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LO SPLEEN DEI GREEN DAY: IL NUOVO ALBUM “21ST CENTURY BREAKDOWN”

esce, a cinque anni di distanza, l’attesissimo seguito di “American idiot”

LA CANZONE DEL SECOLO - Sing us a song of the century.
Così inizia 21st CENTURY BREAKDOWN, il nuovo album dei Green Day.
Cantaci una canzone del secolo.
Ed è quello che il gruppo guidato da Billie Joe Armstrong ha fatto. Ci ha cantato una canzone del secolo. Ha sintetizzato tutte le incertezze del terzo millennio e ne ha fatto un album che si candida, con le doverose differenze del caso, ci mancherebbe, a diventare una sorta di QUADROPHENIA ad uso delle nuove generazioni, quelle che non si riconoscono in niente e guardano al futuro non sfoderando ideali (quali?) e false speranze, ma semplicemente fotografando il nulla attuale, fatto di precarietà, dubbi e scenari poco rassicuranti.
Se AMERICAN IDIOT, il loro disco precedente, era un duro attacco alla Bush Philosophy, 21st CENTURY BREAKDOWN si candida fin da ora come il testamento ideologico della neonata era Obama.
L’America sopravvissuta a George W. non ha nulla di tranquillizzante, e Billie Joe è qui per ricordarcelo. I Green Day sono diventati grandi, e da punk band con tentazioni college si sono trasformati nei poeti del disagio del ventunesimo secolo, forse l’unico gruppo rock in grado di rappresentare un immaginario collettivo fatto di disperazione e sogni infranti (i BROKEN DREAMS del disco precedente), ma non per questo annichilito, come la finale SEE THE LIGHT sembra messa apposta a rammentare.
AFTER THE PUNK - Musicalmente 21st CENTURY BREAKDOWN non ha nulla di particolarmente innovativo, ma il caleidoscopio di suoni messi in campo dai ragazzi di Berkeley ha qualcosa di strabiliante. Diciotto tracce ad alto tasso sociologico, concepite come un concept degli anni settanta, senza però nulla concedere a barocchismi del progressive. Del punk degli esordi rimane più che altro l’approccio adrenalinico, il resto è oramai un amalgama di melodia e power pop, funzionale alla causa, ovvero arrivare a più orecchie possibili facendo in modo che il messaggio non si disperda.
Non ci sono risposte nelle liriche dei Green Day, solo istantanee di un mondo allo sbando, testimonianze, cronache. Tutto interiorizzato attraverso la storia di Christian e Gloria, i protagonisti del disco, sullo sfondo delle macerie e delle contraddizioni della società contemporanea.
IL DISCO - Nominare alcune canzoni ha poco senso: 21st CENTURY BREAKDOWN è un progetto unico e come tale va concepito (l’album sarà presumibilmente suonato dal vivo nella sua interezza, seguendo la stessa tracklist del disco). Ma come non segnalare le quadriglie elettriche di KNOW YOUR ENEMY e della parte centrale della title track , la poderosa MURDER CITY, o il prossimo singolo 21 GUNS, spaventosamente simile a ALL THE YOUNG DUDES dei MOTT THE HOOPLE? Il clima messicano di PEACEMAKER, la ballata LAST NIGHT ON EARTH, gli arpeggi che poi esplodono in dinamiche rock di VIVA LA GLORIA! e BEFORE THE LOBOTOMY. LAST OF THE AMERICAN GIRLS e THE STATIC AGE. La già citata conclusione delle tenebre di SEE THE LIGHT.
UNA NUOVA POESIA - Non era facile dare un seguito a un album come AMERICAN IDIOT capace di vendere ventidue milioni di copie riuscendo a candidare questi tre ex cattivi ragazzi (orami tutti sposati con prole a seguito) a icone di quella malinconia esistenzialista, pur con meno nichilismo, di cui la morte di Kurt Cobain ci aveva lasciato orfani.
Eppure 21st CENTURY BREAKDOWN è un’opera che riesce addirittura ad andare oltre, ampliando ulteriormente il loro spettro musicale verso direzioni che ai tempi di DOOKIE sarebbero stati assolutamente inimmaginabili.
Rock di largo consumo, certo, ma non per questo da prendere sottogamba. Grazie Green Day, ve ne siamo grati. E intanto il lettore CD riparte da capo per la milionesima volta.

(di Alessandro Berselli - del 2009-06-20) articolo visto 1267 volte
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