipo di lavoro che dovrà affrontare. Per tale motivo le domande sono più concentrate sull’investigare quali sono gli obiettivi personali, l’affidabilità, l’attitudine e l’abilità, le competenze e le conoscenze tecniche, analitiche di lavoro, d’ufficio o manuali. In altri termini, il colloquio di selezione mira a verificare se il candidato, con le sue caratteristiche personali ed il proprio bagaglio di competenze tecnico-professionali, risponde in maniera adeguata al cosiddetto “job profile” cioè al profilo lavorativo per il quale l’azienda sta ricercando una specifica risorsa.
Nella scuola poi, come già detto, troviamo il COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO. In questo caso esso è affidato a professionisti, psicologi, chiamati a svolgere una funzione di facilitazione rispetto alla complessa dinamica di scelta che i ragazzi devono compiere. Per questo motivo il colloquio di orientamento si pone un duplice obiettivo. Da un lato promuove l’informazione dei giovani circa i vari aspetti del mondo scolastico o lavorativo verso il quale essi devono dirigere le personali valutazioni di scelta. Dall’altro lato, invece, questa tipologia di colloquio persegue il fine dello sviluppo di alcune abilità emotivo-cognitive di base utili ai soggetti per esercitare nel modo più adeguato la loro scelta. Parliamo di competenze personali quali l’autoconsapevolezza riguardo ai propri limiti, ai propri punti di forza, interessi, desideri, valori e aspettative per il futuro, ma anche le capacità di “problem solving” e “decision making”, processi cognitivi indispensabili alla autonoma e consapevole presa di decisione. Il colloquio psicologico è uno strumento complesso e variegato che rappresenta, però, un mezzo indispensabile per l’analisi, la conoscenza ed il sostegno degli individui che si rivolgono allo psicologo per i più disparati motivi. Esso, quindi, va considerato una risorsa di aiuto, nonché una tecnica di base, insostituibile e specifica, che contraddistingue l’intervento psicologico nei suoi diversi ambiti di applicazione.
FONTI:
Semi, A. Tecnica del colloquio, Raffaello Cortina Ed., Milano 1985.
Cortese, C.G.; Del Carlo, A. La selezione del personale, Raffaello Cortina Ed., Milano 2008.

(di Monica Abbonizio e Federica D'Agostino, psicologhe - del 2009-06-02) articolo visto 5500 volte
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