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UNIVERSITÀ FRANCESE IN SCIOPERO

Da febbraio è in atto il conflitto più lungo dal maggio ‘68

RICORDO DEI FATTI – La legge relativa alle libertà e responsabilità delle università (LRU), votata il 10 agosto 2007, prevedeva tra l’altro, la possibilità di ricorrere a finanziamenti privati per le università. Le conseguenze, secondo i contraddittori, erano una privatizzazione e una professionalizzazione delle università ed anche un aumento delle spese di iscrizione che rigettavano i presidenti d’università. Ugualmente lo Stato, tramite il ministro dell’Insegnamento Superiore e della Ricerca, affermava che si sarebbe continuato ad investire nelle università. Durante il mese di novembre voci hanno cominciato a sollevarsi contro questa legge che, secondo i sindacati degli studenti, doveva essere rivista e corretta.
A questo malcontento si è aggiunto quello degli universitari che desideravano difendere, da una parte, la formazione dei professori messa in dubbio dalla nuova riforma dei concorsi (che per essere passati necessitano di aver ottenuto un master) e, dall’altra parte, il proprio statuto. Infatti, la riforma prevedeva di valutare i docenti in base alle loro ricerche e ai loro insegnamenti. I professori con i peggiori voti sarebbero di conseguenza “puniti” con più ore d’insegnamento, tutto a discapito degli studenti che avrebbero questi prof.
UNA CONTESTAZIONE CRESCENTE – Un appello allo sciopero illimitato fatto dalla coordinazione nazionale delle università nel febbraio 2009 ha scatenato un movimento inaspettato, seguito sia dagli insegnanti ricercatori sia dagli studenti. Così su 70 università di Francia, 41 sono state toccate da scioperi totali o parziali. Di fronte alle richieste degli scioperanti, il ministro dell’Insegnamento Superiore e della Ricerca intendeva tenere duro e mantenere la sua riforma. Il governo sperava in un regresso del movimento durante le vacanze. Ciò, però, non è avvenuto.
IL TEMPO DELL’OCCUPAZIONE – Durante le assemblee delle università, nelle quali è stata votata la scelta delle azioni da intraprendere, gli studenti si sono pronunciati a favore del blocco totale delle lezioni. L’accesso alle lezioni è stato, per lunghe settimane, impossibile per gli studenti.
Emma, studentessa universitaria, spiega il suo punto di vista: “Se questa legge sarà accettata, ci sarà un maggiore divario che si creerà tra le università di Francia, ma soprattutto tra gli studenti! Alcuni sono già costretti a lavorare per finanziare gli studi, e questa legge complicherà ancora di più le cose!”.
Il blocco ha scaturito, per conseguenza, inevitabili tensioni tra i favorevoli e gli studenti sfavorevoli all’occupazione.
Julien afferma così: “Sono contro il blocco perché c’è gente che deve andare a lezione poiché ha diplomi da ottenere. Inoltre ho chiacchierato con quelli che occupano e mi hanno detto che lottano per il diritto allo studio! Qui impediscono a quelli che vogliono studiare di seguire le lezioni. Perché non organizzano una manifestazione?...”.
Lo sciopero è stato votato regolarmente, tuttavia le modalità all’inizio, erano quelle del voto a mano alzata. Il pericolo era che persone esterne alle scuole si introducessero per votare. Inoltre, un gran numero di studenti sfavorevoli all’occupazione, per ragioni economiche, materiali o di convinzione, non si spostava per votare durante queste assemblee. Invece, il voto a schede segrete e il voto elettronico, utilizzato in seguito, hanno avuto come effetto di renderlo più democratico ma anche di far perdere colpi al movimento scioperante. Infine la degradazione di alcuni edifici, lasciati tra le mani degli studenti, e il rischio per gli studenti di non superare l’anno hanno buttato benzina sul fuoco.
IL RITORNO ALLA CALMA– Per quattro mesi le università sono state paralizzate ed è soltanto durante il mese di maggio che un termine è stato posto al movimento. Per fare cessare le occupazioni, talvolta illegali, degli studenti, condivisi tra delusione di non aver raggiunto il loro obiettivo e interrogazioni sulle modalità di esame, hanno ripreso la via dell’università. Ogni università ha scelto un sistema di valutazione proprio alla situazione alla quale era confrontata. Così alcune hanno rinviato di qualche settimana gli esami mentre le altre hanno scelto di rimandare le valutazioni a settembre.
CONCLUSIONE – Ricordando che il 40% degli studenti sono bocciati sin dai primi due anni, non si capisce come la situazione possa migliorare di fronte a questo fenomeno. Tanto più che l’idea di un rinnovamento in settembre del movimento scioperante è ormai evocata.
(di Elodie Cocherye - del 2009-07-14) articolo visto 4474 volte
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