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ZERO SCRUPOLI, SALVIAMO LA VITA UMANA?

dalla Spagna “autonomia” per giovani sin dai 16 anni. Liberalizzazione come minaccia all'umanità?

Se vivi in Spagna e hai 16 anni sono tante le cose che la legge non ti permette ancora di fare in totale autonomia. Per esempio non puoi guidare, né comprarti un pacchetto di sigarette. Eppure sei considerato abbastanza “grande” per poter abortire senza il consenso dei genitori. O almeno sembra questo il passo che il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero è deciso a compiere entro l'estate.
La legge attualmente vigente, in vigore dal 5 luglio 1985, consente di interrompere la gravidanza solo in tre specifici casi: stupro (entro i primi tre mesi), malformazione del feto (entro le ventidue settimane) e quando la salute fisica e/o psichica della madre rischia di essere compromessa (senza limiti di tempo). Naturalmente, come anche in Italia, l'aborto è vincolato dall'ottenimento di un nulla osta medico (art. 5 della legge 194), che però purtroppo è sempre più spesso una mera formalità.
ABORTO LIBERO NELLE PRIME 14 SETTIMANE… - Ma questa è un'altra storia. L'obiettivo della riforma è quello di allentare le restrizioni sull'interruzione volontaria della gravidanza così da consentire l'aborto entro le prime quattordici settimane senza parere medico e tra la quindicesima e la ventiduesima settimana esclusivamente dietro parere medico e nel caso in cui il feto presenti gravi malformazioni.
“Porremo limiti dove finora, di fatto, non ce n'erano”, ha dichiarato Bibiana Aido, ministro dell'Uguaglianza. E in effetti con questa normativa, se verrà approvata, verrà riconosciuto alle minorenni spagnole a partire dai 16 anni, il diritto di abortire (comunque sempre entro le quattordici settimane) senza bisogno del parere medico, di quello di mamma e papà e senza il “permesso” di un giudice tutelare.
“Non è altro che un ampliamento della legge sull'autonomia del paziente – continua Aido – Un'adolescente potrà così scegliere liberamente se sottoporsi, o no, a un'operazione a cuore aperto o alla chirurgia estetica. Includendo l'aborto, tuteliamo anche la minorenne che voglia tenere il suo bambino contro il parere dei genitori”.
LA TUTELA DELLA SALUTE COME PRETESTO - Naturalmente le condanne e le polemiche da parte dell'opposizione non si sono fatte attendere, tanto che i vescovi spagnoli hanno invitato i parlamentari cattolici a non votare il testo (già però approvato in prima lettura lo scorso 14 maggio) che tende a depenalizzare ulteriormente l'interruzione della gravidanza. Le leggi fino ad oggi vigenti in materia d'aborto mirano ad abolire innanzitutto le pratiche illegali e clandestine per tutelare esclusivamente i diritti della donna (e non quelli del feto, perché non considerato ancora “persona”). La paura della Conferenza Episcopale Spagnola (Cee) è che “la scelta di non punire si sia trasformata in un consenso indifferente all'aborto. Bisognerebbe aiutare le donne sostenendole ed educandole ad una maternità consapevole e non parificare l'aborto ad una qualsiasi operazione di chirurgia estetica”.
NESSUN ARBITRIO SULLA VITA? - Per il mondo cattolico, infatti, l'inclusione dell'aborto tra “i mezzi considerati necessari per tutelare la salute è una grave falsità. Abortire non è mai curare, è sempre uccidere”. Questo perché per la Chiesa la vita umana inizia dal concepimento, mentre per gli oppositori si può cominciare a parlare di un effettivo individuo solo dopo il quattordicesimo giorno di vita embrionale.
Un interessante articolo apparso dieci anni fa sulla rivista “Teologia morale” affermava che “embrione ed adulto sono diverse fasi di sviluppo di un unico essere umano e la stessa genetica asserisce che un essere vivente non può diventare qualcosa di diverso da quello che era già precedentemente. Nel corso di tutto il suo sviluppo non perde le sue caratteristiche, e ciò vale anche per l'embrione”.
La Chiesa cattolica ha sempre espressamente parlato di “rispetto incondizionato moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità corporale e spirituale”; rispetto che va garantito sin dal concepimento, attimo stesso in cui inizia una nuova vita.
“Ogni essere umano, quindi, non deve mai essere considerato come un oggetto subordinato al desiderio di altre persone. La sua vita non può essere lasciata all'arbitrio di nessuno, tanto meno dello Stato, il cui compito principale è garantire il diritto di tutti alla vita, come elemento fondamentale del bene comune”.
E per quanto possa essere lecito non condividere il punto di vista dei prelati spagnoli per svariate motivazioni, è altrettanto difficile dargli torto quando sostengono che “il Ddl presenta l'aborto come se fosse un affare privato legato praticamente solo alla decisione individuale della gestante. Ma eliminare una vita umana non è mai un affare puramente privato. Al contrario si tratta di un atto di grande importanza pubblica”. In sostanza per i vescovi il decreto nega l'essere umano “per cercare di giustificare la sua eliminazione”; non si preoccupa nemmeno di proporre valide e concrete alternative all'aborto, né tanto meno si è pensato che forse un'educazione ad un senso della sessualità più autentico e responsabile non risolverebbe certo il problema delle sempre più diffuse gravidanze indesiderate tra le adolescenti, ma aiuterebbe a far loro comprendere che abortire non è la panacea dei propri mali.
Rimane comunque il fatto che da una parte ci sono i cattolici e i conservatori per i quali l'aborto è “un crimine contro l'umanità e contro Dio, che oscura la democrazia”; dall'altra i progressisti capeggiati dal ministro Aido che fermamente obbietta: “Alla Chiesa compete dire semmai che l'aborto è un peccato, non che è un delitto. E al governo spetta elaborare leggi che riguardano tutti i cittadini, nel rispetto di tutte le posizioni”.
CHE IL DIRITTO DIVENGA DELITTO? - Il dibattito, si sa, probabilmente non troverà mai un compromesso e soprattutto non spetta a noi, in questa sede, dire da che parte stia la ragione e dove il torto, dove sia il Bene e dove il Male. Ognuno di noi ha il diritto di promuovere la propria tesi giustificandola con motivazioni di carattere etico o sociale, medico o religioso; pur ammettendo tutti quanti che la vita è un mistero profondo e affascinante come nessun'altra cosa al mondo e che non ci è permesso di comprendere del tutto. Eppure un confine ideale, ma allo stesso tempo umano, per salvaguardare la vita dell'uomo stesso ci deve essere. Un limite che troppo spesso viene oltrepassato e violato in nome della Scienza, della ricerca, del progresso.
In nome di quel diritto che ora rischia solo di diventare delitto.
(di Matilde Geraci - del 2009-07-11) articolo visto 1397 volte
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