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TUTTO MA NON LO STUDIO!

l'aumento delle discipline da “tempo libero” tolgono spazio e possibilità di studio?

UN CALVARIO CHE INIZIA IN TENERA ETA’ - Si inizia a 5 anni alle Elementari, poi si prosegue alle Medie, si comincia a bollire alle Superiori per poi scoppiare all’Università. L’intero percorso giovanile è inglobato da studi, esami, ansie, stress e quant’altro di negatività per il nostro sistema nervoso e la nostra psiche possa esserci.
Leunam Aeport diceva: “A che serve studiare per avere un pugno di nozioni attaccate alla cervice con lo sputo?” Eh già, si studia troppo. Asserzione non banale come possa sembrare, ma intensa di significato, che racchiude l’insensatezza del sistema scolastico. Si pretende che lo studente debba imparare miliardi di frasi, di leggi (fisiche, matematiche, giuridiche, sociali…), quando non appena espletato l’esame di rito, si scatena nel nostro cervello uno tsunami che spazza via i concetti superflui che servivano solo per adempiere l’interrogazione, concetti talmente ammassati che non appena trovano una valvola di sfogo (la conclusione dell’esame appunto) fuoriescono all’impazzata.
IL CERVELLO E’ EQUIPARABILE AD UNA STANZA - Sherlock Holmes, personaggio uscito dalla penna di Conan Doyle, asseriva assai argutamente che la nostra mente è come una parete di una stanza, e, tranne rare eccezioni (tipo gli scienziati), questa parete non è elastica, ma composta da muri, tetto e pavimento. Essa ha perciò una determinata capienza che ad un certo punto si esaurirà. Avrai voglia di ammassare oggetti, ad un certo punto non vi entrerà più nulla. Perciò non vale la pena memorizzare più nozioni di quante ne entrino nel nostro cervello-stanza. Per far posto alle nuove cose bisognerà buttare quelle vecchie.
Tanto vale pensarci prima ed inglobare soltanto quelle strettamente necessarie. Bisognerebbe spiegarlo ai docenti che si ostinano a farti ricordare l’anno di morte di Giulio Cesare, quando fra un paio di settimane lo dimenticherai, per fare spazio magari all’anno di nascita di Annibale, e così via… Ed è per questi parametri troppo selettivi adottati dalle nostre Università che tanti allievi lasciano gli studi, incapaci di stare al passo coi tempi… di studio, che richiedono sforzi sovraumani, o comunque una memoria eccezionale. Ed è per questo che crescono le “raccomandazioni”, le lauree comprate con tanto di “ricevuta”, ecc..
ITALIA MAGLIA NERA - Se a questo si addiziona l’aumento dei diversivi nella vita dei giovani, la frittata è bella e pronta. Oggi vi sono tanti modi per bruciare il tempo. In primis vi è Internet che offre una miriade di opportunità per far volare la lancetta dell’orologio. Poi, rispetto a 30 anni fa, vi è stata un’impennata di Pub e Discoteche, centri ricreativi e così via. Ma la carenza di studenti, prendendo in esame solo i laureati, interessa maggiormente gli italiani.
Secondo un’indagine Eurostat la percentuale di maschi laureati dai 25 ai 64 anni in Italia è esattamente la metà della media europea: 11,6% contro il 23,2%, il dato più basso di tutta l’Unione. I primi della classe, invece, sono danesi (30,9%) e olandesi (32,7%) per i maschi, ed estoni (38,8%) e finlandesi 39,4%) per le donne. Dati che invitano a riflettere ed a cambiare registro.
Concludiamo questa nostra disamina con una massima di Lev Tolstoj:” Gli uomini di genio sono incapaci di studiare in gioventù perché sentono inconsciamente che bisogna imparare tutto in modo diverso da come lo impara la massa”.
(di Alberto Sigona - del 2009-07-14) articolo visto 5489 volte
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